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Lo scontro con la Giannini e la sfida del premier “Il Parlamento si muova o torniamo al decreto”

Sì, è una vera sfida per molti aspetti. Perché se le Camere non reggono l’urto della riforma, se si impatanano allora «saranno i partiti a chiedere a Matteo di varare un decreto», dicono i renziani più vicini al premier

04/03/2015
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la Repubblica

Goffredo DE MArchis

Un’altra settimana per verificare se la sorte dei precari della scuola può essere affidata a un disegno di legge che coinvolga il Parlamento. «Mi dicono: fai solo decreti, sei un dittatore, rispetta i parlamentari. Io li rispetto. Ora capiremo se, con il loro contributo, riusciamo a garantire le assunzioni prima del nuovo anno scolastico», spiega Matteo Renzi ai suoi collaboratori. Questi giorni di rinvio serviranno a discutere ancora della riforma, a capire i margini tecnici per far uscire dal limbo migliaia di docenti. «I soldi per loro ci sono. Più che sufficienti », garantisce il premier. Ma quello che Palazzo Chigi chiede è un cambio di passo anche delle Camere, impegnando tutti nella riforma. Se invece lo scontro in aula tra maggioranza e opposizioni andasse oltre il limite, com’è avvenuto su altri provvedimenti, «siamo sempre in tempo a fare un decreto legge che rispetti i tempi — è il ragionamento di Renzi — . Vediamo se è necessario».
Di fronte ai dubbi del Quirinale sul provvedimento d’urgenza e a un testo uscito dal ministero di Stefania Giannini che può ancora «essere discusso », Renzi sembra sfidare i partiti a un’assunzione di responsabilità. Il pressing per il decreto è stato fortissimo in queste ore. Ha visto in prima linea i precari naturalmente, i sindacati, la stessa Giannini vincolata a una promessa chiara e forte di uno stanziamento già coperto dalla legge di stabilità per il 2015-2016. «Non c’è più tempo. Dev’esserci un intervento a giorni per garantire che alla riapertura delle scuole la stabilizzazione sia effettiva», è stato il ritornello più ascoltato a Palazzo Chigi. La Giannini non ha ceduto fino all’ultimo, ingaggiando un braccio di ferro con il premier e con gli uffici di Palazzo Chigi. Ma Renzi ha scelto una strada diversa. Pur riservandosi la decisione del decreto legge, una garanzia che solo in extremis ha convinto il ministro ad accettare lo slittamento. «Facciamo un provvedimento che lasci aperte le porte ai contributi di tutti. Vale per la scuola e vale per la Rai. Vediamo la risposta dei parlamentari», ha detto in consiglio dei ministri.
Sì, è una vera sfida per molti aspetti. Perché se le Camere non reggono l’urto della riforma, se si impatanano allora «saranno i partiti a chiedere a Matteo di varare un decreto», dicono i renziani più vicini al premier. Durante la riunione dell’esecutivo, Renzi fissa una nuova dead line: martedì prossimo verrà approvato il disegno di legge. Conterrà anche le norme sui precari perché volendo «si rispettano i tempi anche così». In caso di problemi c’è sempre la carta di riserva dell’intervento urgente.
La mossa di Renzi, secondo alcuni, va legata anche ad altri passaggi politici decisivi delle prossime settimane. Il governo punta al ritorno in aula delle opposizioni quando, il 10 marzo, è previsto il voto finale alla riforma costituzionale. La trattativa per annullare l’Aventino di Forza Italia, Sel e 5stelle non ha avuto ancora un esito positivo. Coinvolgere il Parlamento su più provvedimenti può riaprire la discussione. Con i grillini è aperto, contemporaneamente, un tavolo di trattativa sulla governance della Rai. È un altro banco di prova per vedere se sulla scuola si riesce ad andare avanti senza ostruzionismo. Renzi prova a mettersi al centro di questo risiko e a sperimentare un cambio di tattica rispetto al braccio di ferro degli ultimi mesi. «Se è così, ci sono i tempi per farcela anche con un disegno di legge», è la convinzione di Renzi. Nella scelta del premier hanno contato anche altri fattori. L’idea che il decreto per le assunzioni si poteva leggere come un atto di vetero-sindacalismo, da vecchia sinistra. Sono argomentazioni che hanno occupato il lungo incontro della mattina con il ministro dell’Istruzione Giannini. La titolare di Viale Trastevere sostiene che non ci sia più tempo. Renzi risponde, con l’aiuto di tutti, si può correre anche senza decreto.
Questa settimana servirà a chiarire quale tabella di marcia garantisce l’effettiva stabilizzazione dei precari. Con mille dubbi che arrivano alle orecchie di Renzi, con il fiato sospeso dei precari che dovranno aspettare ancora sette giorni. L’idea è che alla fine il decreto sarà necessario e il premier non si preclude questa via d’uscita. A Otto e mezzo è Pier Luigi Bersani a non vedere alternative. «Senza decreto non arrivi all’assunzione dei precari a ottobre », è sicuro l’ex segretario. «Io sono contento della riforma della scuola. Ma voglio capire come si faccia senza decreto». Eppure la linea della minoranza è attendista, per il momento non apre un altro fronte interno al Pd. «Se Renzi non ha fatto il provvedimento — aggiunge Bersani — ci saranno buone ragioni ».

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