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Geni in matematica a Nordest. studenti del Sud indietro di due anni

Indagine Ocse-Pisa: la nostra scuola ancora sotto la media, ma recuperiamo

04/12/2013
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la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA
— I quindicenni della provincia autonoma di Trento, ragazzi da proteggere, sono tra i migliori studenti al mondo. In scienze, in matematica, nella comprensione di ciò che leggono (in italiano). I test Ocse, basati sulle risposte ai nostri Invalsi, assegna all’énclave studentesca trentina 521, 523 e 533 punti per ordine di disciplina. Trento è tra il quarto e il quinto posto in una classifica planetaria (65 paesi industrialmente avanzati) che vede Giappone, Corea del Sud e Finlandia offrire i più acuti e secchioni alunni in assoluto. La nicchia cinese di Shanghai e Singapore è oltre, fuori classifica. I quindicenni della Calabria nelle stesse tre discipline sono 90 punti lontani da Trento, un filo sopra il Messico, un filo sotto il Kazakistan. Nella matematica 90 punti di differenza significano questo: i quindicenni di Trento frequentano la seconda liceo mentre i
quindicenni calabresi sono in terza media. Due anni di didattica e apprendimento di distanza.
Se la media nazionale dei «poveri di conoscenze» è del 25%, al Sud cresce fino al 34%. La percentuale di chi non è mai arrivato tardi a scuola è attorno al 75% a Trento e Bolzano, in Veneto, Emilia e Friuli. In Calabria scende al 54%. A Bolzano i sempre presenti sono ottanta su cento, in Campania il 37,7%. «La diversità di performance in molte aree del Mezzogiorno», ha osservato il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, obbliga «a maggiori investimenti per la lotta alla dispersione scolastica nelle zone più a rischio».
Gli autonomi di Trento, che costano alla loro provincia una volta e mezzo quanto costano allo Stato italiano gli studenti non trentini, non sono soli. Viaggiano su medie alte i ragazzi friulani, i veneti, anche i lombardi. Hanno punteggi da Nord Europa, voti olandesi. Il presidente del Veneto Luca Zaia, non proprio un intellettuale, sottolinea: «È la risposta che vogliamo dare a coloro
che ritengono si debba andare all’estero per imparare». L’Italia con due motori del sapere, il Nord e il Sud — al centro vanno in folle gli studenti del Lazio — migliora, risale, recupera. Il dossier che analizza i dati dal 2003 al 2012
rivela che, in matematica, siamo cresciuti più di tutti. E nelle tre discipline prese in considerazione abbiamo fatto progressi incisivi al pari di Turchia, Messico e Lussemburgo. Anche il Meridione, tutto il Meridione. In particolare
cresce la Puglia, dove un utilizzo costante e attento dei fondi europei oggi consente agli studenti di Lecce e Brindisi risultati in matematica migliori di quelli nel Lazio e letture più consapevoli che in Liguria, Toscana, nell’Umbria.
Sui risultati scolastici, che illustrano con aderenza la società dei giovani italiani, siamo ancora nella parte destra, medio-bassa, della classifica Ocse. Ma stiamo risalendo. In matematica andiamo meglio di Spagna e Israele, nella comprensione meglio di Spagna e Svezia. Se tenessimo conto non dei 15 anni di età (uno studente alla seconda classe superiore), ma dei dieci anni di scuola effettivamente svolti, recupereremmo ancora di più: in tutte e tre le discipline saremmo sopra la media Ocse.
Non c’è una spiegazione ufficiale, e neppure ufficiosa, sul perché stiamo recuperando. Gli ultimi due governi (con Profumo e Carrozza ministri dell’Istruzione) sono troppo recenti per aver
inciso su statistiche che arrivano ad analizzare fino al 2012. E le considerazioni dell’analista Ocse Francesca Borgonovi affiancano quelle del coordinatore del progetto Pisa, Andreas Schleicher: «Più importante della quantità dei soldi che si investono è come si investono». Singapore, con novanta punti in media più di noi in matematica, spende la stessa cifra dell’Italia per ogni alunno: 85 mila dollari. Con altri risultati. «Bisogna pagare meglio gli insegnanti», ha aggiunto l’analista.
Il focus dell’Ocse, ecco, toglie un po’ di drammaticità agli ormai famosi otto miliardi sottratti alla scuola — da Tremonti e Gelmini — tra il 2008 e il 2011. Il presidente Invalsi Paolo Sestito commenta: «Quei tagli erano comunque sbagliati perché lineari, non puntati sugli sprechi, e poi dobbiamo sottolineare che i progressi degli studenti italiani sono da situare tra il 2003 e il 2006, probabilmente i tagli Gelmini quei progressi li hanno rallentati. Non cancellati».


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