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La scuola riparte senza fondi servono banchi e mascherine

La scuola non sarà più la stessa, con l'emergenza da Covid-19. Ma i vecchi problemi sì, quelli restano.

02/07/2020
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Il Messaggero

La scuola non sarà più la stessa, con l'emergenza da Covid-19. Ma i vecchi problemi sì, quelli restano. Soprattutto quelli economici. Perché molte delle misure di sicurezza e delle soluzioni prospettate arrivano da lì. A cominciare dalle mascherine e dai lavori di edilizia leggera, per arrivare fino ai banchi singoli e moderni, citati dalla ministra Lucia Azzolina in Senato che ha parlato di «nuovi banchi, moderni e più dinamici, in un'ottica di innovazione costante e della costruzione di ambienti didattici più moderni». L'uso del banco singolo favorisce il distanziamento e l'idea è riportare in classe i banchi singoli 2.0: moderni, innovativi e idonei per creare diversi ambienti didattici. Spesso si tratta di banchi con lo scrittoio integrato e con le ruote sotto, per spostarli facilmente in base alle necessità del gruppo, ce ne sono anche con dispositivi hitech. Sono già presenti in alcune scuole, poche per ora, e sono assolutamente validi nell'ambito della didattica per ambienti dove lo spazio è fondamentale. E ora sarà necessario sfruttare tutto lo spazio perché, secondo le stime del ministero, le aule tradizionali non potranno accogliere 1 milione e 200 mila studenti. Peccato però che abbiano un costo decisamente elevato: possono arrivare anche a 400 euro di spesa.
LA BUROCRAZIA«Comprandone molti tutti insieme spiega Ottavio Fattorini, dirigente scolastico del liceo scientifico Labriola di Roma e pioniere del progetto Dada, che si basa sulla Didattica per ambienti di apprendimento potremmo arrivare a pagarli 200 euro l'uno, poi dipende molto dal modello. Quello classico di legno, invece, va dai 50 ai 100 euro. Il problema riguarda i soldi ma non solo, nelle scuole viviamo il grande problema della burocrazia per cui, per avere gli arredi, dobbiamo fare giri infiniti e poi comprarli da soli». L'acquisto degli arredi scolastici, come banchi e sedie ma anche armadi e cattedre, spetta agli enti locali: i Comuni per le materne ed elementari e le Province, o le Città metropolitane, per medie e superiori. Ogni anno a settembre, puntualmente, gli arredi non ci sono: le scuole li acquistano da sole con fondi propri, tramite contributi volontari delle famiglie, sponsor privati o in prestito da parrocchie e uffici. Ma quest'anno, con l'arrivo dei costosi banchi 2.0 e con la necessità di arredare comunque nuovi ambienti con cattedre, armadietti e banchi, compresi quelli tradizionali, da dove arriveranno i fondi? Dovranno pensarci gli enti locali, senza farsi negare altrimenti le scuole non possono aprire, o il ministero dell'istruzione. Ma sul bilancio grava anche la spesa per le mascherine da garantire a tutti: il personale scolastico, docenti e Ata, è composto da poco meno di un milione di persone. In 200 giorni di lezione serviranno quindi almeno 200 milioni di mascherine, anche di più nel caso in cui andassero cambiate durante la giornata. Al costo minimo di 50 centesimi, la spesa aggiuntiva per a scuola è di 100 milioni di euro. Lo stesso calcolo, ben più oneroso, va esteso agli studenti: gli alunni dalle elementari alle superiori sono circa 8 milioni, esclusi i bambini delle materne che non devono indossare la mascherina, si arriva quindi a una spesa di circa 800 milioni di euro. Non dovrebbero sostenerla le famiglie, ma lo Stato. Comunque si arriva a quasi un miliardo di euro solo per le mascherine, se si dovesse optare per quelle riutilizzabili poco cambierebbe visto che durano di più ma costano anche di più, circa 5 euro l'una. 
Lorena Loiacono