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La sfida di insegnare nell’era del coronavirus

Lettera

09/03/2020
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Corriere della sera

Caro direttore,

Sono una docente di Lettere di un istituto superiore, anche animatore digitale della mia scuola, un istituto tecnico ligure. Vorrei farle avere alcune riflessioni che si agitano nella mia testa e nel mio cuore. La parola magica in questo momento nelle scuole è «didattica a distanza». Siamo inondati di comunicazioni, attraverso tutti i canali istituzionali e non, di corsi, anzi di webinar, di video lezioni sincrone e asincrone, di proposte di piattaforme didattiche e così via. Molti di noi reagiscono rifugiandosi a casa, assegnano sul registro elettronico compiti e lezioni dalla pagina tale alla pagina tal altra, aspettano un’interazione con i loro studenti che in molti casi non arriva proprio, e pensano: «che sfaticati questi ragazzi io il mio dovere l’ho fatto, ma loro pensano di essere in vacanza!» Altri docenti si danno da fare: organizzano lezioni on line, registrano video lezioni, formano in tutta fretta colleghi recalcitranti, postano su piattaforme didattiche, creano classi virtuali, non dormono la notte perché hanno messo un video su You Tube e si sono resi conto tardi che era visibile a tutti...Ripongono tutta la loro fiducia nelle tecnologie e pensano che la scuola più avanti a livello tecnologico adesso lascerà in ombra la loro che si arrabatta con i pochi mezzi a disposizione.

Dal mio piccolo osservatorio mi permetto di fare qualche riflessione. Come società e come scuola, cioè come comunità educante, stiamo affrontando una sfida nuova. Se fosse capitata un’emergenza del genere sette o otto anni fa, cioè prima dell’introduzione del registro elettronico non avremmo avuto nessuno strumento, sarebbe stato quasi impossibile fare «didattica a distanza». Scuole chiuse avrebbe voluto dire scuole mute. Oggi non è così. Gli strumenti che abbiamo sono davvero tanti, anche se non tutte le scuole, non tutti i docenti, non tutti gli studenti sono attrezzati e disponibili ad usarli allo stesso modo. Ma non è tanto la tecnologia che ci aiuterà a rispondere alla sfida quanto l’organizzazione, la cooperazione, il buon senso, la consapevolezza che in una situazione di emergenza tiriamo fuori come singoli individui e come gruppi sociali le nostre risorse migliori e le mettiamo a servizio degli altri. Tutti noi stiamo imparando qualcosa o meglio mi auguro che sia così. Spero ad esempio che molti genitori imparino che se vogliono aiutare i figli, loro hanno bisogno non dell’ultimo modello di smartphone, ma di un semplice pc con la connessione ad internet, perché i compiti fatti col telefonino, lasciatemelo dire sono inguardabili. Spero che molti colleghi capiscano che le nuove tecnologie non sono il demonio, ma neanche la soluzione di tutti i problemi, perché è come le usiamo che fa la differenza. Spero che molti studenti rispondano alla sfida, sono loro il nostro futuro, è in loro che ripongo le mie speranze più grandi. Sono convinta che se noi saremo davvero una comunità educante loro capiranno e risponderanno con responsabilità. Sicuramente rimarremo indietro con i contenuti disciplinari, non finiremo i famigerati programmi, ma i nostri ragazzi avranno imparato una lezione in termini di umanità, capacità di relazionarsi con gli altri, cooperazione, utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione senza precedenti. E avremmo vinto la sfida.

Cristina Bottino

Cara professoressa Bottino,

oggi ho deciso di lasciare a lei quasi tutto lo spazio di questa conversazione con i lettori. La sua lettera mi sembra la testimonianza migliore di come dobbiamo e possiamo affrontare questa prova difficilissima. Saper essere, cioè, moderni, sapersi organizzare, sfruttare tutte le possibilità del mondo digitale ma al tempo stesso recuperare pienamente il valore dello studio e dell’impegno anche in condizioni poco ordinarie. Tanti insegnanti, tanti studenti e tante famiglie lo stanno facendo; le nostre case si sono trasformate con un angolo dedicato alle lezioni a distanza. C’è chi fa fatica e chi avanza scuse per non mettersi alla prova. Ma l’esempio di insegnanti ammirevoli e di studenti consapevoli del fatto che questi giorni non possono trasformarsi in una lunga vacanza permetterà alla scuola di non perdere l’occasione di un’uscita positiva dalla crisi. Non solo resistendo all’emergenza ma imparando qualcosa di nuovo.


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