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Scuola, accordo fra governo e sindacati i presidi non sposteranno più i docenti

Da parte loro, però, i docenti dovranno garantire alle scuole di restare almeno tre anni nella stessa cattedra.

23/12/2018
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Il Messaggero

Trasferimenti dei docenti bloccati, se a deciderli è solo il preside: con un accordo al ministero dell'istruzione, cambia la mobilità per gli insegnanti. Da parte loro, però, i docenti dovranno garantire alle scuole di restare almeno tre anni nella stessa cattedra.
E così, un pezzo alla volta, la Buona Scuola, la riforma tentata da Matteo Renzi, è stata smantellata. Soprattutto negli aspetti più forti, quelli che hanno scatenato le proteste dei docenti e che, di fatto, avrebbero radicalmente modificato l'assetto della scuola italiana. Questa volta è toccato alla mobilità.
Il ministero dell'istruzione, infatti, ha trovato l'accordo sulla mobilità con i sindacati dei docenti, cancellando definitivamente gli ambiti territoriali e la chiamata diretta e ripristinando il diritto alla titolarità della sede per tutti i docenti.
LE PREFERENZEIn base all'accordo, i docenti potranno presentare la domanda di trasferimento esprimendo 15 preferenze tra scuole, comuni, distretti e province. Con il trasferimento si otterrà anche la titolarità sulla sede di destinazione, uscendo definitivamente dagli ambiti territoriali: quelli da cui, secondo la Buona Scuola, i singoli presidi avrebbero dovuto scegliere e chiamare i docenti.
Per i sindacati dei docenti, seduti al tavolo con il Miur, si tratta di una buona notizia . Non a caso, l'accordo è stato firmato anche dalla Gilda che per 4 anni di seguito si è invece rifiutata di firmare la mobilità.
Questa volta i rapporti sindacali sono cambiati anche perché nell'accordo è stata inserita una parte proposta propria dalla Gilda: nel testo è presente infatti una clausola che vieta ai dirigenti scolastici di trasferire i docenti da un comune all'altro. Si tratta ovviamente di quegli istituti scolastici che hanno plessi diversi, presenti in comuni diversi.
Il dirigente scolastico non può decidere di spostare uno dei docenti della sua scuola in un plesso che insiste in un comune diverso da quello di origine. Non può farlo se il docente non è d'accordo. Per i trasferimenti interni alle scuole, quindi, si procede per punteggio prevedendo che, in caso di riduzione del numero delle classi, il docente da trasferire in un altro comune sia l'insegnante con meno titoli.
In ogni caso, le domande di trasferimento possono essere presentate tutti gli anni e, una volta ottenuta la destinazione prescelta, il docente dovrà restarci almeno tre anni per garantire la continuità didattica agli studenti a cui andrà ad insegnare. Il contratto sulla mobilità, per il triennio 2019-2022, prevede la copertura dei posti vacanti e disponibili al 50% con le assunzioni e al 50% con la mobilità. I trasferimenti saranno pubblicati in un'unica data, probabilmente a metà giugno, permettendo così di coprire tutti i vuoti che si presenteranno di volta in volta per arrivare al 1 settembre con tutti i docenti in cattedra.
Lorena Loiacono