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Scuolaoggi-Lombardia-Doppio canale alle superiori: questione aperta. Intervento dell'assessore Alberto Guglielmo e replica dalla Cgil

Doppio canale alle superiori: questione aperta. Intervento dell'assessore Alberto Guglielmo e replica dalla Cgil Reduce da un incontro con il ministro Letizia Moratti, l'assessore regionale...

22/05/2003
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ScuolaOggi

Doppio canale alle superiori: questione aperta. Intervento dell'assessore Alberto Guglielmo e replica dalla Cgil
Reduce da un incontro con il ministro Letizia Moratti, l'assessore regionale alla formazione Alberto Guglielmo ha subito fatto il punto della situazione, per sottolineare l'esigenza che si possa procedere il più rapidamente possibile per realizzare la "seconda gamba" della riforma delle superiori. Immediata la risposta della segreteria regionale della Cgil scuola. Ecco il testo dell'intervento di Alberto Guglielmo: 'E' necessaria un'accelerazione ai decreti attuativi che ci metta in grado di poter partire con i nuovi programmi già nell'anno scolastico 2003-2004 in modo da passare nel 2004-2005 a fare della riforma un fatto ordinario. In secondo luogo, ma non per questo meno importante, è sempre più evidente che la seconda gamba del sistema di istruzione e istruzione e formazione professionale è l'innovazione dove si gioca il successo o il fallimento della riforma Moratti". E' quanto dichiara l'assessore all'Istruzione, formazione e lavoro della Lombardia, Alberto Guglielmo al termine dell'incontro di oggi delle Regioni con il ministro Moratti. "Per quanto riguarda l'attuazione della riforma, la posizione della Regione Lombardia è chiara: c'è bisogno di un secondo canale autentico e forte che non si limiti ad arginare la dispersione scolastica o a coprire fasce di disagio sociale ma che dia ai suoi studenti qualifiche vere, altamente spendibili sul mercato del lavoro. In tal senso è evidente che gli Istituti Tecnici e gli Istituti Professionali si collocano coerentemente nel sistema dell'Istruzione e Formazione professionale. Appare invece, assolutamente paradossale la proposta che qualcuno sostiene circa l'articolazione in indirizzi dei licei tecnologici ed economici in corrispondenza a specifici settori o particolari tecnologie: tale opzione tende a riprodurre la logica della legge 30/2000 che chiamava "licei" tutte le scuole del secondo ciclo facendo confusione tra percorsi preparatori all'università e percorsi professionalizzanti. Con il risultato di non soddisfare né l'interesse di chi desiderava proseguire gli studi all'Università né di chi intendeva spendere nel mondo del lavoro il titolo acquisito. La nostra proposta, invece, risponde ad uno schema che disegna un sistema innovativo e pluralistico:
a) Centri di formazione professionale
Tornano ad iniziare i loro percorsi a 14 anni
Le qualifiche sono triennali
Sono chiamati a svolgere percorsi organici "di filiera" comprendendo il diploma di formazione ma potenzialmente anche il diploma di formazione superiore.
b) Istituti professionali
Tornano a sviluppare percorsi di qualifica (tre anni) e di diploma ma possono anche operare nella formazione superiore fino ai 21 anni di età.
c) Istituti tecnici Sono chiamati a sviluppare percorsi progressivi che prevedano la qualifica ed il diploma di formazione, e devono operare nell'ambito della formazione superiore fino ai 21 anni di età.
