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«Il contratto per riscrivere la Buona scuola». I sindacati: gli 85 euro non ci bastano

Al Via la Trattativa all’Aran. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals lanciano il «Manifesto per la scuola» basato sui valori della Costituzione e sull'esempio di Don Milani. Sabato 18 mobilitazione «in cento appuntamenti»

10/11/2017
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il manifesto

Massimo Franchi

Il rinnovo del contratto nazionale dopo dieci anni è un evento talmente epocale che il mondo della scuola non vuole lasciarselo scappare.

E COSÌ IN MODO UNITARIO i sindacati della scuola sfruttano l’attenzione data dal via alla trattativa – cominciata ieri pomeriggio all’Aran – per lanciare una mobilitazione nazionale che parte da un – bel – «Manifesto per la scuola» fatto di 11 punti basati sui principi della Costituzione e sull’esperienza di Don Milani – e dalla visita a Barbiana come punto di partenza per i «Cento appuntamenti per la scuola» previsti per sabato 18 novembre.
Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal «stanno iniziando un percorso condiviso e unitario» che punta col contratto ad ottenere molto di più degli 85 euro promessi e a «riscrivere la legge 107», il mondo con cui i sindacati definiscono la «Buonascuola» di Renzi.
La prima richiesta al tavolo – e al governo e al parlamento – è infatti quella di «risorse aggiuntive» anche facendo leva sulle dichiarazioni del ministro Valeria Fedeli che più volte a parlato di «questione salariale» per i docenti italiani in rapporto agli altri paesi.
L’AUMENTO DI 85 EURO in busta paga, previsto dall’accordo dello scorso 30 novembre, per tutti i dipendenti statati è dunque «una base di partenza» non suffficiente. Si punta a convincere il governo a stanziare risorse aggiuntive – si parla di un ordine di grandezza di «centinaia di milioni» – o tramite emendamento parlamentare vista «la disponibilità di molte forze politiche».
PER IL SEGRETARIO DELLA FLC CGIL Francesco Sinopoli «in Italia le disuguglianze sono aumentate soprattutto per il disinvestimento nella formazione e la riforma della scuola rischia di amplificarle con i suoi bonus e le sue classifiche e rischia di diventare il luogo di addestramento al lavoro». Per questo «la stagione contrattuale si deve legare ad una riscossa della scuola pubblica, nella contrattazione il sindacato tutto cercherà di riconquistare spazi per modificare le storture della legge 107, che – conclude Sinopoli – io penso vada abrogata».
«Ci sediamo al tavolo con punti fermi – ha sottolineato Ivana Barbacci della segreteria nazionale della Cisl Scuola – oggi inizia un percorso difficile, ma il contratto può ricomporre le fratture».
Per il segretario generale della Uil Scuola Pino Turi «serve uno sblocco della democrazia partecipativa dopo 10 anni di disastri. Serve ripartire dalla funzione del docente ribaltando la mutazione genetica della legge 107, andremo al tavol odell’Aran non con una piattaforma ma con idee che ci vengono dalla forza di avere ragione. Chiediamo al governo volontà politica di risolvere i problemi», ha concluso.
«DOPO LA RIFORMA ABORTO non condivisa che abbiamo aggiustato con gli ultimi accordi sindacali, le proposte dell’Aran di 85 euro non soddisfa le nostre aspettative – ha osservato durante un incontro il segretario generale dello Snals Confsal, Elvira Serafini -. L’aumento ai dirigenti scolastici ci sta bene, ma serve un aumento adeguato per tutta la categoria, non trascurando il personale amministrativo Ata». Occorre inoltre sbloccare gli scatti di anzianità «fermi da 2013».
IL PRIMO PASSO DI QUESTO cammino unitario è il «Manifesto per la scuola» redatto da «accademici e non da sindacalisti». Un’iniziativa simbolica che ha lo scopo di ribadire che la scuola è «un bene comune» ed è «aperta a tutti», nel solco dell’esperienza di Don Milani a Barbiana e dei diritti sanciti dalla Costituzione. Una scuola che mette al centro le esigenze degli allievi e «esperienze di apprendimento significative» ispirate ai «principi di ascolto, dialogo e confronto», «senza lasciare indietro nessuno», ritrovando la sua missione come «comunità educativa». Nel «Manifesto» viene ribadita l’esigenza di fare «investimenti a tutti i livelli allineati alla media dei Paesi Ocse», con «politiche mirate, che valorizzino l’autonomia delle istituzioni scolastiche e le diverse professionalità che in esse operano».