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Fondi premiali agli atenei, vincono Venezia e Milano

Il rating delle università sta per cambiare. Grazie alle nuove linee guida sulla valutazione della qualità della ricerca (Vqr) 2015-2019 emanate nei giorni scorsi. Con quali effetti lo scopriremo dal 2021

10/12/2019
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Il Sole 24 Ore

Eugenio Bruno

Il rating delle università sta per cambiare. Grazie alle nuove linee guida sulla valutazione della qualità della ricerca (Vqr) 2015-2019 emanate nei giorni scorsi dal ministro Lorenzo Fioramonti che puntano, da un lato, ad ampliare i prodotti “valutati” dall’Anvur e, dall’altro, a premiare le sinergie con i territori. Con quali effetti lo scopriremo nel 2021 quando le novità andranno a regime. Mentre l’anno prossimo il quadro dovrebbe ricalcare quello del 2019, che vede - nella quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) - primeggiare Venezia e Milano.

La distribuzione 2019 e la proiezione sul 2020

La “torta” complessiva per il 2019 è di 7,45 miliardi. Escludendo gli interventi straordinari e i canali di finanziamento settoriali - ad esempio dipartimenti di eccellenza e no tax area per le borse di studio - e concentrandoci sulle tre macrovoci del Ffo (quota base, premiale e perequazione) arriviamo a 6,1 miliardi per gli atenei statali. Di queste, la parte direttamente collegata alla valutazione è quella premiale, che per i 3/5 viene distribuita sulla base della “vecchia” Vqr 2011-2014, per 1/5 sul buono o cattivo reclutamento e per 1/5 su come gli atenei sfruttano la loro «autonomia responsabile».

Nel 2019 la quota di Ffo premiale ammonta al 24% del totale: circa 1,7 miliardi, che in valore assoluto premiano La Sapienza di Roma (457,6 milioni), l’Alma Mater di Bologna (368,5)e la Federico II di Napoli (333,1). Laddove in percentuale si affermano la veneziana Ca’ Foscari, la milanese Statale e Padova che devono alla quota premiale, rispettivamente, il 32,3%, il 31,5% e il 31,1% della dote ricevuta. In un contesto generale che - sempre al netto dei piani straordinari - vede invece Bergamo (+3,92%) ottenere il saldo migliore e Messina (-1,35%) quello peggiore rispetto all’anno precedente. Differenze tutto sommato contenute, che risentono della rigidità dei criteri di riparto fissati per legge. Uno su tutti: la previsione che l’assegnazione al singolo ateneo non sia inferiore del 2% e superiore del 3% rispetto all’anno precedente.

Guardando avanti, dunque, è presumibile che la distribuzione per il 2020 non si discosti molto dall’attuale. Perché se è vero che la quota premiale nel suo complesso salirà dal 24 al 26% del Ffo è altrettanto vero che la valutazione dell’Anvur avverrà ancora sulla base della “vecchia” Vqr.

La nuova Vqr 2015/2019

Per rendere operativo il nuovo ciclo di valutazione non bastano infatti le linee guida emanate da Fioramonti. Serve il bando dell’Anvur che deve arrivare entro metà gennaio. Anche se il presidente Paolo Miccoli conta di pubblicarlo già entro fine 2019. Il ciclo di valutazione andrà avanti fino al 31 luglio 2021. Per cui è presumibile che sulla distribuzione del Ffo 2021 si senta l’impatto dei nuovi criteri di giudizio. Ad esempio dell’ampliamento dei prodotti che verranno valutati dai Gruppi di esperti valutatori (Gev) nominati dall’Agenzia: non solo le pubblicazioni scientifiche classiche ma tutti i «prodotti» contenuti nell’Anagrafe della ricerca (Anrip) in via di costituzione. Inclusi quelli firmati da dottorandi e dottori di ricerca che vengono equiparati ai ricercatori.

Nelle intenzioni del Miur un impatto innovativo ancora più grande dovrebbe arrivare però dalle attività di “terza missione”. E cioè di apertura al territorio. Che sulla carta è prevista da 20 anni ma che finora si è sostanziata nelle (peraltro rare) attività di trasferimento tecnologico. Sono le stesse linee guida a prevedere la presentazione da parte degli atenei di case studies, «con particolare attenzione alla loro dimensione sociale e alla loro coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030» per lo sviluppo sostenibile. E non è da escludere che, per incentivare ancora di più le università a incidere in loco, in un futuro prossimo alla terza missione possa andare il 20% dell’intera quota premiale. Così come, garantiscono sin d’ora da viale Trastevere, il 20% destinato al reclutamento sarà usato come “proxy” per la qualità dei concorsi.