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Repubblica it: Manovra, scure sui disabili a scuola e torna il blocco degli stipendi ai prof

Un milione di addetti alla scuola (insegnanti e non) vedranno bloccati gli scatti, con una perdita che fino a fine carriera dai 29 ai 42 mila euro a persona. Salta il limite per le classi che accolgono disabili: anche con 30 alunni

14/07/2010
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la Repubblica

di S. INTRAVAIA

La manovra economica anticrisi del governo colpisce disabili e insegnanti. Sarà votata, con l'immancabile voto di "fiducia" che ormai accompagna quasi tutti i provvedimenti dell'esecutivo, domani al Senato e successivamente alla Camera. E le ultime speranze per la scuola sono affidate al maxiemendamento che fra due giorni sarà presentato a Palazzo Madama, contestualmente alla richiesta di voto di fiducia che presenterà il ministro Elio Vito. Ma non ci sono molte speranze che le misure contro la scuola vengano alleggerite. Nelle ultime settimane, contro la manovra da 25 miliardi, sono scesi in piazza tutti: disabili e sindaci, presidenti delle regioni e personale scolastico, tra i tanti.
Gli insegnanti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola saranno colpiti come mai nessun governo aveva fatto in passato. E questo, nonostante le aperture del ministro Tremonti di qualche settimana fa e le rassicurazioni di buona parte del sindacato. Ma allo stato dei fatti, cioè dopo il passaggio dell'articolato in commissione bilancio, il blocco degli scatti di stipendi automatici per il personale della scuola non è stato minimamente toccato. Anzi, è stata aggiunta la ciliegina sulla torta: le classi che accolgono disabili in futuro potranno essere formate anche con 30 alunni. Nessun limite, quindi, come è stato finora.
Ma andiamo con ordine. I due commi che "massacrano", come dichiarano i Cobas, la scuola sono nell'articolo 8 (il comma 14) e nel successivo articolo 9 (il comma 23). Il primo spiega, in maniera piuttosto criptica, che "Fermo quanto previsto dall'articolo 9, le risorse di cui all'articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono comunque destinate, con le stesse modalità di cui al comma 9, secondo periodo, del citato articolo 64, al settore scolastico". Un modo per dire che il 30 per cento dei "risparmi" effettuati in tre anni nel comparto scuola, per effetto del taglio di 133 mila posti, che erano destinati a premiare il merito verranno destinati a coprire il miliardo di debiti che lo stato ha nei confronti delle scuole. E addio merito.
Il comma 23 dell'articolo 9 stabilisce semplicemente che "Per il personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) della scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti". Fatti due conti, un milione di addetti alla scuola (insegnanti e non) vedranno bloccati gli scatti sessennali automatici, con una perdita che fino a fine carriera si aggira dai 29 ai 42 mila euro a persona. Ma non solo: pensioni e buonuscite saranno più leggere e i meno fortunati vedranno calare il potere d'acquisto del proprio salario del 20 per cento in appena 9 anni. In questo modo il governo conta di ricavare quasi 19 miliardi di euro. E anche il contratto, già scaduto nel 2009, non verrà rinnovato per un triennio.
Sulla questione degli scatti la protesta del mondo della scuola non si è fatta attendere: i Cobas hanno proclamato lo sciopero degli scrutini, la Flc Cgil uno sciopero generale e gli altri sindacati una manifestazione. Insomma: tutti contro Tremonti, che un paio di settimane fa apre a Cisl, Uil e Gilda lasciando intendere che il gruzzolo del 30 per cento (2 miliardi di euro in tutto, ma ancora da verificare) poteva essere stornato per ripristinare gli scatti degli insegnanti. Ma gli emendamenti approvati finora in commissione Bilancio al senato parlano un'altra lingua.
"La destinazione delle risorse previste dal presente comma - a proposito del 30 per cento, si legge in uno dei tanti emendamenti presentato dal relatore, il senatore Azzolini - è stabilita con decreto di natura non regolamentare del ministro dell'Istruzione dell'università e della ricerca di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative". E a proposito degli scatti, alla fine del famigerato comma 23 è stata aggiunta la dicitura: "E' fatto salvo quanto previsto dall'art. 8, comma 14", che consentirebbe al governo di stornare i risparmi per finanziare il blocco degli scatti ma che per la senatrice del Pd, Mariangela Bastico, non garantisce gli insegnanti.
"Il governo, in effetti non ha cancellato i commi in questione. Perché", si chiede la Bastico. Ma c'è di più: i risparmi ammontano al massimo a 2 miliardi di euro (il 30 per cento di poco meno di 8 miliardi) e sono ancora da verificare, mentre il blocco degli scatti stipendiali vale per il governo 19 miliardi. Come si fa a coprire 19 miliardi con 2? Mentre un altro emendamento, già approvato, stabilisce che "le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono
alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dall'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81". Cioè: 20 alunni al massimo.
"Con una mano il governo raccoglie, pur con ritardo, le giuste proteste degli invalidi sulle pensioni e sugli assegni d'accompagnamento, con l'altra torna a colpire tra i disabili i più deboli tra i deboli: i bambini, i ragazzi e il loro diritto a imparare e a crescere nelle scuole insieme ai loro coetanei", commentano la senatrice, Mariangela Bastico, e l'onorevole Manuela Ghizzoni, entrambe del Pd. Il provvedimento rischia di rendere ingovernabili migliaia di classi, già difficili da gestire con 20 alunni, e renderà quasi impossibile l'integrazione dei portatori di handicap. "Gli effetti di questa norma sono gravissimi, soprattutto se collegati con altre due negative 'innovazionì della manovra Tremonti: il numero massimo, un vero 'tetto', degli insegnanti di sostegno, già giudicato incostituzionale da una recente sentenza della Corte, e il fissare criteri più rigidi per la certificazione dell'invalidità per l'attribuzione dei docenti di sostegno", concludono Bastico e Ghizzoni.


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