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Il Corriere della sera- Perchè sì perchè no

"Si parla di riforma della scuola, ma dietro le parole non c'è nient'altro. E noi professori siamo esclusi". Guido Panseri insegna storia e filosofia al Berchet, trent'anni di vita in classe, "un v...

12/11/2001
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Corriere della sera

"Si parla di riforma della scuola, ma dietro le parole non c'è nient'altro. E noi professori siamo esclusi". Guido Panseri insegna storia e filosofia al Berchet, trent'anni di vita in classe, "un veterano" che questa mattina parteciperà allo sciopero indetto dalla Cgil e protesterà in via Gonzaga, davanti alla direzione regionale scolastica. Non ce l'ha con la Moratti, dice, "ma con questa politica scolastica che non tiene conto dei docenti: tutto è gestito nelle commissioni politiche". Nei giorni scorsi, il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha scritto una lettera aperta ai docenti, ma a Panseri non è piaciuta: "Un bel discorso, ma dietro le parole non c'è niente, solo politiche che gerarchizzano sempre più il sistema scolastico". Presidi-manager sotto accusa: "Con l'autonomia, la scuola diventa il "feudo" del dirigente scolastico, e invece dovrebbe essere il luogo dove ognuno prende parte alla formazione dei ragazzi". Perché, insiste il professore, la scuola come la intende il nuovo ministro "sembra svuotata della vita e riempita solo di computer: così diventa solo una delle tante agenzie di formazione professionale e allora è inutile". Il problema è l'incertezza del futuro. Lo sostiene anche Fabiana Rovere, insegnante di tedesco al liceo Beccaria, anche lei oggi in sciopero. "Non si sa cosa sarà degli organi collegiali, dei soldi risparmiati con la nuova maturità", dice. Per non parlare della parità, "un attacco alla scuola pubblica, che deve adeguarsi a quella privata, abbassandosi al suo livello, a scapito della qualità". Non è d'accordo Pierangela Bianco, 31 anni di insegnamento, docente di lettere al Berchet. Lei, del sindacato Unams, farà lezione, "amo molto il mio lavoro, voglio lottare per migliorarlo, ma con altri mezzi e questo è solo uno sciopero politico, dannoso e con ragioni pretestuose". La parità scolastica è un "falso problema", dice, perché "la concorrenza fa bene alla scuola pubblica, può essere uno stimolo a qualificarsi sempre di più". La battaglia è sulla qualità, secondo la Bianco: "Credo talmente nel valore dell'istruzione pubblica che non ho paura delle private, ma dobbiamo puntare sempre di più sulla nostra professionalità". Ben vengano la commissione sulla deontologia degli insegnanti e la valutazione dell'insegnamento? "Certo, siamo dei professionisti dell'educazione che devono uscire dal ruolo di impiegati". Su un punto chi sciopera e chi no si trova d'accordo: il dialogo con i professori. Lo sottolinea anche la Bianco: "La Moratti dovrebbe darci più spazio e non parlare solo con i grandi sindacati, che usano lo sciopero solo per andare contro il governo".

cvoltattorni@corriere.it
Claudia Voltattorni