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Scuola, non solo docenti: allarme Ata

Il sindacato chiede un piano straordinario di immissioni in ruolo. In gioco funzioni essenziali per la ripresa in sicurezza

18/05/2020
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Collettiva.it

Stefano Iucci

Un tempo si chiamavano segretari, oggi Dsga: i direttori dei servizi generali e amministrativi. A scuola svolgono una funzione fondamentale nell’organizzazione del lavoro e della didattica, ma spesso il loro ruolo non viene riconosciuto. Così come accade all’intera categoria di cui fanno parte, quella degli Ata. Persino la Buona Scuola, nel pur contestabile piano di assunzioni, non li prese neanche in c

onsiderazione. Il risultato è che organici sottodimensionati e precariato pluriennale sono una questione che affligge anche questo altro pezzo – oltre a quello dei docenti – così importante per il funzionamento delle nostre scuole.

Se questo è vero in tempi “normali”, sarà ancor più vero a settembre, quando la scuola proverà a ripartire con molti problemi in più legati all’emergenza sanitaria: sicurezza, sanificazione degli ambienti, pratiche amministrative legate a graduatorie e così via.

Nei giorni scorsi una piccola vittoria c’è stata: nonostante il calo delle iscrizioni (- 80.000 tra studenti e studentesse), il ministero, fortemente pressato dai sindacati, ha confermato per il 2020-21 i posti in organico dello scorso anno. Anche i criteri sono gli stessi: il numero di assistenti amministrativi e collaboratori scolastici verrà stabilito in base alla percentuale di alunni con disabilità.

“Tuttavia – fanno sapere alla Flc – questo pur importante intervento non basta, visto che per il personale Ata c’è una sofferenza storica che si aggraverà alla ripresa dell’attività scolastica se non si prevedono interventi sostanziali diretti a soddisfare i reali fabbisogni delle scuole al momento della ripartenza di settembre attraverso un potenziamento dell’organico”.

Primo obiettivo è dunque quello del superamento del precariato, “attraverso un piano straordinario di assunzioni che interrompa l’abuso dei rapporti di lavoro a tempo determinato più volte reiterati. Occorre dotare di tutto l’organico necessario le segreterie e i servizi generali con un piano straordinario di assunzioni che vada oltre il normale turn over”.

E torniamo ai nostri Dsga. Oggi, su 8233 scuole, quelle prive di Dsga titolari sfiorano quota 3.500, praticamente il 42% dell'intero organico. Una precarietà del lavoro e di funzioni diventata davvero insostenibile per l'intero sistema. L'unico modo per assicurare ad ogni scuola il proprio titolare è quello di avviare e completare immediatamente i concorsi, quello ordinario e quello riservato. I sindacati chiedono dunque di portare a termine il concorso che era stato bandito dopo ben 20 anni e per il quale mancano solo gli orali. Non ci sarebbero ostacoli neanche per il concorso riservato agli assistenti amministrativi che per almeno tre anni – ma in alcuni casi anche più di 10 – hanno svolto le funzioni di Dsga senza però averne qualifica e riconoscimento economico. Anche in questo caso, come per gli insegnanti, i sindacati chiedono una procedura semplificata che si possa concludere entro l’estate.

“Si tratterebbe – dicono alla Flc – di un riconoscimento non solo all'impegno dei lavoratori, ma anche una necessità per le scuole che non vedranno dispersa un'esperienza preziosa, maturata sul campo. Competenze ed esperienza di anni sono titoli importanti da far valere”.

Le richieste che riguardano gli Ata sono contenute in alcuni emendamenti all’ormai celebre Dl scuola 18/20 (e inviati alle commissioni che se ne occupano), che dovrebbe essere approvato entro i primi giorni di giugno. Oltre al concorso riservato per i Dsga facenti funzione, i sindacati chiedono l’assunzione di un numero adeguato di assistenti tecnici (fondamentali, soprattutto nelle scuole primarie, anche per le nuove tecnologie che ornai sono entrate nella didattica) e almeno 10.000 posti per assistenti amministrativi e collaboratori scolastici. Infine, i sindacati chiedono di salvaguardare la continuità occupazionale per docenti e Ata precari che erano in servizio durante la fase di chiusura o sospensione delle attività didattiche.

Come al solito, tocca ora alla politica dimostrare una sensibilità adeguata all’altezza della sfida che da settembre toccherà a lavoratori, studenti e famiglie.


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