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A dare i voti ad atenei e corsi la strana agenzia di Gelmini

01/02/2013
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l'Unità

Mario Castagna

Profumo ha varato le linee guida dell'Ava, il sistema di valutazione che rischia di essere soffocato dalla burocrazia e dai cavilli E sopra tutto c'è l'Anvur Un'università più piccola, più povera e sempre più stressata. I dati del Cun dimostrano che il calo di studenti e di finanziamenti ha ormai portato il nostro sistema universitario al collasso. Su un terreno sempre più inaridito si sta abbattendo però un diluvio burocratico che rischia di mettere ancora più in difficoltà i professori e i ricercatori delle università italiane. Il ministro Profumo ha varato da poco le linee guida per l'Ava, il sistema di Autovalutazione, Valutazione ed Accreditamento delle università italiane. E tutti incominciano già a tremare, non tanto per la paura di essere valutati, ma per lo stress burocratico che il processo di valutazione rischia di generare. Già oggi ogni corso di laurea viene monitorato da un nucleo di valutatori interni che raccolgono migliaia di questionari che registrano la soddisfazione degli studenti. Il nuovo sistema varato dal Miur complica enormemente questo sistema. Il ministro lo ha chiamato il bollino di qualità, ma non sono pochi coloro che si troveranno tra le mani solo qualche ramo secco invece che frutti rigogliosi. Alberto Baccini, uno dei redattori di Roars, rivista telematica che si occupa della valutazione universitaria ormai da più di un anno, fa parte del nucleo di valutatori dell'Università di Siena. Ci riporta una delle preoccupazioni più frequenti nelle aule universitarie: «La valutazione diventerà un processo molto complicato. Solo gli studenti dovranno compilare per ogni corso 6 questionari. Più che una valutazione siamo di fronte ad un sistema di regole e regolette che uccidono l'autonomia universitaria». In effetti il punto più preoccupante è l'ultima fase dell'Ava, che è quella dell'accreditamento. Tutto il processo sarà guidato dall'Anvur, l'agenzia creata dalla Gelmini che dovrebbe valutare l'intero sistema dell'università e della ricerca in Italia. Peccato che, quella che doveva essere un'agenzia indipendente, si è rilevata una tecnostruttura ministeriale sempre più potente. Il comitato direttivo è di nomina politica, essendo stato proposto dalla ex ministro Gelmini nel gennaio del 2011. I membri del consiglio direttivo rivendicano da tempo la loro indipendenza dal ministero. Ma basta controllare la loro sede per capire quanto forti siano i legami tra l'ex numero del dicastero e l'agenzia: hanno sede nello steso ufficio, a poche rampe di scale di distanza. L'agenzia è talmente poco dipendente dal potere politico che non è ancora stata accreditata come ente autonomo di valutazione dalla rete europea di agenzia per la qualità della ricerca. Un ministero nel ministero che decide la vita e la morte di dipartimenti, facoltà e corsi di studio universitari. Un potere enorme che rischia di limitare fortemente l'autonomia cultura dell'accademia italiana. L'agenzia è stata molto criticata negli ultimi mesi per aver gestito tutto il processo per il reclutamento dei nuovi professori. Dopo aver dato dignità scientifica a riviste come Yatch Capitale e a Suinocultura, scatenando le risate di buona parte del mondo culturale italiano, oggi l'agenzia si ritrova con il potere di accreditare i corsi di studio universitari.

CURIOSE VICINANZE Anche la conferenza dei rettori, per bocca del suo presidente Marco Mancini, ha chiesto all'Anvur di «ripensare parzialmente le modalità di implementazione del sistema di accreditamento. Le università sono infatti ancora alle prese con l'applicazione della legge Gelmini e sono impossibilitate, non per loro volontà, a mettere in piedi il nuovo sistema di accreditamento». Sempre Alberto Baccini ci ricorda che l'agenzia francese, nel funzionamento molto simile all'Anvur italiana, è stata chiusa: «non garantiva indipendenza e imparzialità. Era un delirio burocratico. Il modello italiano sembra purtroppo molto simile al modello francese». E tutti sperano che insieme all'acqua sporca di un'agenzia poco funzionale non venga gettato il bambino di un sistema di valutazione dell'università italiana finalmente efficiente.