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Mezzo miliardo di tagli e studenti in fuga Le università in crisi

Una crisi in atto per l'Università italiana che alza la voce ed è pronta a fermarsi il 24 novembre prossimo, con uno sciopero generale di tutte le componenti accademiche. Intanto ieri gli studenti universitari hanno manifestato in molte città italiane.

18/11/2017
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Il Messaggero

ROMA Conti in rosso per le università, studenti e docenti sono sul piede di guerra: i fondi di finanziamento hanno perso mezzo miliardo di euro in 8 anni, mentre le tasse per gli studenti sono aumentate del 60% con picchi vertiginosi fino al 90%. Una crisi in atto per l'Università italiana che alza la voce ed è pronta a fermarsi il 24 novembre prossimo, con uno sciopero generale di tutte le componenti accademiche. Intanto ieri gli studenti universitari hanno manifestato in molte città italiane.
LE POSIZIONI«Lo Stato, in questi anni di crisi economica - ha denunciato Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell'Unione degli universitari - ha tagliato l'istruzione più che qualsiasi altro settore pubblico. L'Italia investe il 7,1% del Pil in istruzione, siamo gli ultimi tra i paesi più sviluppati: la media Ocse è infatti al 11,3% e i costi per sostenere i percorsi di studio sono elevatissimi». Conti alla mano, infatti, gli ultimi dieci anni per le università sono stati segnati da manovre da lacrime e sangue con i Fondi di finanziamento ordinario impoveriti di oltre mezzo miliardo di euro. I dati, diffusi dall'Unione degli universitari, fotografano infatti una perdita netta: nel 2008 il Ffo ammontava a 7,4 miliardi di euro, nel 2009 è cresciuto fino al 7,5 miliardi. Poi il crollo: nel 2010 sono stati stanziati 6,10 miliardi di euro, il fondo ha ripreso a salire ma è ancora lontano dal raggiungere la quota del 2009. Nonostante siano passati 8 anni. Per il 2017 infatti il Fondo avrà 6,9 miliardi di euro. Una somma che non basta a coprire tutti gli impegni.
IL GOVERNOAd ammetterlo, di fatto, è stata anche la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli, intervenuta sulla protesta: «Vorrei che gli studenti tenessero conto dell'insieme degli investimenti, forse non sufficienti, che da tre anni a questa parte si stanno immettendo dentro al percorso formativo. Non si può non tenere conto che si è iniziato un percorso di investimenti. Abbiamo avviato una svolta. Non è sufficiente? Andiamo avanti». Sarà necessario andare avanti anche perché, stando così le cose, l'Università italiana sta perdendo appeal tra gli studenti, praticamente in fuga. Dal 2010 ad oggi gli atenei hanno perso 120mila iscrizioni: nell'anno accademico 2010-2011 le matricole erano oltre un milione e 800mila, nel 2016-2017 sono state un milione e 680mila.
Tra le cause principali ci sono proprio le tasse universitarie che ovviamente, mentre i fondi di finanziamento ordinario diminuiscono mettendo in crisi gli atenei, aumentano per coprire le spese. E lo fanno in maniera vertiginosa: dal 2005 al 2015, nell'arco di dieci anni, le tasse di iscrizione sono aumentate del 61%, pari a 474 euro in più all'anno di media. Negli atenei del Nord l'aumento è stato del 43%, nel Centro del 56% e nel Sud del 90%. Va sottolineato però che nelle università delle regioni settentrionali l'aumento è stato inferiore perché si tratta di cifre di partenza molto più alte: in dieci anni le tasse sono passate da 1.047 euro a 1.501 euro all'anno mentre al Sud si è passati da 509 a 964 euro. Va da sé che di fronte a spese simili da sostenere, le matricole scappano.
LE BORSE DI STUDIOAnche perché non hanno risorse alternative su cui poter contare visto che le borse di studio non coprono neanche tutti gli aventi diritto: quest'anno restano senza soldi 9.471 idonei. Per accontentare tutti, come denunciato dal Link-coordinamento universitario, servirebbero 175 milioni di euro in più. Ma, anche qualora tutti gli idonei ricevessero la borsa di studio, l'Italia resterebbe comunque fanalino di coda nella classifica europea: solo l'11% degli studenti otterrebbe infatti una borsa di studio contro il 39% della Francia, il 30% della Spagna e il 25% della Germania. Mentre i corsi a numero chiuso, tanto conetstati dagli studenti, sono il 38% del totale. Due corsi su 5 sno blindati. E così venerdì prossimo l'università intera sciopera per una protesta indetta dall'assemblea per il Riscatto dell'università pubblica. Anche i docenti infatti sono in agitazione sia per gli scatti stipendiali sia perché, in 10 anni, i docenti strutturati sono stati ridotti del 15%, pari a 9500 professori in meno.
Lorena Loiacono