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Classi di concorso al restyling

Corretti errori ed omissioni, ma non basta. Serve un decreto

10/01/2017
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ItaliaOggi

Carlo Forte e Sandra Cardi

Il ministero dell'Istruzione è disponibile a rivedere il decreto sulle nuove classi di concorso. È quanto è emerso in un incontro che si è tenuto ieri presso il ministero dell'istruzione tra i rappresentanti dell'amministrazione centrale e dei sindacati rappresentativi della scuola.

Una prima bozza di intervento, con decreto ministeriale, è già pronta a corregge errori ed omissioni riferite a circa il 50% delle nuove classi. Ma si tratta di correzioni formali. Per rimetterci mano in modo strutturale all'intero impianto sarà necessario un intervento legislativo ad hoc. Che dovrebbe essere adottato in sede di emanazione di un apposito decreto legislativo: il provvedimento con il quale sarà data attuazione alla delega sul reclutamento contenuta nella legge 107/2015. Delega che rischia di arenarsi proprio a causa della complessità dei collegamenti tra le vecchie classi di concorso e le nuove. In particolare per la ridefinizione delle cosiddette confluenze: il meccanismo previsto dal legislatore per consentire il riconoscimento delle vecchie abilitazioni anche ai fini della mobilità professionale e del ricollocamento degli esuberi. Per non parlare del fatto che la delega, come le altre rfierite alla legge 107/2015, è in scadenza e serve una proroga, probabilmente con emendamento parlamentare al senato al decreto Milleproroghe, per esercitarla.

La riforma del sistema delle classi di concorso, peraltro, prende le mosse dalla necessità di ricollocare i docenti delle scuole secondarie di II grado all'interno del nuovo ordinamento introdotto dalla riforma Moratti. Ma la rivisitazione del sistema è subito apparso di particolare complessità. Tanto che, nel corso degli anni, l'amministrazione è dovuta intervenire con mere circolari per riempire, almeno provvisoriamente, il vuoto normativo determinato di dall'entrata a regime della riforma Moratti, in assenza del previsto regolamento che avrebbe dovuto definire le nuove classi di concorso e, con esse, la disciplina delle confluenze delle vecchie classi di concorso nelle nuove.

Questa scelta del ministero, peraltro, ha esposto l'amministrazione scolastica a diverse soccombenze in giudizio, a seguito di azioni promosse da docenti precari che, a causa delle disposizioni contenute nella circolare sulle confluenze, avevano visto ridursi le possibilità di ottenere incarichi di supplenza. Il regolamento, peraltro, è stato finalmente emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (19/2016, pubblicata il 22 febbraio scorso). Ma nel frattempo, le organizzazioni sindacali hanno segnalato all'amministrazione una serie di criticità, di refusi e di omissioni, che sono state oggetto di discussione proprio nell'incontro che si è tenuto ieri tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative, Cgil,Cisl,Uil, Snals e Gilda, e del ministero dell'Istruzione.

Tra i vari argomenti di discussione anche quello dei titoli di accesso di alcune classi di concorso del settore artistico e musicale. A questo proposito, infatti, alcune organizzazioni sindacali avevano lamentato il mancato riconoscimento di alcuni titoli rilasciati dalle accademie, dai conservatori e dagli Isia in favore dei titoli universitari. Che peraltro certificano il possesso di competenze generaliste in luogo delle necessarie competenze tecniche richieste in alcuni specifici settori (si pensi per esempio agli istituti superiori per le industrie artistiche).

E poi c'è il problema dell'assenza di una disciplina transitoria che consenta ai possessori dei vecchi titoli di accesso alle classi di concorso di farli valere ai fini dei prossimi concorsi. Infine, la questione delle nuove classi di concorso nei licei musicali che, comunque, precludono l'accesso alla mobilità professionale ai docenti di musica delle vecchie classi A031 e A032 anche se in possesso dei diplomi di strumento musicale Fatto, questo, che impedisce la ricollocazione degli esuberi in queste discipline e che, in futuro, potrebbe precludere ai docenti di musica, attualmente su cattedre di potenziamento, di essere riassorbiti sulle cattedre ordinarie. Bloccando così la possibilità di modificare queste cattedre anche in presenza di specifiche richieste delle scuole in sede di elaborazione del Ptof. La legge 107, infatti, vieta tali modifiche se causa di insorgenza di esuberi. Si tratta, dunque, di questioni importanti che, se non affrontate tempestivamente, rischiano di ingenerare un forte contenzioso e, in qualche misura, di vanificare l'intento del legislatore.

Che va nel senso di ampliare il più possibile la fungibilità delle abilitazioni, così da rendere più semplice l'accesso alla mobilità professionale e la ricollocazione degli esuberi. In definitiva: evitare ulteriori costi per l'erario. A ciò va aggiunta anche l'urgenza di definire un ambito certo di spendibilità dei titoli di studio terminali che vengono rilasciati da atenei e istituti di alta cultura, così da orientare gli studenti nella scelta dei corsi di studio e nella individuazione dei possibili impieghi ai fini dei concorsi a cattedra. Resta il fatto, però, che per modificare l'impianto disegnato dal decreto 19 potrebbe essere necessario un ulteriore intervento legislativo a livello primario. A viale Trastevere, però, sostengono che la modifica dovrebbe rientrare nella delega sul reclutamento indicata dal legislatore nella legge 107. E, dunque, la questione potrebbe essere risolta direttamente in quella sede.


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