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Il Nuovo - Il doppio volto di lady Moratti

Il doppio volto di lady Moratti Vuole consenso, ma va avanti per la sua strada. Dice che prenderà decisioni dopo aver ascoltato, ma poi aggiunge che in 8000 hanno già detto sì. La signora mini...

19/12/2001
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Il Nuovo

Il doppio volto di lady Moratti

Vuole consenso, ma va avanti per la sua strada. Dice che prenderà decisioni dopo aver ascoltato, ma poi aggiunge che in 8000 hanno già detto sì. La signora ministro dirada qualche nube, ma scrive "punto e a capo".
di Fernanda Alvaro
ROMA- 'Lady di ferro'. 'Occhi di ghiaccio'. 'Signora di latta'. Chiamatela come volete, lei non ha "paura delle critiche", la signora ministro non si scompone. Quel che dice, fa. E se, in sole 48 ore è costretta a spostare la 'festa', la 'trasmissione', "l'incontro", gli Stati Generali, non importa. Controllo in extremis alle 22 e 30 della vigilia e tutto può svolgersi come previsto. Si può cominciare con soli 45 minuti di ritardo (darsi appuntamento alle 9 e 15 a Roma è un programma davvero ambizioso), si può finire la mattinata e proseguire la sessione pomeridiana saltando anche il panino perché, dopo i saluti dell'alba, c'è da non mancare la conferenza stampa delle 14.30.

Dopo tanto clamore, dopo tante minacce, dopo il richiamo dei carabinieri anche dalla Sardegna (è un tassista a dirlo, raccontando del figlio che in poche ore ha dovuto cambiar valigia), gli Stati generali della scuola possono partire. Fuori gli studenti sono pacificamente in corteo. Dentro, poco prima delle 10, il "direttore di palco", questo è il ruolo che pubblicamente denuncia, può declamare: "siete pregati di prendere posto, la trasmissione sta per inziare". Ma non è uno show quello che si svolge nel gelido palazzo dei congressi dell'Eur. E' la due giorni dalla quale la signora ministro dell'Istruzione vuole raccogliere umori e consigli per dare davvero il via alla bozza Bertagna (alla numero due, però, perché la prima è stata cassata dagli stessi membri della commissione) o per tornare un po' sui passi fin qui fatti e riprovare a disegnare una scuola che non piaccia soltanto a quegli 8000, o poco più, intervistati dall' Istat.

Del resto Letizia Moratti lo dice e lo ripete: "Io non farò mai la mia riforma, farò la riforma della scuola, con la scuola e per la scuola". Farà una riforma che poggia su cinque pilastri: incoraggiare fra i giovani l''acquisizione di nuove conoscenze; riavvicinare scuola e impresa accorciando le distanze fra formazione e mercato del lavoro; lottare contro le esclusioni di ogni tipo e natura; diffondere le lingue comunitarie; trattare sullo stesso piano investimenti materiali e investimenti nella formazione. Come questi pilastri saranno costruiti non è ancora molto chiaro, né la ministra vuol chiarirlo in anticipo. Anche questo dice e ripete: tirerà le conclusioni soltanto dopo i due giorni di dibattito.

Ma c'è chi dice che quello che si sta svolgendo all'Eur dibattito non è ("che c'entra il teatrino dei bambini che mostrano il video antirazzista, o l'Antigone di Sofocle ben recitata dai ragazzi del Classico di Foligno", si lamenta una prof di Rieti), che dal palco si ascoltano soltanto le voci di consenso con la bozza-riforma, che gli studenti, eccetto pochi, non avranno parola. E comunque non sono stati consultati, ma invitati direttamente dal ministero.

Eppure qualche nebbia, Moratti, l'ha diradata fin d'ora: il tempo pieno nelle scuole elementari resta e non sarà a carico delle famiglie così come non saranno a carico delle famiglie i laboratori facoltativi. Resta anche educazione fisica e l'esame di maturità, che sarà riformato e reso più rigoroso, per quest'anno avrà una sola modifica nella commissione: tutti membri interni, uno escluso. E i quattro anni di scuole superiori? Neanche questo è un assioma: Bertagna lo preferisce e anche gli 8000 che hanno risposto al sondaggio Istat, ma se ne può discutere.

Si può discutere (visto che sulla scuola il governo non deciderà per delega, giura la signora ministro) e si può anche valorizzare "quanto è stato fin qui fatto, senza appiattirsi sulle forme e sulla meccanicità dei percorsi". Ma "perdoni ministro - osserva Elisabetta Davoli, dipendente del ministero - era il caso di scrivere nello slogan degli Stati generali, punto e a capo?". Già, era il caso?

(19 DICEMBRE 2001; ORE 20:20)