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La scuola riapre per 840 mila studenti Ragazzi in rivolta: «Non c'è sicurezza»

Non tutte le regioni gialle e arancioni permetteranno però alle scuole di tornare a lezione, perché ad avere l'ultima parola sono le ordinanze regionali

16/01/2021
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Il Messaggero

Sembra un rompicapo, ormai, il calendario scolastico. Con le date del rientro in classe per le superiori che vanno dal 18 gennaio fino al prossimo mese, troppe criticità e tra gli studenti è esplosa ormai la protesta. In base al Dpcm gli istituti possono riaprire, ad eccezione di quelli in zona rossa, a partire da lunedì ma con una quota di presenza che va da un minimo del 50% a un massimo del 75%. Non tutte le regioni gialle e arancioni permetteranno però alle scuole di tornare a lezione, perché ad avere l'ultima parola sono le ordinanze regionali. 
IL DPCMSecondo il Dpcm, che sarà in vigore a partire da oggi fino al 5 marzo, nelle zone classificate come rosse, vale a dire le regioni Lombardia, Sicilia e la provincia di Bolzano, oltre alle scuole superiori restano in didattica a distanza anche le classi seconde e terze della scuola media. Tra le zone arancioni e gialle, invece, il 18 rientrano in classe solo i ragazzi del Lazio, del Piemonte, della Puglia, del Molise e dell'Emilia Romagna, dove è stata annullata un'ordinanza che posticipava la data del rientro, per un totale di circa 840 mila studenti. E' sarà il banco di prova per vedere se il trasporto pubblico, ridotto al 50%, riesce a reggere l'impatto. Sono già rientrati invece, tra il 7 e l'11 gennaio, i ragazzi dell'Abruzzo, della Toscana, della Valle d'Aosta, di Bolzano e Trento. Tutti gli altri dovranno ancora aspettare: il 25 gennaio sarà la volta dei ragazzi della Liguria e dell'Umbria mentre dovranno attendere il 1 febbraio gli studenti delle scuole superiori della Basilicata, della Calabria, del Friuli Venezia Giulia, della Sardegna e del Veneto. Le singole Regioni hanno quindi deciso di regolare i rientri in base alle loro necessità. Molto dipende dalla curva dei contagi ma anche dai problemi legati ad un rientro in sicurezza. Lunedì, al momento della campanella, migliaia di ragazzi potrebbero essere in agitazione con una protesta che va avanti da giorni. Il motivo? Il rientro in classe, con la didattica a distanza e gli orari scaglionati, impone troppe criticità. 
LE PROTESTEGli studenti chiedono di poter rientrare ma in sicurezza. E così nelle città vanno avanti le proteste, davanti ai singoli istituti o alle prefetture, a Roma ci sono stati presidi al ministero di viale Trastevere ma anche in Campidoglio con megafoni e striscioni e con lo sciopero della didattica a distanza che ha spento tablet e computer. Vanno avanti anche le lezioni all'aperto, organizzate dal liceo Tasso al Cavour, fino in piazza del Popolo. Intanto a Milano sono partite le prime occupazioni dell'anno scolastico, tra cortili e palestre, i ragazzi sono entrati al liceo Manzoni e al Tito Livio, in pieno centro, al liceo scientifico Steiner e al liceo Volta, allo scientifico Severi-Correnti gli studenti hanno esposto uno striscione con su scritto Avevate in mano il nostro futuro e ce l'avete tolto. Sul piede di guerra anche Venezia, Napoli, Ancona e Bari. Quali sono i disagi di un rientro con la classe divisa al 50%? E' necessario collegarsi dalla scuola per far seguire la lezione anche agli studenti rimasti a casa e, con tutte le classi connesse, potrebbe accadere che la rete internet salti. Un problema che si aggiunge a quelli già emersi nei mesi di didattica online al 100% quando, da novembre, le famiglie sono state messe a dura prova con le difficoltà legate alle infrastrutture inadeguate, come la banda larga assente in molte zone, e ai dispositivi lenti. Devono essere poi valutati tutti i problemi legati all'organizzazione scolastica, che deve rispondere alle esigenze dell'emergenza Covid: gli orari di ingresso devono essere scaglionati su due turni, uno alle 8 e uno alle 10. Non sarà semplice perché i ragazzi delle superiori, che fanno anche 6 ore di lezione al giorno, dovranno uscire alle 16, quindi saranno costretti a mangiare in classe. Pranzeranno al banco, con un panino portato da casa o comunque al sacco visto che gli istituti superiori non hanno refettori e locali per le mense. Soprattutto poi, uscire alle 16 significa arrivare a casa per studiare quando ormai il pomeriggio sta già terminando. 
Lorena Loiacono