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Repubblica-Bari-Così il Polo sta uccidendo l'istruzione

Sabato scorso, in occasione della ristampa aggiornata del "Libro bianco sulla scuola", l'associazione "Aprile" ha organizzato a Roma l'iniziativa nazionale "Più sapere, più futuro. Sapere, lavoro, i...

17/10/2002
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la Repubblica

Sabato scorso, in occasione della ristampa aggiornata del "Libro bianco sulla scuola", l'associazione "Aprile" ha organizzato a Roma l'iniziativa nazionale "Più sapere, più futuro. Sapere, lavoro, innovazione, democrazia". Questo momento d'incontro e di dibattito ha rappresentato, in particolare, un'occasione di confronto con i sindacati del settore scolastico, con le associazioni professionali dei docenti, con i genitori, con gli studenti, con i coordinamenti degli insegnanti. Sono state avanzate proposte e sono state approfondite analisi ad ampio raggio sul futuro della scuola: nello specifico, ciò che è stato rilevato in maniera decisa e netta è che questo governo, nella sua prassi legislativa e amministrativa, al di là delle dichiarazioni d'intenti, mostra chiaramente d'intendere le politiche in materia di formazione e di ricerca come "politiche di settore", ovvero come un "costo" piuttosto che come un investimento per il futuro. Così è per la scuola, così per l'università, così per la ricerca scientifica.
Con questa Finanziaria si conferma come l'istruzione sia, per il governo e per la maggioranza di centrodestra, terreno di risparmio.
Misure di razionalizzazione, le chiama Moratti, avviate nella Finanziaria dello scorso anno e confermate dalla Finanziaria del 2003. Per questa politica è uno spreco tutto quanto serve a combattere le disuguaglianze e a valorizzare le differenze. E' uno spreco il numero degli insegnanti: se ne diminuisce il numero, e anche coloro che avrebbero diritto al ruolo restano precari, o per dirla più modernamente, lavoratori flessibili. Uno spreco le politiche di integrazione dell'handicap. E così si dà un colpo mortale, con la diminuzione dei posti degli insegnanti di sostegno e l'aumento dei soggetti portatori di handicap per ogni classe, a una delle più significative ed efficaci esperienze della nostra scuola. Uno spreco dotare le scuole di fondi per progetti per l'integrazione di alunni stranieri, per combattere la dispersione, per arricchire i percorsi e l'offerta formativa. Uno spreco il personale ausiliario, tecnico amministrativo che viene ridotto drasticamente. È un'idea di scuola semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo, una scuola a una dimensione (persino la questione del crocifisso è emblematica a questo proposito). Una scuola che deve costare sempre di meno. Sono scelte che rischiano di consegnare la scuola pubblica, così impoverita, a un destino di marginalità e di declino. Perché le famiglie più avvertite cominceranno a cercare e a pagarsi un'istruzione e una formazione di qualità. E certo, le si può aiutare potenziando le politiche dei buoni-scuola.
Insomma, questa finanziaria non va né nella direzione del rigore né in quella dello sviluppo, ma in quella del puro contenimento. Sono dunque scelte, come ribadito nelle analisi e nei commenti che sono stati avanzati sabato scorso, antidemocratiche perché mettono in discussione diritti fondamentali, e sono scelte miopi, perché una nazione può crescere, sia dal punto di vista della cultura e della partecipazione democratica, sia dal punto di vista dell'economia, se c'è una scuola in grado di far crescere i livelli di istruzione della maggior parte della popolazione, se si sceglie di investire nella formazione, nell'innovazione e nella ricerca. La scuola pubblica rappresenta il luogo di formazione alla cittadinanza, uno spazio d'incontro fra differenti culture, dove si costruiscono l'identità culturale del paese, valori condivisi, percorsi di vita. E dunque una macchina complessa che il Ministro Moratti sta tragicamente dimostrando di non saper nemmeno gestire. Negare investimenti all'istruzione pubblica significa negare al paese la possibilità di crescere, di avere un futuro. Su queste basi, è evidente la centralità del tema scuola nella piattaforma dello sciopero indetto per il prossimo 18 ottobre: uno sciopero che intende rappresentare l'occasione non solo per determinati settori e comparti del mondo lavorativo, ma piuttosto per l'intero paese, di costruire una forte e coesa opposizione al progetto politico e sociale di attacco alla democrazia, alle libertà e ai diritti.
Alba Sasso * deputato Ds


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