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Lockdown e didattica a distanza, 80% dei docenti ha lavorato con propri PC, 2 su 3 è stata esperienza negativa

La didattica a distanza è bocciata. A bollare in maniera negativa l’esperienza della scuola online è la fotografia, presentata oggi dalla Cgil nazionale, scattata dalla Federazione dei lavoratori della conoscenza in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio, l’università di Roma Sapienza e l’università di Teramo.

13/10/2020
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OrizzonteScuola

La didattica a distanza è bocciata. A bollare in maniera negativa l’esperienza della scuola online è la fotografia, presentata oggi dalla Cgil nazionale, scattata dalla Federazione dei lavoratori della conoscenza in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio, l’università di Roma Sapienza e l’università di Teramo.

L’inchiesta sulla didattica a distanza è stata fatta tra il 3 aprile e il 7 maggio 2020 tramite questionario online. La didattica a distanza ha avuto un impatto negativo sulle condizioni di lavoro per la maggior parte degli intervistati.

Per circa due docenti su tre (64,7%) il carico di lavoro è aumentato in modo rilevante in seguito al passaggio alla didattica a distanza.

Tra le lavoratrici, si registra un aumento dei carichi di lavoro maggiore rispetto alla platea maschile (un aumento rilevante per il 67% delle docenti contro il 57% dei maschi).

I carichi di lavoro sono aumentati in misura maggiore tra chi ha difficoltà di coordinamento con i dirigenti e con i colleghi rispetto a chi ha avuto modo di costruire relazioni più cooperative per fronteggiare l’emergenza.

Rispetto ai processi decisionali, in poco più della metà  dei casi (52,8%) la didattica a distanza è stata definita unilateralmente dal dirigente scolastico e dai suoi collaboratori.

Nel 62,5% dei casi sono state attivate delle iniziative di formazione per sostenere i docenti nell’acquisizione delle competenze necessarie per la Dad, con delle carenze maggiori che emergono tra i docenti della scuola primaria (il 44,5% non ha ricevuto una formazione specifica).

I docenti salvano l’uso degli strumenti per fare Dad: la piattaforma utilizzata dalla scuola è stata giudicata poco o per nulla adeguata solo dal 21,4% dei rispondenti, abbastanza adeguata per il 57,5% e del tutto adeguata per il 21,1%.

La stragrande maggioranza del campione (84,1%) ha utilizzato video/audio lezioni in streaming. Significative sono però le differenze in base al grado scolastico: l’uso di video/audio lezioni in streaming prevale tra gli insegnanti delle scuole secondarie, soprattutto tra quelli delle secondarie di secondo grado (licei: 93,4%; non licei 87,4%).

L’uso di strumenti più innovativi è stato più frequente tra gli insegnanti che operano in scuole che hanno attivato iniziative di formazione per la didattica distanza (67%, contro il 54,5% degli insegnanti che rispondono di no alla domanda sulla formazione). Nella maggior parte dei casi si sono utilizzati più strumenti per la didattica a distanza, nel 40% dei casi addirittura tre o più.

Resta un problema: più di 8 insegnanti intervistati su 10 (83,3%) usano per la didattica a distanza un proprio dispositivo, non condiviso con altri membri della famiglia. Più del 60% di quanti hanno difficoltà significative con le attrezzature a disposizione hanno anche difficoltà significative con la gestione degli spazi.

Sono probabilmente difficoltà conseguenti alla compresenza nell’abitazione di famigliari anch’essi impegnati nel lavoro a distanza o nella didattica a distanza nella scuola o nell’università.


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