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Il sì di Giorello “La selezione farà calare i forfait”

«Penso che sia una buona soluzione quella di un numero programmato che tenga conto, anno per anno, delle esigenze sociali e delle possibilità effettive di trovare un posto nella società ai giovani laureati. Questa potrebbe essere una strada ragionevole da percorrere, un espediente da tentare».

17/05/2017
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la Repubblica

Giulio Giorello, filosofo della Scienza e docente della Statale di Milano. Lei cosa ne pensa dell’ipotesi di inserire il numero chiuso?

«Penso che sia una buona soluzione quella di un numero programmato che tenga conto, anno per anno, delle esigenze sociali e delle possibilità effettive di trovare un posto nella società ai giovani laureati. Questa potrebbe essere una strada ragionevole da percorrere, un espediente da tentare».

Ma perché non lasciare l’accesso libero?

«Ritengo che ci sia un problema di fondo che va affrontato e che è anche un punto doloroso per chi ha fatto Filosofia come me: purtroppo gran parte di coloro che si iscrivono alle facoltà umanistiche abbandona dopo un anno o due e non arriva alla laurea nemmeno in tempi ragionevoli. Questo vuol dire che la gente se ne va al secondo anno, oppure resta dentro l’università dando pochi esami e buttando via il proprio tempo e le proprie speranze ».

Gli studenti però dicono che l’università pubblica deve garantire l’accesso a tutti.

«Capisco benissimo le posizioni dei rappresentanti degli studenti che del resto fanno il loro mestiere. Però è anche giusto che il rettore di fronte a un problema così delicato cerchi delle soluzioni nuove, mai applicate prima nelle facoltà umanistiche».

Ovvero la selezione degli ingressi come nelle facoltà scientifiche?

«Sì. Servirà a distribuire un po’ di più gli studenti ed evitare a loro delle disillusioni un anno dopo l’iscrizione. Secondo me può essere un’idea ragionevole ».

Quindi è favorevole a una forte selezione?

«Io non parlo di un numero chiuso rigido, ma di quello che tecnicamente si chiama numero programmato che tenga conto delle componenti sociali e delle opportunità del mondo del lavoro. È una soluzione da studiare in modo empirico,valutando i pro e i contro, senza posizioni preconcette».

Molti docenti, soprattutto di Filosofia, sono contrari.

«Alcuni miei colleghi la pensano diversamente da me su questo e la loro è una posizione rispettabilissima che deve essere tenuta in grande considerizione. Io però ho idee diverse: bisogna capire che gravare con numeri superiori a quanto sostenibile, alla fine, danneggia tutti».

( l. d. v.)