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Repubblica-Milano-Mancano prof di sostegno, no ai corsi

Il preside non ha potuto accettare le richieste di iscrizione alla prima classe: colpa dei tagli della Regione

23/03/2006
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la Repubblica

Istituto di Saronno costretto a lasciare a casa ventisei disabili
L´appello dei genitori a Abelli
"È una scelta contro i deboli"
SARA BRACCHETTI


«Cari ragazzi, non venite alla nostra scuola. Da noi, per voi non c´è posto». Il messaggio, per ora, è destinato a ventisei ragazzi, accomunati dalla voglia di imparare un lavoro e da un handicap che rende necessaria assistenza qualificata in classe e programmi didattici adattati. Ma potrebbe presto raggiungere altri disabili che oggi frequentano la terza media e sono intenzionati a iscriversi a un istituto professionale lombardo: a causa dei tagli alle risorse, dall´anno prossimo le scuole finanziate dalla Regione rischiano di non potersi più permettere gli insegnanti di sostegno.
Allo Ial di Saronno, provincia di Varese, ci hanno già rinunciato. Non di un atto di discriminazione si tratta, ha voluto spiegare il direttore Arnaldo Colombo. A una missiva di cortese rifiuto ha preferito un faccia a faccia con le famiglie in cui chiarire dall´inizio le responsabilità: a limitare l´accesso all´istituto è una questione meno clamorosa e più prosaica, di natura economica, dovuta al taglio dei finanziamenti alla scuola e a un nuovo criterio di ripartizione dei fondi. «Fino all´anno scorso, - ha precisato - il denaro era assegnato in base alla durata dei corsi: 100mila euro per mille ore di lezione, più un sussidio per ogni allievo portatore di handicap. Quest´anno, per le classi prime entrerà in vigore un nuovo sistema, basato non più sul numero delle ore ma degli alunni: 4.500 euro ciascuno, fino a un massimo di venti quote, cioè 90mila euro per un corso che a noi costa però come in passato. E non sono previste ulteriori sovvenzioni per i portatori di handicap». Una penalizzazione mascherata da razionalizzazione, che assicura un risparmio pari almeno al 10% e colpisce tacitamente i disabili: la scuola potrà infatti continuare ad accoglierli, ma dovrà pagare di propria tasca il personale idoneo, attingendo alle risorse già di per sé assottigliate.
Uniti in fronte compatto, i genitori provano a sensibilizzare le istituzioni. Lettere di segnalazione del caso, finora senza replica, sono state inviate a Giancarlo Abelli, assessore regionale alla Famiglia, e Andrea Pellicini, assessore alla Formazione professionale di Varese. «Mi sono fatto carico del problema non appena sono venuto a conoscenza della delibera regionale, a febbraio – replica quest´ultimo – Con il nuovo meccanismo, le quote riservate agli istituti professionali sono a malapena sufficienti a garantire le attività ordinarie. Per coprire il fabbisogno, alla provincia di Varese servirebbero altri 300mila euro, alla Lombardia intera circa 3 milioni. Sono certo che la Regione non vorrà venir meno ai suoi doveri: per questo, una decina di giorni fa, ho scritto una lettera al presidente Formigoni».