Le Regioni '#8211; prosegue Guglielmo - sono diventate, grazie alla Riforma e anche in vista della devolution, protagoniste nella gestione del sistema di formazione e istruzione, ma non vogliamo sostituire al centralismo burocratico statale un nuovo centralismo regionale. Da questo punto di vista agiremo su due fronti. Da una parte, occorre valorizzare appieno l'autonomia degli istituti, ad esempio trasferendo loro il personale e consentendo loro di attirare le migliori professionalità attraverso, magari, contratti integrativi di istituto. In questo modo si valorizza la professionalità dei docenti, superando la loro inaccettabile riduzione a una sorta di ceto impiegatizio sottopagato e spesso frustrato. Inoltre, la Regione Lombardia, intende svolgere una propria attività di controllo della qualità del sistema regionale, ad esempio, chiedendo la regionalizzazione dell'IRRE. Non intendiamo sostituirci allo Stato, che in base alla costituzione e alla nuova legge deve garantire il monitoraggio generale della qualità del sistema e gli standard minimi, ma riteniamo che il sistema dell'istruzione lombarda possa dare di più ed essere valutato anche nel suo rapporto con il territorio. Il monitoraggio ci potrebbe consentire di valutare i singoli istituti e intervenire con un fondo apposito per aiutare tutti a conseguire in prospettiva l'eccellenza. Contemporaneamente, offrire alle famiglie uno strumento adeguato di valutazione sul futuro dei propri figli, che è anche il futuro della nostra società. Per quanto riguarda la Regione Lombardia '#8211; conclude Guglielmo '#8211; in attesa dei decreti attuativi siamo comunque in grado, grazie alla sperimentazione svolta l'anno scorso, di garantire ai quattordicenni di poter svolgere l'obbligo nel secondo canale dell'istruzione e formazione professionale, offrendo undici titoli spendibili a livello nazionale. C'è una forte richiesta da parte delle famiglie per poter svolgere l'obbligo nel secondo canale. Già oggi, pur in assenza dei decreti attuativi, e quindi in una situazione ancora non chiara, più di duemila famiglie lombarde hanno iscritto i propri figli contemporaneamente al secondo canale e al sistema dei licei".
All'assessore Gugliemo ha subito risposto Wolfango Pirelli, segretario Cgil scuola Lombardia:
'L'Assessore Regionale all'Istruzione, Formazione e Lavoro della Lombardia per la prima volta in modo compiuto, esprime il punto di vista della Regione Lombardia circa l'applicazione del 'secondo canale' di istruzione e formazione professionale previsto dalla legge Moratti.
Come Cgil scuola abbiamo, da tempo, assunto nel merito una posizione sintetizzata in una nota pubblicata il 14 maggio sul sito della cgil scuola.
Nel frattempo il dibattito ha registrato importanti prese di posizione (ad es. da parte di Confindustria in un convegno del 6 maggio) contrarie ad un modello di 'secondo canale' costituito dalla gran parte degli attuali istituti tecnici e professionali statali.
Anche per queste ragioni non condividiamo la posizione dell'Assessore Regionale che, oltre ad essere inopportuna in una fase di confronto ancora aperto sull'attuazione della legge, è sbagliata nell'ipotesi proposta.
La Cgil scuola è contraria al trasferimento degli istituti tecnici e professionali alle regioni, ritenendo necessario, accanto ai Licei, individuare un'area tecnico-professionale statale, nella quale ricollocare gli attuali istituti tecnici e professionali, opportunamente riformati.
Cosi come, a suo tempo criticammo la proposta di una maggior liceizzazione degli istituti tecnici e professionali, oggi l'idea di impoverire l'esperienza maturata da queste scuole nell'ambito della formazione professionale regionale non è accettabile.
Peraltro la stessa formazione professionale regionale qualificata rivendica oggi un ruolo non di supplenza della scuola, dentro un ipotetico 'secondo canale', ma una funzione di raccordo con le trasformazioni dell'apparato produttivo e del mercato del lavoro, e di integrazione con la scuola.
Per questo va rilanciata l'idea di un percorso scolastico secondario che preveda, nei primi due anni, modalità integrate tra scuola e formazione professionale.
Inoltre è grave ed irresponsabile la proposta di demandare alle scuole la gestione del personale, non garantendone la copertura finanziaria ed affidando alla competitività delle scuole la valorizzazione professionale degli insegnanti.
Infine l'idea di un sistema regionale di valutazione assume, in questo contesto, il carattere di un puro e semplice controllo 'burocratico'.


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