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Scuola, i dubbi dei sindacati sul maxi-concorso per 12mila prof

Preoccupazione fra gli abilitati che aspettano di entrare in ruolo. La Gilda ottimista: «Finalmente»La selezione si scontra con il numero delle cattedre libere, decimate dai tagli degli scorsi anni

21/12/2011
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l'Unità

Il primo concorso, dopo 13 anni. Aperto a 300mila candidati, per 12 mila posti in cattedra. La notizia del maxi-concorso per docenti, arrivata lunedì dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, continua a destare reazioni diverse: da una parte, chi plaude all’idea di misurarsi con le prove già nel 2012, dopo una vita dall'ultimo “concorsone”; dall'altra chi è contrario, perché avviare un'altra selezione con centinaia di migliaia di abilitati che aspettano di essere assunti in ruolo significherebbe ridurre ulteriormente il già scarno numero di posti a disposizione. In effetti, negli tre ultimi anni la quantità di cattedre libere, senza docente titolare, è stata abbattuta da almeno tre fattori: la finanziaria del 2008, che tra il 2009 e il 2011 ha dato il via libera al taglio di oltre 80mila posti, l'innalzamento dell'età pensionabile e la ricollocazione forzata dei docenti soprannumerari. Senza contare che lo scorso anno sono stati assunti ben 30mila nuovi insegnanti, azzerando quasi del tutto la quantità di posti residui. Ma ovviamente, il nuovo concorsone scatena anche ottimismo. LE REAZIONI Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, spiega che «il nostro sindacato chiede da molto tempo che si riaprano le procedure concorsuali, perché non è possibile bloccare i meccanismi di assunzione previsti per legge nella scuola. Si tratta di un necessità impellenti: da una parte si permetterebbe, infatti, di assumere gli attuali precari; dall’altra si darebbe l’opportunità ai neo-laureati di acquisire un titolo fondamentale per affacciarsi al mondo dell'insegnamento ». Ma certo, i sindacati - in testa la Cgil - non credono che il maxi- concorso possa tramutarsi nella panacea di tutti i mali della scuola. «Quello del reclutamento è un argomento complesso - sottolinea Di Meglio - Basti pensare alla situazione delle migliaia di laureati che hanno acquisito l'abilitazione nell'ultimo biennio, senza però trovare accesso alle graduatorie ad esaurimento. Oppure agli oltre 20mila che attendono di farlo con l'attivazione dei Tfa per attivare i quali l'ex ministro Gelmini ha firmato due decreti in extremis senza però definire del tutto la questione. Su questo punto noi sindacati, non a caso, attendiamo di essere ancora convocati ed i tempi si prospettano tutt'altro che brevi». Di Meglio, infine, rilancia la proposta di allargare il numero di posti da assegnare ai giovani permettendo, nel contempo, a coloro che sono più avanti nella carriera di fare da tutor per le giovani leve di docenti oppure di accedere ad un pensionamento part-time. Anche secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, quella di «un concorso pubblico per insegnanti è una buona notizia, ma l’accesso andrebbe comunque riservato ai docenti inseriti nelle graduatorie esaurite: perché va bene aprire la scuola ai neo-laureati - sottolinea Pacifico -ma contemporaneamente bisogna stabilizzare, come ci dice l'Ue, i precari che hanno svolto almeno tre anni di servizio». Ecco allora la richiesta che nella selezione si riconosca un punteggio aggiuntivo a chi abbia già svolto degli anni di servizio, o sia in possesso già di abilitazioni e specializzazioni. «Mettere questi insegnanti sullo stesso piano dei candidati neo-laureati - dice il rappresentante dell'Anief - non sarebbe corretto, anzi per loro si rivelerebbe come l'ennesima beffa».❖ 


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