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"Ci chiudono perché non sanno cosa fare Sarà un disastro per gli studenti più fragili"

L'accusa del presidente del liceo Volta di Milano: "Pensano che non ci siano ricadute"

23/10/2020
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La Stampa

fabio poletti

milano

A fine febbraio, quando chiusero le scuole, dieci giorni prima del lockdown, la lettera che scrisse ai suoi studenti del liceo Volta di Milano divenne virale. Il messaggio, malgrado tutto, era assai chiaro: «Non facciamoci avvelenare dal Covid». Nove mesi dopo il professor Domenico Squillace, preside di uno dei più prestigiosi licei della città, alla vigilia del ritorno alla Didattica a distanza ha ancora parole nette: «Ritornare alla Dad è un disastro. Ci saranno ripercussioni enormi sui ragazzi. Per tutta l'estate abbiamo lavorato per mettere in sicurezza le scuole. Non può essere che dopo un mese è già tutto finito. Chiudono le scuole quando non sanno cosa fare. Lo fanno perché a parte le cartolerie e i baretti attorno alle scuole non ci sono altre ricadute economiche. Se ci sono i numeri, si torni al lockdown. Ma è una illusione pensare di fermare la curva dei contagi lasciando a casa gli studenti».

Nella sua scuola ci sono stati una ventina di casi di contagio. Oggi rientra un'intera classe che è stata in quarantena per un caso positivo. Ma non ci sono stati altri contagi tra i compagni di classe. Spiega il preside: «La scuola è un luogo sicuro. I ragazzi si contagiano facendo sport, calcetto o basket. Se vedo qualcuno sul campo da basket della mia scuola, uso il lanciafiamme di De Luca. Noi stiamo molto attenti, abbiamo un protocollo di sicurezza che sembra scritto nella Corea del Nord». Secondo disposizioni governative, i genitori sarebbero tenuti a misurare la temperatura dei propri figli. Al Volta il personale non didattico la rimisura. «Ogni giorno mandiamo a casa uno o due ragazzi con 38 di febbre. Questo la dice lunga dei controlli in famiglia».

Quello che più preoccupa il preside Domenico Squillace sono però le ripercussioni sui ragazzi. A partire da quelle materiali. «Ho la fila di ragazzi che mi chiedono un pc o un tablet per studiare da casa. In famiglia c'è un computer ma il padre è in smart working e ci sono i fratelli. Abbiamo comperato per loro una ventina di tablet ma poi c'è il problema della connessione. C'è ancora chi ha la adsl. E ci sono ragazzi che per stare tranquilli studiavano in bagno con lo smartphone. C'è il serio rischio che la Dad aumenti le differenze sociali che la scuola dovrebbe ridurre. No, meglio molto meglio se avessero deciso di spostare l'orario delle lezioni. Magari dalle 10 alle 15, lontano dall'ora di punta sui mezzi pubblici».e preoccupazioni vere del professor Domenico Squillace sono però tutte rivolte a quello che la scuola offre: «Non si tratta di perdere una parte del programma. La scuola è ben altro. È un ambito di socialità reale molto formativo. Non ci sono più i cortili, le piazze, gli oratori, c'è solo il web. Ci sono ragazzi che mi scrivono mail per chiedermi di non chiudere la scuola. Con la Dad perdiamo capacità di studio, concentrazione, dialogo. Non posso dire io cosa succederà ma sono molto preoccupato». Da dirigente scolastico, il preside del liceo Volta non potrà che applicare le direttive regionali o nazionali. Ma già ha qualche idea: «Ho letto che sarebbero comunque garantiti i laboratori in presenza. Ne faremo anche di italiano, di scrittura... Ne faremo il più possibile per i nostri ragazzi». —