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"Le lezioni del futuro? Bisogna superare l'idea di classe e programmi"

Qualsiasi sia la data di rientro, niente sarà più come prima.

18/04/2020
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La Stampa

Maria corbi
Francesca sforza
Qualsiasi sia la data di rientro, niente sarà più come prima. Secondo gli ultimi dati Onu 188 Paesi in tutto il mondo hanno chiuso le scuole nel tentativo di arrestare la diffusione del virus, con un miliardo e mezzo di bambini e ragazzi che da un giorno all'altro hanno cambiato radicalmente modalità di apprendimento. Ad essersi aperta, intanto, è la stagione dei progetti, dell'immaginazione di una Scuola Nuova. Con una commissione di esperti ad hoc. «Agile», la definiscono al ministero. Ma il lavoro sarà tutt'altro che agile.
Nuovi spazi, nuove materie
Una giornata tipo in una scuola che rispetti le linee guida messe a fuoco dall'Unicef e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità comincia intanto con un numero inferiore di studenti rispetto a quelli che siamo abituati a immaginare: in attesa che le edilizie scolastiche si adeguino, le classi verranno probabilmente separate, su mattina e pomeriggio, con i banchi adeguatamente distanziati. Poi si passerà al lavaggio delle mani e alla disinfezione degli spazi, compito che deve vedere gli studenti parte attiva. L'alfabetizzazione sanitaria sarà la prima nuova materia.
Addio alle adunate
Assemblee, giochi sportivi, eventi affollati entrano definitivamente nella storia. «Coi bambini, nel possibile rientro settembrino, – ci dice ad esempio Eraldo Affinati, scrittore e fondatore con Luce Lenzi delle Scuole Penny Wirton per i ragazzi stranieri - potremmo andare alla scoperta, in piccoli gruppi, degli angoli urbani o campestri presenti nel territorio. Alla lezione frontale, con l'insegnante che prima spiega e poi mette il voto, andrebbero affiancate altre forme didattiche più laboratoriali». Anche le assenze smetteranno di essere un «disvalore»: piuttosto andranno promosse, al primo segno di malattia propria o dei familiari. «L'uso di premi e incentivi alla partecipazione perfetta andrà scoraggiato – si legge nel report dell'Unicef – mentre va promossa la copertura alternativa da parte del personale addetto alla formazione incrociata». Anche il calendario scolastico sarà stravolto: pause più lunghe per la preparazione degli esami, interruzioni più frequenti e il più possibile scaglionate in funzione degli obbiettivi e non delle feste.
Digitalizzazione per età
Più gli studenti sono grandi, più la lezione digitale funziona. Per i piccoli il contatto diretto è insostituibile nelle prime fasi dell'apprendimento, la comunicazione digitale richiede un livello di astrazione che loro ancora non possiedono. «Dovremo ricavare dal linguaggio digitale il nuovo orizzonte didattico – dice Affinati – senza tuttavia rinunciare al rapporto fisico diretto, imprescindibile per la scuola. Superare l'idea stessa di classe e programma, puntando sui moduli di apprendimento per gruppi di allievi che si possono spostare da un livello all'altro».
Valutazioni e compiti a casa
Altro tema riguarda i «compiti a casa». Per evitare il copia-copia si può chiedere ai ragazzi di fare interviste ai familiari, di inventare finali di storie, realizzare esperimenti scientifici in video, scegliere i migliori documenti disponibili su Internet su un certo argomento. «La valutazione si dovrà fare in itinere, non a posteriori – spiega Affinati - Il docente si pone come una guida, che accompagna l'allievo, non come il giudice che lo aspetta al traguardo». E il «giudice» potrebbe essere terzo. Un sistema di valutazione dei ragazzi esterno alle scuole come avviene nei sistemi anglosassoni. In modo da avere voti più obiettivi e nello stesso tempo un feed back anche del merito dell'insegnante.
Le disuguaglianze
Si sta creando una barriera tra chi vive in ambienti sociali con buone connessioni, tablet a disposizione e genitori dotati di digital skills e chi invece è costretto in spazi angusti, senza Wifi, in alcuni casi con a disposizione solo il cellulare e con situazioni di disagio in casa. La scuola per molti bambini e ragazzi era anche un modo per sottrarsi a tutto questo e recuperare all'esterno ciò che l'interno familiare non era in grado di offrire. "E' questo l'aspetto più preoccupante: e non basta dare il tablet ai ragazzi che non ce l'hanno – conclude Affinati - C'è tutto un lavoro di formazione da realizzare, rivolto ai docenti e agli adolescenti».Tante sfide e tanti problemi, ma chissà che da questa e emergenza non nasca la scuola de futuro.


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