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India, sconfitta Big Pharma via libera dei giudici all’anti-cancro low cost

Storica sentenza contro la svizzera Novartis

02/04/2013
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la Repubblica

RAIMONDO BULTRINI

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NEW DELHI
— La Corte suprema indiana ha respinto il ricorso presentato da Novartis, il gigante dei farmaci svizzero, che rivendicava il brevetto sul Glivec, un medicinale anti-cancro “copiato” dalle aziende farmaceutiche indiane e venduto ad un prezzo molto inferiore. Le leggi indiane prevedono che la durata del brevetto sia limitata a vent’anni. Ma l’azienda svizzera aveva presentato già nel 2006 una versione “rinnovata” del farmaco in modo da poter sfruttare un altro ventennio di protezione.
Il motivo della sentenza — come hanno spiegato i giudici — è soprattutto umanitario, permettere l’accesso a un farmaco salvavita per casi di cancro curabili
potenzialmente a decine di milioni di indiani che non potrebbero permettersi il costo di una sola scatola del prodotto, utilizzato soprattutto contro la leucemia e alcuni tipi di tumori intestinali. Per questo la Corte ha respinto «fermamente» la petizione della Novartis AG per i diritti in esclusiva sul brevetto del Glivec, sulla base di una perizia tecnica secondo la quale il farmaco non aveva superato nessuna «delle prove di invenzione e di brevettabilità » stabilite dal diritto indiano. In altre parole, la versione “rinnovata” è stata considerata solo un ritocco. La casa produttrice, invece, sosteneva che la nuova formulazione, disponibile in pillole, offre anche il vantaggio di essere «più efficace» e «di più rapida assimilazione». La messa a punto di questa versione migliorata è costata anni di lavoro dei laboratori, sostengono i produttori.
Ma il verdetto nel caso Novartis in India, al di là dei dati tecnici, è stato recepito come la battaglia tra la commercializzazione della ricerca scientifica (per profitto o per investire in altra ricerca), e l’accessibilità immediata per chi ne ha bisogno, ma potrebbe morire a causa di un brevetto. L’azienda svizzera ha subil’avidità
to reagito annunciando altre battaglie legali a livello di Corti internazionali. Per il momento — ha fatto sapere — investirà “molto cautamente” in India occupandosi soprattutto della distribuzione dei farmaci già esistenti.
Ma il dibattito è ora concentrato sulla parte in cui i magistrati spiegano i danni arrecati dal-
commerciale. «L’oggetto del brevetto — scrivono — è determinato non dal valore intrinseco della scoperta, ma dalla redazione artificiosa di avvocati abili alla ricerca di qualsiasi cavillo per citare in giudizio chiunque dovesse violare il brevetto stesso». Come replica la Novartis ha dichiarato che la negazione del diritto di originalità della ricerca
«fa capire quanto sia limitata in India la tutela della proprietà intellettuale e quanto scoraggi l’innovazione futura del
Paese».
In tutta l’India però le reazioni alla sentenza della Corte Suprema sono state quasi unanimi e positive, con i più entusiasti nelle stanze dall’Alleanza delle associazioni di produzione dei farmaci
indiane, che vedranno la loro manifattura già elevata moltiplicarsi a effetto domino su altri farmaci salvavita, ed altri ritenuti brevettabili “all’indiana”, ovvero copiando o rielaborando le sequenze chimiche.
Ma è un fatto che il farmaco conteso, il Glivec, costi 120mila rupie, 2000 euro, per la dose di un mese, mentre gli analoghi medicinali
generici prodotti da aziende indiane hanno un prezzo tra le 8.000 e le 12.000 rupie per la stessa quantità. In termini umanitari, significa evitare una strage quotidiana di migliaia di persone. In realtà, argomenta la multinazionale farmaceutica, la grande maggioranza degli ammalati ottengono il medicinale gratis. E il generico prodotto in India viene utilizzato solo da trecentomila pazienti.
Prima della sentenza della Corte il Consiglio dei Diritti di proprietà intellettuale aveva già rifiutato di consentire un brevetto sul Glivec per il fatto che la nuova versione era solo una formula modificata di un composto già disponibile sul libero mercato.
Anche la Corte riporta i dati tecnici che dimostrerebbero la liceità di un utilizzo del farmaco sotto altre etichette nel rispetto degli standard legislativi sanitari indiani. Gli alti magistrati hanno comunque ammesso che la legge sui brevetti in India «è solo alla sua infanzia, e questo potrebbe non aiutare la legge a svilupparsi lungo le linee dove (prima) esisteva un grande vuoto tra protezione e condivisione sotto un brevetto».