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Maturità 2020: peso diverso per alternanza e test Invalsi

I circa 500mila studenti che attualmente frequentano la quinta superiore, per essere ammessi alla maturità, dovranno solo «partecipare» ai test, a prescindere quindi dal giudizio ottenuto. Che non influenzerà, pertanto, l’accesso agli esami; nè tanto meno peserà sul voto finale. A differenza invece della scuola-lavoro, oggi ri-nominata «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento».

02/12/2019
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Il Sole 24 Ore

di Eu. B. e Cl. T.

Alla maturità di giugno 2020 Invalsi e alternanza, tornati requisiti di ammissione obbligatori, avranno un “peso” diverso.

Le prove standardizzate di italiano, matematica e inglese - che lo scorso anno, sganciate dall’esame di Stato, sono state svolte da oltre il 95% degli studenti - sono in calendario, quest’anno, dal 2 al 31 marzo 2020. Ebbene, i circa 500mila studenti che attualmente frequentano la quinta superiore, per essere ammessi alla maturità, dovranno solo «partecipare» a questi test, a prescindere quindi dal giudizio ottenuto. Che non influenzerà, pertanto, l’accesso agli esami; nè tanto meno peserà sul voto finale. A differenza invece della scuola-lavoro, oggi ri-nominata «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento». In primo luogo, i ragazzi, sempre per sedersi alla maturità 2020, dovranno, obbligatoriamente, aver svolto le ore minime di formazione “sul campo” nel triennio, vale a dire almeno 90 ore nei licei, almeno 150 nei tecnici, almeno 210 nei professionali. L’alternanza, poi, varrà - come lo scorso anno - anche all’esame vero e proprio, in particolare al colloquio orale (dove invece scompaiono le buste). In questa sede, i ragazzi dovranno relazionare sull’esperienza “on the job” svolta attraverso una breve relazione o un elaborato multimediale.

Per la vice ministra Pd dell’Istruzione, Anna Ascani, il ritorno di Invalsi e alternanza come requisiti di accesso alla maturità, «è una prova di serietà e responsabilità - spiega al Sole 24 Ore -. Le prove Invalsi non incideranno sul voto dell’esame; e, a mio avviso, debbono essere utilizzate come indicatore per misurare, in generale, il sistema scolastico. Sono utili cioè per conoscere punti di forza e di debolezza; e in quest’ultimo caso, possono aiutare il ministero a mettere in campo azioni di accompagnamento a vantaggio dei singoli istituti più in difficoltà».

Ci sarà un ripensamento delle prove? «Al momento direi di no - ha risposto Ascani -. Peraltro, lo stesso Invalsi, in questi anni, ha fatto un lavoro per far evolvere lo strumento».

Quanto alla scuola-lavoro, ha poi aggiunto la vice ministra del Miur, «sono consapevole che rappresenti un tema divisivo all’interno del governo. Auspico tuttavia un aumento di ore e fondi almeno nei tecnici e professionali. Del resto, le nuove linee guida consegnate agli istituti servono innanzitutto a chiarire che non si tratta di snaturare la scuola o di chiedere alle imprese di fare scuola. Si tratta di dare ai ragazzi la possibilità di comunicare con il mondo esterno. E, al tempo stesso, di dare la possibilità alle imprese di conoscere quello che si fa a scuola».

Tornando all’Invalsi, la scelta di garantire le prove per tutti è apprezzata dal dg dell’Istituto, Paolo Mazzoli: «Potrà favorire la disponibilità di dati, precisi e completi, riguardanti gli studenti e le scuole più deboli - ha sottolineato -. Da alcune proiezioni svolte da Invalsi è risultato infatti che, anche in presenza di una partecipazione molto elevata, intorno al 95%, la quota di studenti che non hanno partecipato alle prove è costituita prevalentemente da studenti e scuole con forti criticità che è quindi importante individuare con precisione. In questo modo sarà possibile intervenire, a qualsiasi livello, in modo mirato e appropriato evitando di disperdere risorse».