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La scuola delle emoticon in pagella “Così i bambini capiscono i voti”

Alla Rodari di Modena gli alunni si danno un giudizio, i maestri ne preparano un altro e parte il confronto. Per renderli consapevoli delle loro capacità

15/02/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Alla domanda se sapeva contare fino a 20 o a cento Daniele ha segnato il massimo. Il maestro il minimo, «oh oh, e adesso come facciamo? ». «Vedi, Daniele, conta saper fare anche dei salti tra i numeri, non solo ripeterli in fila». Invece con Giovanni è stato diverso, lui aveva messo la croce su una faccina triste perché non sapeva scrivere le frasi, a suo giudizio. La maestra non era d’accordo: «Ma tu lo sai fare bene». «Non è vero, non metto mai il punto alla fine». Va bene, ci si può lavorare. Anche con Matilde che ha segnalato che non riesce ad allacciarsi le scarpe — la benedetta autonomia da conquistare alla sua età — «ma se lo fai benissimo qui a scuola?». Sospiro, occhi bassi: «Ma alla mattina a casa coi calzini non ci riesco da sola».

Pare di vederli a colloquio con gli insegnanti nel giorno della pagella. Ci sono i bambini e poco dietro i genitori. Sei anni, quattro mesi di scuola nello zaino. La scheda del primo quadrimestre è discussa con loro. E al posto del voto in numeri c’è un emoticon: la faccina gialla che urla quando le cose non vanno proprio bene, quella col trattino al posto della bocca per dire “così-così”, il volto che sorride, allora “sei bravo”. Alle primaria Rodari di Modena, periferia ordinata e popolare, un quarto di studenti stranieri tra i banchi, la pagella è rivoluzionaria. Fa discutere, ha suscitato un putiferio. Ma piace ai genitori e ai figli delle due classi prime dove è stata sperimentata. I voti arriveranno a fine anno: è un obbligo di legge, la Gelmini li reintrodusse, e quanto fu contestata, poi la Buona scuola di Renzi trovò un compromesso: affiancare i giudizi. Il decreto 62 parla di valutazione periodica, così la scuola ha deciso di sperimentare una sola pagella ministeriale finale e nel frattempo di usare una scheda intuitiva dove il voto è su due colonne: quello che pensano i bambini di loro stessi e quello che valutano i loro maestri su ciò che sanno fare e su come stanno a scuola. Uno strappo alla consuetudine, frutto di anni di studi. Insegnanti con almeno 25 anni di esperienza, un preside, Daniele Barca, che è un pioniere della didattica partecipata e inclusiva: ha voluto aule a misura di alunno coi banchi a isola, la favola di Pinocchio dipinta sugli armadietti, se la vuoi leggere c’è il QR code, la sala musica e l’aula di robotica.

Le medie del suo istituto comprensivo sono le più innovative d’Italia. È in questo contesto che nasce la sperimentazione sui voti, non l’unica nelle scuole italiane, il cruccio di tanti maestri, nuova per gli emoticon “condivisi” a fine quadrimestre. «A sei anni non usano WhatsApp o Facebook, non abbiamo pensato a quello ma a simboli alla portata di chi sta imparando a leggere e scrivere, avremmo potuto usare i colori. I numeri? È più difficile a quell’età capire la scala del 10 e poi, la media matematica, non è certo inclusiva» spiegano gli insegnanti Eva Pigliapoco e Ivan Sciapeconi. Il punto centrale del progetto che la scuola spera contagi altre classi, «magari può interessare al ministero», è l’autovalutazione: favorire la consapevolezza di ciò che si sa o non si sa ancora fare superando le barriere delle discipline, così il voto «non è un’etichetta, mostra competenze e abilità». I genitori hanno aiutato i figli a compilare le schede a casa. Poi il confronto. «Una bimba molto brava si era sottovalutata. Ci ha permesso di capire che troppo spesso i bravi li gratifichiamo meno. Questo metodo ci mette in discussione». Il preside è rimasto sorpreso dal clamore, «sarà perché abbiamo usato gli emoticon o perché la scuola a volte è più avanti della società». I sindacati sono insorti, via social le critiche: «Le faccine banalizzano». Il maestro Ivan è netto: «Chi si ferma a un’icona è schiavo del sistema social». Le altre insegnanti del tempo pieno, Silvana Bellavita e Antonella Tazzioli, sorridono: «A noi interessano solo i bambini».

l Il preside e gli insegnanti Il preside della scuola Rodari di Modena Daniele Barca insieme alla maestra Eva Pigliapoco e al maestro Ivan Sciapeconi: in mano hanno le schede con le emoticon