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"Briciole alla scuola. Quei soldi non bastano a riaprire in sicurezza"

Nel dl Rilancio 1,5 miliardi. Ma enti locali e sindacati chiedono più risorse. “Indispensabili per ripensare le aule, potenziare i bus e assumere docenti”

07/06/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

«Andranno tre miliardi ad Alitalia e la metà alla scuola», aveva sibilato ai microfoni di Radio Capital solo pochi giorni fa l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Un refrain che monta sui social, nelle chat degli insegnanti, nei flash mob dei genitori. Salta agli occhi il problema delle risorse per la ripartenza in aula a settembre, ne è consapevole lo stesso premier Giuseppe Conte che coi soldi che arriveranno dall’Europa immagina un forte investimento nell’istruzione. Intanto i conti si fanno con il miliardo e mezzo stanziato nel decreto rilancio. Insufficienti, tuonano i sindacati domani in sciopero. «Non bastano» riconoscono gli enti locali. «Non si riparte senza indicazioni precise e risorse adeguate» osserva Mario Rusconi, voce dei presidi del Lazio.

Per garantire le misure di sicurezza servono fondi. E tanti. Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, lo ha spiegato tre giorni fa alla ministra Lucia Azzolina e al presidente del Consiglio in videoconferenza: «Serve il doppio degli stanziamenti fin qui messi nel decreto». E le Regioni incalzano per voce del presidente Stefano Bonaccini chiedendo un incontro urgente al governo, dopo il confronto sulla scuola che non è bastato a sciogliere i nodi. «Abbiamo chiesto che si possa tornare a scuola in presenza e per questo vogliamo collaborare — dice — Occorrono, prima possibile, le linee guida e avere certezza di risorse per potenziare, per esempio, il trasporto scolastico. Inoltre per le nuove esigenze ci vogliono più docenti». Decaro ha fatto i conti sull’edilizia scolastica: considerando un costo medio per interventi “leggeri” (banchi monoposto, muri da alzare per ricavare più aule) di 20mila euro nei 28mila edifici che ospitano materne e primarie occorrono 620 milioni, quasi il doppio dei 360 stanziati. «E poi c’è la necessità di deroghe normative sulle assunzioni», aggiunge.

Nel decreto rilancio un miliardo (400 milioni per quest’anno, 600 per il 2021) è destinato all’emergenza Covid, ma ancora non è stato definito come sarà distribuito. Dettagliate invece sono le voci per i 331 milioni che incrementano il Fondo per il funzionamento delle scuole: si va dalla didattica a distanza all’acquisto di mascherine e dispositivi digitali, all’adeguamento e alla sanificazione degli spazi. Altri 150 milioni vanno alle scuole paritarie, 39 per la Maturità, 10 sull’apprendimento. La ministra Azzolina si è difesa: «Ho mobilitato 4 miliardi da quando mi sono insediata». Dentro, oltre al decreto Rilancio, c’è il Cura Italia (130,5 milioni per pulizia e didattica a distanza), 2 milioni nel Decreto scuola per il digitale, 953 milioni di fondi europei non spesi (risorse Pon), 789 milioni per l’edilizia sbloccati dall’inizio dell’anno, più 1,1 miliardi in corso di autorizzazione per la messa in sicurezza degli edifici. Ma i conti non tornano.

Per garantire la didattica a piccoli gruppi occorrono più docenti. All’orizzonte c’è la stabilizzazione di 32mila precari in tre anni col concorso straordinario per medie e superiori, ma non cattedre in più. La Cisl stima che solo per sdoppiare le classi alle materne e primarie occorrerebbero 110mila supplenti in più, costo: tre miliardi. «Con le risorse attuali la scuola non potrà riaprire in sicurezza», dice la segretaria Lena Gissi. Francesco Sinopoli calcola necessari 5,9 miliardi per garantire il distanziamento e le misure di sicurezza nei primi 4 mesi di avvio delle lezioni. Solo accogliere bambini e ragazzi nello spazio di 4 metri quadrati per alunno, si legge nel dossier Flc-Cgil, ci vorrebbero 271mila nuove aule, dalla materna alle superiori. Come uscirne? In parte dipenderà dal Mef che dovrà autorizzare nuove assunzioni. Viale Trastevere punta a portare a casa soprattutto più bidelli e personale dell’infanzia. Ma è una corsa contro il tempo e la coperta non si allunga. E così anche l’ultima ipotesi che fa discutere — i divisori in plexiglass tra i banchi — viene vissuta, nella sintesi dei genitori del Comitato “Priorità alla scuola”, come «solo una boutade, perché in realtà il ministero è in ritardo sulle linee guida e mancano i soldi».