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Scuola senza tempo pieno, al Sud un anno di lezioni in meno rispetto al Nord

Si tratta di differenze strutturali, da sanare. E le risorse del Recovery fund serviranno anche a questo

03/08/2020
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Il Messaggero

Andare a scuola a volte è un lusso, che non tutti possono permettersi. C'è chi segue regolarmente le lezioni a tempo pieno e chi invece, in assoluto svantaggio, resta a casa. Accade in Italia dove il tempo-scuola rispecchia in pieno la spaccatura tra Nord e Sud: è una certezza per i bambini delle regioni settentrionali ma è un miraggio invece nel meridione dove, inutile dirlo, le conseguenze di questo divario si pagano pesantemente. Visto che, a farne le spese, questa volta sono i bambini e le loro famiglie. Nella scuola primaria, la vecchia scuola elementare, la preferenza delle famiglie per le 40 ore settimanali, rispetto alle 24, 27 o 30 ore del tempo scuola da mezza giornata, è innegabile. Eppure, se nel Nord è un diritto, nel Sud per carenza di offerta da parte delle scuole sempre più a corto di fondi, è un miraggio. Basta leggere i dati del ministero. Nelle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, il 2020-2021, ha chiesto il tempo pieno il 45,8% delle famiglie: un dato in crescita rispetto ad un anno fa quando la percentuale era al 44,4%. Ma se a Milano il 90% ha accesso al tempo pieno, a Palermo solo il 4,5% ha questa possibilità. «Il sapere», hanno scritto i 29 promotori del manifesto Ricostruire l'Italia. Con il Sud, «è l'ingrediente più importante». Oggi invece esiste una spaccatura geografica che provoca enormi differenze: basti pensare che restando in classe 40 ore a settimana rispetto alle 25 o 27 ore, di fatto, si frequenta un anno di lezioni in più di scuola elementare rispetto ai bambini che seguono l'orario ridotto, come evidenziato nel libro Divario di cittadinanza. Un viaggio nella nuova questione meridionale di Luca Bianchi e Antonio Fraschilla. Praticamente i bambini del Nord frequentano un anno in più di scuola primaria, rispetto agli studenti delle regioni meridionali. La regione con il maggior numero di richieste di tempo pieno è il Lazio che svetta ben oltre la media nazionale con il 64,3% poi la linea di demarcazione è netta: seguono infatti Piemonte, Toscana e Liguria. 
LE PERCENTUALILe percentuali più basse si spostano invece nelle regioni del Sud: Campania, Puglia, Sicilia e Molise addirittura al 13%. Le famiglie non ne fanno richiesta perché il servizio non c'è, i posti sono troppo pochi: a Milano, come detto, oltre il 90% dei bambini ha il tempo pieno a scuola, a Palermo appena il 4,5%, in Piemonte il 53% fa 40 ore settimanali, nel Lazio il 55% mentre in Sicilia solo il 7,5%. Nelle regioni dove non c'è il tempo scuola i test Invalsi hanno esiti più bassi e le mamme non possono lavorare: un'equazione fin troppo semplice. E così le disuguaglianze sociali partono, purtroppo, proprio dalla scuola. Il gap Nord Sud emerge purtroppo anche nei servizi per l'infanzia. In Italia un bambino su 4 frequenta un asilo nido o un servizio integrato ma le differenze territoriali sono impressionanti. Secondo i dati Istat, nelle regioni del Sud i posti disponibili sono mediamente il 12,3% del bacino potenziale di utenza, nelle Isole si arriva al 13,5%, contro la media nazionale del 24,7%. Quindi il meridione resta molto al di sotto della media nazionale che, comunque, è già decisamente troppo bassa rispetto all'obiettivo del 33% fissato per il 2010 dal Consiglio europeo di Barcellona. Un obiettivo da raggiungere proprio per conciliare la vita familiare e lavorativa e consentire la partecipazione delle donne nel mondo del lavoro. Le altre regioni hanno invece tassi di frequenza decisamente più alti: nel Nord-est si arriva al 32,5%, nelle regioni del Centro al 32,4% segue il Nord-ovest con il 29,2%. Si tratta di differenze strutturali, da sanare. E le risorse del Recovery fund serviranno anche a questo: la ministra all'istruzione, Lucia Azzolina, chiede di utilizzare quei soldi per tenere aperte le scuole il pomeriggio, potenziando il tempo pieno e le attività extra scolastiche, con gli istituti che diventano punti di riferimento culturali per il territorio. Anche il ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, ha sottolineato più volte dal necessità di portare il tempo pieno anche al Sud. Anche perché, in questo modo, nelle scuole del meridione si aprirebbero anche maggiori possibilità lavorative per le migliaia di insegnanti che ogni anno si trasferiscono nelle regioni del Nord per avere la cattedra. 
(3 - Continua)
Lorena Loiacono