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Ricerca, nessuna risposta: precari in piazza

L’Italia continua ad essere fanalino di coda in Europa per investimenti in Ricerca, ma la legge di bilancio sembra ignorarlo

14/11/2017
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ROARS

L’Italia continua ad essere fanalino di coda in Europa per investimenti in Ricerca, ma la legge di bilancio sembra ignorarlo. Dopo anni di vero e proprio definanziamento degli Enti Pubblici di Ricerca, le risorse stanziate per il finanziamento ordinario sono ancora insufficienti (perfino per il normale funzionamento delle strutture), mentre si ingrossano le fila dei ricercatori con posizioni a termine. L’attività di ricerca, che dovrebbe guardare ad un orizzonte di medio-lungo periodo, risulta così dispersa in mille rivoli, all’inseguimento di bandi per progetti che spesso hanno poco a che fare con l’oggetto originario di indagine. Un contesto, questo, che ne mette in discussione gli stessi presupposti e che, a lungo andare, danneggia competenze scientifiche sviluppate nel corso di anni in campi di elevata specializzazione. Danneggiando infine le prospettive di sviluppo dell’intero Paese, poiché non crea le condizioni per quelle grandi scommesse di innovazione tecnologica che solo un consistente investimento pubblico è in grado di sostenere.

Su Radio Articolo 1

Ne discutono con G. Giannini (Segreteria FlcCgil): B. Buonomo (ricercatore INFN); A. Pinsino (ricercatrice precaria CNR); M. Farina (ricercatrice precaria INAF); D. Palma (economista ENEA)

Conduce: S. Iucci

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