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Scuola, niente cattedra a chi non parla l'inglese

è prevista una prova orale con la simulazione di una lezione in classe e, nell'orale, dovranno saper dimostrare la conoscenza della lingua inglese pari al livello B2, ossia intermedio superiore

22/12/2017
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Il Messaggero

Corsi privati e a pagamento, ripassi dell'ultimo minuto o una vera e propria full immersion nei libri messi via da tempo o mai aperti: per gli aspiranti professori, ora, è arrivato il momento di studiare l'inglese. Lo prevede il prossimo concorso, di cui presto il ministero dell'istruzione pubblicherà il bando, riservato ai docenti di scuole medie e scuole superiori già abilitati all'insegnamento. La prossima selezione è infatti riservata agli abilitati: saranno circa 80 mila e verranno immessi in ruolo nell'arco di dieci anni. Per loro è prevista una prova orale con la simulazione di una lezione in classe e, nell'orale, dovranno saper dimostrare la conoscenza della lingua inglese pari al livello B2, ossia intermedio superiore. Vale a dire che tutti quei precari, molti dei quali in cattedra da anni e iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, pur avendo già acquisito l'abilitazione tramite un precedente concorso o con i corsi ad hoc, ora si ritrovano a dover studiare inglese. E a doverlo fare in pochissimo tempo visto che il bando uscirà entro la fine dell'anno. C'è chi si preparerà rispolverando vecchie conoscenze, messe da parte da anni, e chi invece dovrà cominciare proprio da zero. Per portare la preparazione a un livello che dimostri la loro autonomia linguistica.
I COSTIPer molti non sarà semplice e dovranno ricorrere a corsi dedicati alla certificazione del livello B2, non senza spese da sostenere. Un corso di lingua inglese per un livello B2 va dai 240 euro ai 500 in media. Ma non è detto che ci sia il tempo necessario per frequentare l'intero corso entro i termini dell'avvio del concorso. La certificazione vera e propria non è necessaria: i requisiti per accedere alla selezione sono infatti il titolo idoneo per l'accesso alla classe di concorso richiesta e i 24 crediti formativi universitari nelle discipline antropopsicopedagogiche e in metodologie e tecnologie didattiche. La certificazione di inglese non c'è ma è necessario poter dimostrare di avere quel livello di preparazione. E non è scontato che ci sia: i docenti abilitati da anni, infatti, provengono da concorsi nei quali la lingua inglese non era prevista. Si tratta di una novità introdotta nelle selezioni del 2012 con l'allora ministro Profumo e della del 2016 per volontà dell'ex ministra Giannini. In questo caso però la selezione con una parte della prova in lingua inglese è prevista per legge, in base al decreto attuativo della Riforma Madia che introduce l'inglese nel computo dei requisiti fondamentali per accedere ai concorsi pubblici. Inglese obbligatorio, quindi. Un passaggio necessario per reclutare al meglio i docenti, chiamati anche a sostenere lezioni in inglese una volta approdati in cattedra tramite il metodo Clil. Si tratta di una metodologia di insegnamento introdotta da anni anche nelle scuole elementari: si tratta di insegnare una materia non linguistica in inglese. Ad esempio il docente di storia dell'arte deve far lezione in inglese. O quello di chimica, di matematica o di storia.
IL METODOFinora la metodologia Clil ha fatto fatica a decollare, nonostante il ministero dell'istruzione abbia investito nei corsi di formazione tra i docenti incontrando però la resistenza dei meno avvezzi alle novità. Ma il sistema deve andare a regime e quindi servono necessariamente docenti che sappiano parlare un inglese fluente. La regola ovviamente verrà confermata anche per le prossime selezioni. A marzo verrà bandito, infatti, il concorso per docenti non abilitati: tutti quei precari che, stimati intorno alle 65 mila persone, insegnano da almeno tre anni come supplenti nella scuola italiana, restano però relegati nelle graduatorie di istituto proprio perché non hanno mai conseguito un'abilitazione. Poi arriveranno i nuovi concorsi ordinari, quelli per semplici laureati, i cui vincitori saranno immessi in percorsi triennali di formazione per poi ottenere il ruolo.
Lorena Loiacono