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Il Messaggero:Il ministro: "Un vero cambiamento è ora finalmente in cammino

Il ministro: "Un vero cambiamento è ora finalmente in cammino, siamo aperti ad ascoltare e a modificare se questo sarà necessario" di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Scuola, presto il confronto si...

21/12/2001
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Il Messaggero

Il ministro: "Un vero cambiamento
è ora finalmente in cammino,
siamo aperti ad ascoltare e a modificare
se questo sarà necessario"
di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - Scuola, presto il confronto si sposterà in Parlamento. "Una vera riforma è ora finalmente in cammino, una riforma non certo mia, ma di tutti e per tutti". Sono le parole del ministro dell'Istruzione Letizia Moratti, che ieri ha aperto gli "Stati generali". "Il lavoro di consultazione non è terminato - aggiunge il ministro - Questa di oggi, a Roma, è solo una tappa". Poi la lady di ferro della scuola italiana lancia un appello ai politici: "Non ho paura delle critiche, perché sono pronta ai cambiamenti, alle modifiche...". E ancora: "Non farò mai riforme senza il consenso, questa è una bozza di lavoro... Non voglio trarre conclusioni, stilare bilanci, indicare ricette, anche perché non ne ho. Però, se il mondo politico farà cadere la riforma (quando arriverà in Parlamento, ndr) allora avremo perso un'occasione per il Paese". La Moratti, in giacca a quadri, pantaloni neri e un filo di trucco, dal palco del Palazzo dei Congressi parla con tono pacato, ma fermo.
Il ministro dell'Istruzione ha avviato la nave della riforma, però non sa quando arriverà in porto. "No, non mi sono data scadenze - ammette - I tempi potrebbero essere brevi, ma, ripeto, non farò nulla senza consenso". Anche se il sondaggio svolto dall'Istat mostra che famiglie e professori hanno gradito alcune delle linee generali: il 77,6% per cento dei genitori, l'82% dei docenti e il 62,9% degli studenti, per esempio, è d'accordo sul carattere orientativo degli ultimi due anni della media, l'area della contestazione è molto estesa. Gli studenti della sinistra sono mobilitati: dopo la protesta di ieri, oggi sfileranno in corteo con i no-global.
Duri anche i sindacati. La Cgil ha fatto una "contro-manifestazione" a Perugia, con Cofferati in testa. L'Ulivo in blocco ha criticato l'iniziativa del ministro, bollandola come una "kermesse" mediatica. I Cobas hanno tenuto un sit-in davanti al Palazzo dei Congressi, accusando la Moratti di voler "distruggere" la scuola pubblica. La Uil ha parlato di "clima di intolleranza". C'era un coro di consensi, pochissime le voci di dissenso. Mentre parlava uno studente dell'Uds (associazione di spirito cigiellino) alcune persone, anche con i capelli bianchi, lo hanno "insultato", "infastiditi e incapci di ascoltarlo, perché esprimeva una posizione diversa".
Anche all'interno della maggioranza non è tutto rose e fiori. L'idea iniziale di accorciare la durata degli studi e di tagliare un anno delle superiori non è piaciuta ad Alleanza nazionale. Gira voce che An la sera prima degli Stati generali abbia detto al ministro: "Vanno salvati i cinque anni di liceo, o la riforma salta". La Moratti avrebbe risposto che Bertagna aveva in serbo un'altra proposta. "C'è stata un'apertura, è un nostro successo. Ora la strada è spianata", sostiene Giuseppe Valditara, senatore di An, responsabile scuola del partito. Dunque, è caduto un ostacolo non da poco. Significa che la durata della scuola resterà di 13 anni e che i nostri ragazzi avranno il diploma a 19 e non a 18 anni. Altri tagli, infatti, sono improponibili. Le materne non si toccano: le organizzazioni cattoliche che gestiscono la maggior parte delle strutture ricevendo finanziamenti pubblici e rette sono pronte ad insorgere. Anche elementari e medie resteranno immutate: fu il Polo ad accusare Berlinguer di avere compromesso la scuola dell'infanzia con la riduzione a sette degli otto anni del ciclo di base.
La Moratti, intanto, va dritta per la sua strada. Si batte per la "scuola che ha nel cuore" e alla quale intende "dare tutte le sue energie". Una scuola di "valori", di "ideali", di "principi". Un monito è giunto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che nel messaggio inviato in occasione del summit ha ribadito "il ruolo insostituibile di servizio pubblico" che la scuola è chiamata a svolgere. Il ministro anche su questo punto ha garantito il suo impegno, tuttavia ha sottolineato che il ruolo dello Stato nel nuovo sistema educativo sarà diverso: "Abbandonerà i compiti tradizionali di gestione e organizzazione. Garantirà, però, il diritto all'istruzione, la qualità didattica e gli obiettivi di carattere generale".
Una novità importante: "Fin dalla prossima maturità i ragazzi verranno esaminati esclusivamente da commissari interni, alla presenza del solo presidente esterno". Lo ha confermato ieri il ministro, dicendo che in attesa della revisione complessiva della legge, ("che ha bisogno anche di altri aggiustamenti"), intanto si procede a questo cambiamento. Sembra strano, ma non tutti gli studenti sono d'accordo: "Si svaluta il titolo", dicono. Replica il ministro: "La qualità degli esami non dipende dalla composizione delle commissioni, lo dimostra il fatto che già oggi vengono promossi quasi tutti: il 97% per cento circa".
La bozza Bertagna, dopo i ritocchi dell'ultima ora, è stata divulgata. Contiene la nuova architettura dei cicli e le linee guida su materie, orari e gestione del personale. Una filosofia che la Moratti sintetizza parlando dei cinque "pilastri" su cui fonda l'istruzione: la scuola attenta alla crescita individuale; ispirata all'Europa, ma saldamente legata all'identità nazionale; capace non solo di dare nozioni, ma di formare coscienze, impegnata nella lotta contro le esclusioni. E, principio fondamentale, più vicina al mondo delle imprese e al mercato del lavoro: "Soltanto uno studente italiano su 100, tra i 16 e i 19 anni - sottolinea il ministro - fa esperienza in azienda, contro i 50 su 100 della Danimarca e i 30 del Canada".


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