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Repubblica-E il ministro in ansia per l'esame passò la notte in bianco a studiare

IL PERSONAGGIO Dai dubbi della vigilia al discorso riscritto in extremis E il ministro in ansia per l'esame passò la notte in bianco a studiare Non ha un partito alle spa...

20/12/2001
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la Repubblica

IL PERSONAGGIO
Dai dubbi della vigilia al discorso riscritto in extremis
E il ministro in ansia per l'esame passò la notte in bianco a studiare
Non ha un partito alle spalle, è assediata dagli studenti: per questo vuole evitare lo scontro
SEBASTIANO MESSINA

ROMA '#8212; Ha studiato tutta la notte. Poi ha ricopiato in bella copia, per l'ultima volta, il suo compito e si è presentata all'esame. Niente ricreazione. Niente pranzo. E per premio, una manciata di cortei di studenti in marcia contro di lei. E' dura, la vita da ministra. Eppure Letizia Moratti, col suo tailleur principe di Galles da professoressa di scienze e la sua voce candida e dolce da studentessa di lettere, va avanti come un Pendolino. Ascolta tutti. Sorride a tutti. Risponde a tutti. Ma nulla riesce a smuovere uno solo dei suoi capelli, così perfettamente pettinati a criniera di leone. Qualcuno, col binocolo, l'ha vista inarcare un sopracciglio solo quando una studentessa di Verona è stata portata via a forza dal palco perché voleva parlare, fuori dalle regole del cerimoniale ministerialtelevisivo.
Della protesta di piazza, non mostra di preoccuparsi. "La protesta fa parte della democrazia" dice ai giornalisti. "L'importante è che il rumore del corteo non ci impedisca di continuare a discutere qui dentro", dice ai suoi collaboratori. Ieri non si sentiva neanche un fruscìo, nella gelida sala del palazzo dei Congressi. Tutto l'Eur è transennato, la zona è blindata, il più vicino corteo '#8212; sparuto e infreddolito '#8212; è stato bloccato sul marciapiede opposto della Cristoforo Colombo, e nessuno ha visto il suo solitario striscione: "Fermate la Moratti".
Ma chi la ferma, la Moratti? Chi la ferma, una che riesce la notte a far riaprire la copisteria per stampare 1500 copie del suo discorso, e la mattina dopo le fa buttare via perché all'alba ha cambiato idea? Una che fino all'ultimo minuto vuole controllare e ricontrollare tutto, e ieri mattina alle nove ha convocato il professor Gaetano Sordini '#8212; la vera memoria storica del ministero, uno che sa dov'è finita la monumentale scrivania di Giovanni Gentile e in quale scaffale è custodita la tesi di laurea dello studente Pascoli Giovanni '#8212; solo per chiedergli come andò esattamente undici anni fa, all'ultima conferenza nazionale sulla scuola. "Chi parlò? Chi intervenne? Chi concluse?".
Il dubbio che ci fosse qualcosa da cambiare, nel suo discorso, l'aveva avuto la sera prima '#8212; mentre la sua segreteria rintracciava la copisteria per l'inutile straordinario notturno '#8212; parlando con uno dei testimonial che ha voluto all'Eur, il giornalista sportivo Marino Bartoletti. "Ma lei '#8212; gli ha chiesto, di punto in bianco '#8212; sa dirmi perché tanti giovani abbandonano il liceo prima di averlo finito? Dov'è che li perdiamo, questi ragazzi?". Il sobrio Bartoletti non s'è sbilanciato, ma lei ha continuato a ripensare a questa domanda, finché la mattina dopo '#8212; con la penna rossa '#8212; ha aggiunto al suo discorso un lungo periodo sulla "solitudine dei giovani", unico omaggio alla cultura del dubbio in un razionale elenco di cinque certezze, un piano dal sapore manageriale condito dalle veloci citazioni di Rosmini e di Salvemini, di Einaudi e di don Sturzo, giusto per gradire, appena mascherato dalla sua timidezza di ghiaccio: "Cari studenti, quindi tutti voi nelle scuole, e voi che siete qua...".
Che lei si giochi tutto su questa riforma, lo sanno anche i muri. Ma la sua sfida, oggi, è quella di farla passare senza chiamarla riforma Moratti. "Questa non è la mia riforma '#8212; ripete '#8212; è la riforma della scuola, per la scuola, con la scuola. Siamo qui per discutere e per ascoltare, siamo pronti a correggere e a modificare: solo alla fine decideremo". La ministra sa che deve correre sul filo di una lama: dietro di sé non ha nessun partito, eppure davanti a sé ha i cortei degli studenti e gli scioperi dei professori. Perciò non vuole uno scontro frontale, le basta un consenso trasversale che le permetta di portare entro febbraio una riforma possibile sulla scrivania di Berlusconi. Vogliono il tempo pieno alle elementari? Va bene, e sia. Non piace l'educazione fisica facoltativa? D'accordo, resta obbligatoria. Ce l'hanno con la riduzione di un anno delle superiori? Parliamone. La professoressa Moratti ascolta, sorride e prende appunti. Sperando che stamattina, là fuori, non facciano troppo chiasso.