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"Corsi di recupero al pomeriggio". Studenti e prof contro Azzolina

E allora le scuole chiedono autonomia nell'organizzazione

13/01/2021
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Il Messaggero

Da un anno la scuola italiana è impantanata nell'emergenza Covid. La situazione è ancora più grave se si osserva attraverso il calendario scolastico perché in realtà gli anni persi, o comunque fortemente compromessi, sono due: il 2019-2020 e il 2020-2021. E allora servono corsi di recupero da mettere in campo, anche al pomeriggio, propone tra le polemiche il ministero. I fondi arriveranno: la ministra Azzolina vuole i ristori formativi perché la dad sta lasciando troppe lacune. E a pagarne le conseguenze sono gli studenti a cui, nel tempo, mancherà parte dell'apprendimento. Probabilmente quello che si sarebbe dovuto svolgere in classe, in presenza.
GLI ESAMIL'emergenza formativa si fa sentire, ma le Regioni posticipano la data di rientro per le superiori, perché l'emergenza sanitaria richiede un'organizzazione insostenibile. E nelle scuole, intanto, i docenti si preparano a dare voti per le pagelle, perché il primo quadrimestre sta per finire. Lo scorso anno, a giugno, gli studenti furono tutti promossi. Quest'anno? È ancora tutto da decidere, così come lo svolgimento dell'esame di maturità: per quello di giugno scorso ci fu solo un maxi-orale, per il 2021 si vedrà. Gli studenti dell'ultimo anno, in mobilitazione in questi giorni, chiedono certezze anche su questo aspetto e non solo sul rientro in classe. Di sicuro c'è che le lacune sulla preparazione ci sono e andrebbero sanate. Qualche settimana fa il ministero dell'istruzione aveva avanzato l'ipotesi di recuperare le lezioni perse nei mesi di giugno e luglio. Ma il progetto sembra essere naufragato. E allora adesso si punta ai corsi di recupero, da svolgere prima della fine dell'anno. Per le superiori ci sono già da anni, l'idea della Azzolina è di prevederne anche per la scuola elementare che, di fatto, nello scorso anno ha trascorso un intero quadrimestre lontano dalle aule e da settembre può aver subito stop e rientri in base alle quarantene di intere classi o di singoli docenti. Oltre al recupero, la ministra vuole potenziare anche le attività di ascolto psicologico per affrontare le difficoltà dei giovani in questa fase pandemica. «Non credo si possa pensare di recuperare d'estate: bisogna recuperare oggi ha dichiarato ieri la ministra a Uno Mattina - è più facile chiudere la scuola perché la scuola non ha bisogno di ristori. Sarò io oggi a chiedere i ristori formativi: ci sono anche bambini della scuola primaria che sono andati a scuola meno, ma so bene che vengono da 3 mesi di dad dell'anno precedente. Chiederò ristori formativi per fare apprendimenti potenziati anche nel pomeriggio, per fare educazione all'affettività e incrementare l'aiuto psicologico».
I DUBBIMa non è chiaro quando si potranno organizzare i corsi: gli alunni delle elementari escono, con il tempo pieno, dopo le 16 e l'idea di tenerli ulteriormente in classe per il recupero sembra troppo ardua. Lo stesso vale per le scuole secondarie: la Rete degli studenti medi, i collettivi studenteschi, i comitati dei genitori e il coordinamento dei rappresentanti di istituto sono in protesta da giorni contro gli orari prolungati al pomeriggio per le classi che, con lo scaglionamento orario, entrano alle 10. La possibilità di restare a scuola sembra davvero molto lontana. E allora le scuole chiedono autonomia nell'organizzazione: «Non può essere stabilito a priori e dall'esterno se siano preferibili prolungamenti estivi o interventi immediati con corsi di recupero ha commentato Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola - che peraltro non si capisce bene quando, come e dove svolgere. Solo le scuole possono valutare correttamente dove sia necessario intervenire per un'azione di recupero: occorre che in questo senso vi sia un affidamento esplicito, accompagnato dal necessario supporto anche in termini di risorse». Per quel che riguarda le lacune da colmare, interviene il presidente dell'Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli: «È necessario monitorare i ritardi di apprendimento con rilevazioni di carattere scientifico, penso all'Invalsi: sia ben chiaro che dobbiamo fare solo una diagnosi dello stato di salute generale degli apprendimenti e non valutare i singoli alunni. Il fine deve essere quello di organizzare un serio programma di recupero basato sulle reali necessità».
Lorena Loiacono