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Scuola, un metro tra i banchi e obbligo di mascherina le regole per ripartire

Il rapporto del comitato di esperti. A mensa come al ristorante. E poi ripensare la didattica per rispettare le distanze

24/05/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Banchi a distanza di un metro, mascherine obbligatorie dalla primaria alle superiori. Si dovrà stare in classe con la protezione, e non sarà semplice. Ma la si potrà abbassare se il prof interroga e la cattedra è ad almeno due metri, come già concesso per la Maturità. E i piccoli della materna? I pediatri ne hanno discusso molto, confrontandosi con l’Organizzazione mondiale della sanità, perché loro sono più a rischio, possono far fatica a respirare, e diventerebbe una lotta fargliela indossare per ore. E dunque per i bimbi da 3 a 5 anni la mascherina non sarà obbligatoria, questo è l’orientamento che segue quanto già deciso, per esempio, in Francia. Niente guanti per entrare in classe, ma tanto gel igienizzante per le mani.

Le mense

Si potrà mangiare a scuola, ma per le mense varranno le regole dei ristoranti. Infine, ingressi scaglionati. Un esempio? Si entra dalle 8 alle 10 del mattino, ogni mezz’ora, a gruppi, anche se molto dipende dal numero di studenti di ciascun istituto. Il rischio vero, più che in aula, è lì, il momento della prima e dell’ultima campanella, che comporta lo spostamento di 8,5 milioni di alunni, con i loro genitori, un milione di insegnanti e oltre 100mila bidelli.

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L'indice di infezione R

Contagi permettendo, la scuola riaprirà a settembre con queste regole. Il rapporto è pronto. Domani arriverà sui tavoli del ministero dell’Istruzione, poi sarà presentato ai sindacati. Il Comitato tecnico scientifico, che lavora in parallelo con i ministri di Istruzione e Salute, confida di chiudere martedì, dopo l’ultimo giro di consultazioni. Indicazioni che contengono una premessa: l’indice di infezione R con zero deve restare sotto l’1. Insomma, il trend epidemiologico farà la differenza. La palla passerà poi alla task force guidata dall’ex assessore dell’Emilia Romagna Patrizio Bianchi, che dovrà fare il passo successivo. Definire, in base alle regole sanitarie, il quadro normativo, economico e comportamentale da consegnare ai presidi, che dovranno adattare le indicazioni alle singole realtà: da una primaria a Bolzano a un professionale di Palermo, da chi ha grandi spazi, come le scuole in montagna, a chi già ieri faceva lezione usando anche i laboratori.


Ripensare la didattica

Anche gli esperti della commissione Bianchi, che chiuderanno i lavori entro il 31 luglio, hanno già scritto il Rapporto intermedio, da presentare appena avute le misure sanitarie: 60 pagine che partono da una “visione” che fa riferimento alla Costituzione e che poi declinano le varie ipotesi, entrando nei dettagli giuridici e amministrativi per permettere deroghe e semplificazioni. Serviranno ai Comuni per i lavori di adeguamento delle aule in estate, ai professori per sentirsi tutelati se dovranno fare lezione anche fuori — all’aperto, nei musei — come già annunciato dalla ministra Lucia Azzolina.

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Per rispettare le distanze tra i banchi occorrerà ripensare la didattica: sdoppiare le classi diventa prioritario, ma i costi lieviterebbero, servirebbe ben più del miliardo e 400 milioni già inseriti nel decreto Rilancio per la scuola post Covid. Così si sta discutendo dell’alternativa per contenere gli aumenti dell’organico: lezioni di 45 minuti, come già permesso dall’autonomia. Il tempo stringe, la pressione per fare in fretta a definire il rientro sui banchi è arriva ieri pure dalle piazze dei genitori. Anche se la didattica a distanza, soprattutto per i più grandi, non sarà accantonata del tutto.


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