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"Le aule sono il luogo più sicuro Il tempo pieno sarebbe l'ideale"

ALBERTO VILLANI Il primario del Bambino Gesù favorevole al rientro degli studenti a breve

26/11/2020
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La Stampa

«Prima i ragazzi tornano in classe e meglio è». All'interno del Comitato tecnico scientifico, Alberto Villani è tra i più strenui difensori della ripresa della didattica in presenza in tutte le scuole. Presidente della Società italiana di Pediatria, primario all'ospedale Bambino Gesù di Roma, è favorevole a ricominciare le lezioni dal vivo già nel mese di dicembre. «Ma è una decisione che spetta al governo, io posso solo ribadire che la scuola è il posto più sicuro», spiega.

Quindi chi sostiene che l'aumento dei contagi nel mese di ottobre sia legato all'inizio dell'anno scolastico sbaglia?

«Assolutamente sì, posso garantire che a scuola non si formano cluster di infezione, abbiamo dati chiari su questo aspetto: può succedere che qualcuno porti il virus dall'esterno, ma non viceversa».

E allora perché meno di un mese fa la didattica in presenza è stata interrotta per gli studenti più grandi?

«È stata una decisione dolorosissima nel momento in cui i dati epidemiologici evidenziavano un'aggressività del virus difficile da controllare. Bisognava fare di tutto per raffreddare la curva e ridurre i contagi. E la scuola era uno dei tasselli del puzzle per provare a governare la situazione. Si può dire che ha pagato per colpe non sue».

Colpe di chi, allora?

«Del contesto generale, dei comportamenti dissennati e irresponsabili di chi non indossa correttamente la mascherina, non rispetta il distanziamento, crea assembramenti pericolosi. Semmai il problema è quello che succede fuori dalle scuole, quando i ragazzi si aggregano in modo indiscriminato. In classe, controllati da un insegnante, sono molto più disciplinati e al sicuro. Anzi, paradossalmente io ce li terrei più a lungo, se fosse possibile penserei a una specie di tempo pieno. Questa emergenza può essere l'occasione per ripensare il modello di scuola».

Intanto sarebbe già un segnale importante decidere di riportarceli prima di Natale. Ci sono le condizioni?

«Sicuramente, rispetto all'inizio del mese, il quadro epidemiologico è migliorato, la curva dei contagi si è abbassata. Il pesante numero di morti che abbiamo ora dipende da quello che è successo alcune settimane fa, ma posso dirle fin da adesso che tra un mese conteremo meno vittime. Comunque, le assicuro che dove vengono prese queste decisioni non si fanno capricci, si valuta attentamente il contesto e la sostenibilità di ogni mossa».

A questo proposito, le criticità legate al ritorno a scuola non sembrano risolte: ad esempio, su organizzazione dei trasporti e sistema di tracciamento sanitario non si vedono passi avanti.

«Sia sui trasporti che sulla sanità pesano i molti tagli subiti nel corso degli anni. Ad esempio, i dipartimenti di prevenzione delle Asl erano spariti, azzerati o con un organico all'osso. Lo sforzo che ora si sta facendo per ripristinarli non può avere effetti immediati. Stesso discorso per il trasporto pubblico locale: il piano per potenziarlo non si improvvisa in 3 e nemmeno in 6 mesi. Anche il tentativo di fare ingressi scaglionati a scuola è complicato e spesso poco conciliabile con la vita delle famiglie».

E quindi come si fa? Si torna alla didattica in presenza a prescindere?

«Si riparte mettendo in conto queste difficoltà, cercando di superarle man mano. Non è pensabile tenere i ragazzi a casa finché non si riesce a far funzionare tutto davvero alla perfezione».

Anche perché ogni giorno arrivano allarmi sui danni che rischiano di subire per questa lontananza dalla scuola. Quanto c'è da preoccuparsi?

«Molto, è un disastro, soprattutto per le fasce più fragili dal punto di vista economico e sociale, che pagano il prezzo più alto. La pandemia ha solo evidenziato e aggravato una realtà già molto difficile, in cui l'istruzione è spesso un diritto mancato. E non è solo questione di avere un tablet o una connessione internet adeguata. Il punto è il ruolo che svolge la scuola, che deve essere più equa e inclusiva». nic. car.—


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