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L'allarme del preside: " Io non ho gli spazi Faremo ricorso alle lezioni pomeridiane"

TOMMASO DE LUCA Il dirigente dell'istituto Avogadro di Torino: "Finora tutti interventi autofinanziati"

10/08/2020
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La Stampa

ANDREA JOLY

TORINO

Un rientro difficile. Quello che inizierà il prossimo 14 settembre sarà uno degli anni scolastici più difficili di sempre tra misure di sicurezza da adottare, cattedre vuote e incertezze su una seconda chiusura per l'emergenza coronavirus. Sono tanti i dirigenti scolastici che stanno lavorando anche durante le ferie per far fronte alla situazione in vista del prossimo anno. Come Tommaso De Luca, preside dell'istituto tecnico industriale statale Amedeo Avogadro di Torino, che tra le sue pareti dovrà riaccogliere oltre 1600 studenti tra diurno e serale.

Preside, quali saranno le criticità il prossimo 14 settembre, primo giorno di riapertura delle scuole?

«Innanzitutto per il problema delle aule. Per noi a Torino con la città metropolitana è stato detto chiaramente che le aule non ci sono. Non sono dei posti per la macchina, non si risolve coi metri quadri. Un'aula non è soltanto fatta di banchi, ma va attrezzata con criteri anti-infortunistici e anti-incendio. C'è da risolvere il problema degli accessori per la didattica, come le Lim. Anche avessi tre aule dall'altro lato

della strada, nessuno ci vorrebbe andare perché dislocate rispetto a tutti gli altri servizi. Non è solo una questione di comunità: si prenda il caso dei laboratori. Un tecnico non ne può fare a meno, le classi lontane un attraversamento pedonale sono un problema».

Che misure avete adottato per far fronte alla crisi?

«Abbiamo eletto una task force composta da docenti, personale specializzato e rappresentanti dei genitori per pensare a come risolvere l'emergenza. E le prime decisioni sono state prese: tutte le classi faranno almeno una lezione pomeridiana in alternativa alla mattina. Saranno circa dieci classi tutti i giorni dal lunedì al venerdì, ma questo comporta anche delle problematiche: ci sono famiglie che arrivano da fuori e hanno già lamentato problemi per il rientro a casa coi mezzi».

Il problema spazi come si risolve in un unico plesso che accoglie 1600 studenti?

«La sala polivalente da cento posti è diventata un'aula normale, dove le classi possono fare lezioni. Abbiamo dovuto sacrificare anche la biblioteca, salvando gli armadi che contenevano i 15 mila libri ma riadattando tutti gli spazi che sono stati adoperati, una volta sgombrati, ad aule. Oltre ad aver pianificato alcuni lavori di ristrutturazione, con due aule da 20 posti che si trasformeranno in una sola adatta per l'emergenza coronavirus. Tutti interventi autofinanziati, per fare prima possibile, e la fine dei lavori è prevista entro l'inizio della scuola, massimo a fine settembre».

E poi c'è il problema del personale.«Per i docenti cambia poco rispetto agli scorsi anni, ma la situazione resta grave. Mi mancano oltre venti docenti tra trasferimenti e pensionamenti, aspettiamo il 31 agosto per avere l'organico completo. Il problema grave è il personale Ata: ho chiesto dieci persone, un 50% in più di quelli che la scuola aveva già arruolati, per sanificare le aule. Tra scuola diurna e serale apro alle 6,30 e chiudo alle 22,30, la turnazione è un problema. Mentre alcune cose prima potevano essere fatte una volta sola, ora servirà il triplo del lavoro. Sempre sperando di restare aperti per tutto l'anno». —