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Gli insegnanti pronti a proteste eclatanti: correzione dei compiti davanti alle Camere

Di Marina Boscaino

21/10/2012
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Pubblico giornale

Stavolta sembra che tutti – davvero – dovranno  fare i  conti con gli insegnanti. Sorprendenti disagio e mobilitazione in questi giorni: coinvolto anche chi finora ha reagito ai precedenti provvedimenti  con  inerzia. Tutti, e non solo deputati e senatori del Pd, che stanno ricevendo piogge di  e-mail con domande nette: fino a quanto sono disponibili  a  dire  no a  un  aumento autoritario del  nostro orario di lezione?  Per  la  cronaca:  dopo  5 giorni di invii, pochissime sono le risposte, attentamente monitorate: i nostri voti non saranno, questa  volta,  a  scatola  chiusa. Tutti,  perché  il  dissenso  è  trasversale  e  la  questione  delle  24 ore sta  finalmente facendo emergere  anche l'altra  insidia che minaccia oggi la democrazia nella scuola: la pdl 953, controriforma  degli  organi  collegiali. Mentre  scrivo, leggo  che la Commissione Bilancio della Camera ha approvato all’unanimità alcuni emendamenti all’art.3 del ddl di Stabilità, ma nulla relativamente alla proposta indecente di aumentare di 1/3 l’o r ario di  lezione dei  docenti della secondaria senza  incrementi di salario, prevista in quell'articolo, notizia poi  smentita dal Pd. Bisognava davvero  infierire ancora e  in modo irrispettoso su chi, prendendosi cura dei nostri  figli e  nipoti, forma  i futuri cittadini? Ce n’era bisogno, dopo la “cura da cavallo” di Gelmini, che ha tagliato 83mila cattedre? Dopo la caccia al fannullone  inaugurata  dai profeti  del merito, ai  quali Brunetta ebbe buon gioco di accodarsi, per ribadire la sua idea di scuola-caserma?  Dopo le  classi pollaio, dopo un concorso assurdo, umiliante e inutile? Avevamo già capito – e da tempo -che la scuola pubblica non è al centro dell'interesse di coloro che negli anni ci hanno governato, se non come fonte di risparmio coatto: in nome di un totem ideologico – il liberismo – travestito da esigenza  “tecnica” e  assolutizzato. Ma non  stiamo a  piangerci addosso, né a  rivendicare il fatto che  di  ore  noi, quasi  tutti,  ne lavoriamo ben più delle 18 previste  dal  contratto:  parliamo piuttosto di diritti violati e indignazione.  Trasversali  sono  le iniziative che si susseguono: dopo l'assemblea  nazionale dei precari la scorsa settimana a Firenze (che ha deciso di ricorrere contro il  concorso), mozioni di collegi dei docenti, presìdi, raccolte di firme, petizioni. Circolano sul  Web lettere ferocissime, drammatiche,  orgogliose,  cui nessuno  riserverà  mai una  risposta.  Alcune  scuole  stanno pensando di  protestare con azioni che ricadrebbero direttamente sugli studenti: blocco dei viaggi di istruzione e delle attività  aggiuntive all'orario  di insegnamento.  C'è  anche  la  proposta di recarsi davanti al Parlamento  correggendo  lì  i  compiti in classe e la lettera ai genitori, pubblicata sul sito Vivalascuola, per invitarli a riflettere sul disastro  didattico  che  il  provvedimento  comporterà. La  maggior  parte  preferisce condividere protesta e mobilitazione  con le  principali vittime delle dissennate politiche scolastiche  degli  ultimi  anni.  Come sta cercando di fare il Coordinamento nazionale «Per la scuola della Costituzione», che, per sostenere concretamente la mobilitazione,  sta elaborando  una proposta per una legge alternativa  alla  953. «Le  attività del  docente nella scuola del futuro saranno diversificate,  perché  il  docente  diventerà un direttore d’o r c h es t r a in  un  sistema  molto  più  complesso. Ci vorrà maggiore flessibilità, ci potrebbero essere persone  che lavoreranno  un po’ meno e altre un po’ più». Dopo il bastone e la carota, ecco un’a ltra  perla  di saggezza  del  Vate della Scuola 2.0, il ministro Profu m o . Dalla  trasformazione  o  sostituzione dell’insegnamento di religione  cattolica, all’a c co r ci amento  di un  anno di  superiori, alle esternazioni sul concorso, al giovanilismo di  maniera, al computer  al  posto degli  insegnanti nelle  classi con pochi alunni, non ne ha letteralmente azzeccata  una. Come, ad esempio, l'ultima: un suo sito patinato, che nulla ha da invidiare  agli spot  dell’era  Moratti, finora insuperato must del millantato  credito  istituzionale. Che scuola sogni?  ci chiede il ministro  con inopinata  tempestività rispetto  alla catastrofe che stiamo vivendo, dipingendo una scuola che hanno in mente solo lui e Vecchioni, che – t es timonial inopportuno ci fa sempre  più  rimpiangere  quando  si limitava a  cantare «Luci  a San S i ro » . Chi  paga  per raccontarci  una storia non  vera, che  parla di Lim,  e-book,  trascurando amianto e precariato? Abbiamo provato, alcuni di noi, a scrivere che il nostro sogno è che si dimetta  e venga  sostituito da  un ministro che abbia un po’ più di rispetto  per  gli  insegnanti.  Ma non siamo stati pubblicati. Perché?  Trasparenza  è  una  delle formule retoriche passibili a deroghe  di  comodo. Eccone  un'altra.  Nonostante  il risparmio  sulla  scuola  pubblica continui a rappresentare la stella  polare  di questo  governo (tanto che  Giarda ha affermato che sono disposti a ritirare l'art. 3  del  disegno di  legge,  quello relativo all'orario  di lezione, purché  si ottengano  le stesse economie in altro modo) colpisce  e offende  che nello  stesso provvedimento  vengano  previsti 233 milioni di contributo per la  scuola  non  statale. Legislatura  dopo  legislatura,  il sostegno alla paritaria continua a  metter  d'accordo  tutti.