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Da trenta città oggi la protesta a Roma: «Alla scuola va la priorità del mondo che verrà»

A Piazza del Popolo dalle 15 manifesta il movimento Priorità alla scuola: un’ampia alleanza di genitori, docenti, studenti, sindacati aderenti a ottanta organizzazioni e movimenti diversi: «Vogliamo una svolta». Ieri cortei e flash mob degli studenti scioperi e mobilitazioni dei sindacati di base

26/09/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Un movimento di genitori e studenti come «Priorità alla Scuola» è partito ad aprile durante il lockdown da una raccolta di firme e in sei mesi si è allargato sino a coinvolgere le principali realtà sindacali della scuola e piccole e grandi realtà dell’autorganizzazione e dei movimenti. Oggi saranno ottanta le organizzazioni che hanno aderito alla mobilitazione nazionale indetta a piazza del popolo a Roma dalle 15. Arriveranno in pullmann, in auto e nei treni da trenta città (Milano, Firenze, Napoli, Siracusa ad esempio) per rivendicare Il 20% dei 209 miliardi del Recovery Fund e un punto percentuale del Pil ogni anni per tutta l’istruzione e la ricerca; una vera strategia razionale per evitare che il folle meccanismo di produzione del precariato scolastico continui a macinare record su record come quest’anno; l’istituzione della medicina scolastica e presidi igienico-sanitari, nuovi spazi per superare le «classi pollaio» e una politica rinnovata della didattica che superi l’improvvisazione vista dal 14 settembre ad oggi con orari dimezzati, lezioni a giorni alterni in presenza e online. «Priorità alla scuol»a denuncia il numero di personale docente, inferiore a quello promesso dal governo, con un aumento sostanziale della precarizzazione degli insegnanti e del numero dei supplenti; le nuove procedure per gli incarichi di supplenza elaborate in ritardo, farraginose e piene di errori; la grave mancanza delle assegnazioni degli insegnanti di sostegno; il mancato potenziamento dei servizi di trasporto pubblico e nessuna garanzia di sicurezza anche nel tragitto casa-scuola; arbitrarie, gli arbitri nei rapporto tra scuole, Asl, pediatri e medici di base. Insomma tutto quello che il governo non ha fatto nei sei mesi di chiusura totale delle scuole e che, con ogni probabilità, continuerà a non fare nel prossimo anno se non improvvisando con le solite politiche dell’emergenza.

DAVANTI all’enorme complessità di questi problemi tra loro intrecciati questo movimento è riuscito fino ad ora a creare uno spazio politico autonomo dove si sono oggi si incontreranno sindacati come Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda, Snals e Cobas e il coordinamento nazionale dei precari della scuola, gli studenti dell’Uds e dell’Udu e i movimenti come Fridays For Future, Black Lives Matter Roma, le femministe di Non Una di Meno e la casa internazionale delle donne di Roma o quella di Napoli, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista o il Partito Comunista dei Lavoratori. «L’ampiezza della partecipazione sostiene il docente e scrittore Girolamo De Michele – dimostra l’importanza sociale della scuola e che si può generare un conflitto sociale al tempo del Covid. È la dimostrazione che si può fare politica e cultura oltre le politiche dell’emergenza. Un risultato non scontato anche perché non ci sono state assemblee sindacali nelle scuole. E può essere esteso anche ad altre realtà”. Nelle reti del movimento si stanno definendo anche i ruoli. “Oggi è l’inizio di una mobilitazione permanente. I comitati locali di Priorità alla scuola – sostiene Costanza Margiotta, filosofa e attivista di Priorità alla scuola Firenze – stanno monitorando lo stato delle riaperture delle classi. È necessario perché le regioni stanno facendo protocolli autonomi. In alcune il raffreddore è considerato l’annuncio del Covid in altre no. Se ad ogni avvisaglia bisogna fare il tampone con i tempi attuali si arriva a perdere anche settimane di scuola”. “In Lombardia i ragazzi con bisogni educativi speciali sono a casa perché non ci sono supplenti – sostiene Maddalena Fragnito, ricercatrice e attivista di Priorità alla scuola Milano – I genitori e i docenti monitorano dal basso, scuola per scuola, quartiere per quartiere . Ma oggi la scuola non è solo una questione di fondi o di vertenza sulla sicurezza. Priorità alla scuola ha riattivato un’immaginazione collettiva sulle culture della scuola e su come e cosa si insegna. Ora la battaglia passa agli studenti. Ci auguriamo che continuino a mobilitarsi in maniera maggiore, conflittuale e in maniera consistente”.

UN PRIMO segnale è arrivato ieri da una quindicina di città dove, a cominciare da Milano e da Roma, dove si sono mobilitate diverse reti studentesche (rete studenti Milano, Osa, Uds, Link e collettivi delle scuole) e, in coincidenza con le piazze al Miur a Roma, a Milano, Torino, Bologna o Firenze e gli scioperi dei sindacati di base Usb, Cui, Cobas Sardegna.