


>> Speciale sciopero 18 marzo <<
Per uscire dalla crisi bisogna guardare lontano. Le misuricchie che il Governo continua, peraltro, più ad annunciare che a varare non avranno alcuna efficacia in questo senso. Sono interventi “una tantum”, nel migliore dei casi misure tampone.
Guardare lontano significa sanare, riconvertire, ristrutturare, significa fare interventi di sistema. Significa investire a lungo termine. In un paese come l’Italia questo significa soprattutto investire in settori dove la risorsa umana è importante, settori con un alto valore aggiunto per le ricadute benefiche su tutto il paese, come la scuola, l’università, la ricerca, la formazione.
Anche per questi motivi i lavoratori della conoscenza oggi sono in sciopero. Scioperano proprio tutti: docenti, dirigenti, tecnici, amministrativi, ricercatori, nelle istituzioni pubbliche e in quelle private, e anche all’estero. Tutti consapevoli che in questi settori ci siano le condizioni di rilancio di un’occupazione qualificata e di benefici per tutti i cittadini in termini di innalzamento dell’istruzione, di accesso alla cultura, di maggiori occasioni sul mercato del lavoro e per via dei risultati di una ricerca libera in tutti campi. Benefici ai cittadini, al sistema delle imprese e all’economia.
E invece i settori della conoscenza stanno vivendo una buia stagione di tagli di occupazione e di finanziamenti, di dequalificazione con interventi pseudo-riformatori che stanno distruggendo il sistema pubblico di istruzione e formazione.
Sciopero, dunque, oggi e manifestazioni in tantissime piazze.
Collegatevi con noi nel corso di questa giornata e vi informeremo su quanto sta accadendo in giro per l’Italia e sulle adesioni allo sciopero. Ne arrivano da giorni, da parte di partiti, movimenti e singoli. L’ultima in ordine di tempo ci arriva da Como da un gruppo di precari iscritti alla Uil.
Ci arriva notizia che le piazze cominciano a riempirsi, tra poco ci chiameranno i nostri “webcronisti” per i resoconti.
Di seguito la web cronaca minuto per minuto dal Teatro di Palermo e a seguire gli aggiornamenti dalle altre città.
Siamo ospiti nel Teatro Garibaldi o Politeama che si trova sulla Piazza Ruggero Settimo al centro della città. Inizialmente progettato come teatro diurno all'aperto, fu inaugurato nel 1874 anche se incompleto e ancora privo della copertura, che fu completata nel novembre del 1877. Il valore di questa costruzione sta nell'esaltazione della funzione sociale del teatro come "teatro del popolo" con l'enorme sala a ferro di cavallo e due file di palchi.
In questo teatro si svolgerà oggi la manifestazione nazionale "I giovani per il Futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi", che sarà conclusa dal segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani. È una delle iniziative di "avvicinamento" al grande appuntamento del 4 aprile, decisa per ribadire la dimensione nazionale dei problemi del Meridione e la loro centralità nella piattaforma rivendicativa della CGIL per uscire dalla crisi.
La nostra presenza qui ha un significato ben preciso: la condizione giovanile meridionale, infatti, ha un legame evidente con la battaglia che stiamo conducendo per la salvaguardia e la qualificazione della scuola pubblica e dell'Università.
Istruzione e formazione come strumenti fondamentali per offrire un futuro di lavoro e non condannare alla precarietà, all'assenza di occupazione ed all'emigrazione le giovani generazioni.
In questa stessa giornata, le lavoratrici e i lavoratori di scuola, università, ricerca, afam e formazione professionale sono in tante città italiane a manifestare con la FLC Cgil, per lo sciopero generale che abbiamo proclamato in tutti i settori della conoscenza.
Durante l'iniziativa sarà presentato il documento: Giovani, il futuro del Mezzogiorno. Istruzione e formazione per uscire dalla crisi.
I nostri webcronisti di stanza a Palermo hanno fatto un gran lavoro di sintesi della manifestazione. Ecco cosa è successo nel capoluogo siciliano al Teatro Politeama.
Il teatro è un bellissimo colpo d'occhio, pieno di colori. Ci sono gli striscioni e le bandiere soprattutto della FLC Cgil, che oggi manifesta in tutta Italia, in occasione dello sciopero nazionale della conoscenza. Ma ci sono anche gli striscioni delle altre categorie, che sono qui oggi a manifestare, a sottolineare che senza la conoscenza non c'è futuro per l'insieme del mondo del lavoro.
E soprattutto ci sono i giovani, i protagonisti di questa giornata palermitana, che vogliono esprimere, anche con la loro presenza, il desiderio, il bisogno di essere protagonisti nella scuola, nell'università, nei luoghi della ricerca e nel lavoro, che vogliono sia sicuro e nella legalità.
Fuori dal teatro i gazebo della Cgil, anch'essi luogo di incontro tra giovani provenienti da tutte le regioni del sud e gli adulti, alcuni richiamati e incuriositi dalle bandiere della Cgil che riempiono questa splendida piazza.
La manifestazione, con la presidenza di Italo Tripi, Segretario Generale CGIL Sicilia, si apre con l'intervento di saluto di Maurizio Calà, Segretario Generale Camera del Lavoro di Palermo.
Dando inizio ai lavori ringrazia gli intervenuti, i giovani siciliani, le numerose delegazioni provenienti dalle altre regioni del Mezzogiorno e dal nord per dare forza a questa bella manifestazione sui giovani, sul Mezzogiorno e sulla centralità della conoscenza per uscire dalla crisi.
Ricorda che tutta la CGIL è impegnata nella costruzione della manifestazione nazionale del 4 aprile a Roma contro le politiche del governo inadeguate per fronteggiare la crisi, politiche che "spengono la luce" sul Mezzogiorno, la CGIL, invece, vuole riaccendere un riflettore sul Mezzogiorno. Lo sciopero di oggi di tutti i settori della conoscenza è per riportare al centro dell'attenzione questi settori che sono tra i più colpiti dalle politiche del governo che taglia i fondi per istruzione e formazione, necessari alla ripresa del paese e li utilizza per pagare i debiti delle società fallite e dei comuni deficitari amministrati dal centro-destra.
Tripi richiama l'attenzione sugli effetti della crisi che il Mezzogiorno pagherà doppiamente: per l'altissimo numero dei disoccupati, per lo stato di arretratezza delle infrastrutture, per lo stato dei servizi e della sanità, già inadeguati rispetto agli standard del resto del paese. Il governo, invece, investe sul ponte sullo stretto e opera scelte deleterie sull'istruzione, sulla formazione, sulle università.
Oggi si assiste ad una nuova emigrazione, alla fuga dei cervelli, lungo le vie della vecchia emigrazione; ma ad emigrare non sono più i contadini del sud, sono i giovani sui quali si è investito in studi, in formazione, in sapere, e si disperde un patrimonio condannando il sud a non svilupparsi.
Contro questo quadro disperato si elevano segnali di speranza da tante associazioni del volontariato, che operano per la legalità e che sono numerose al nostro fianco nelle manifestazioni, a partire da quella bellissima del 30 di ottobre che ha riempito le strade di Palermo di insegnanti, studenti e donne e uomini della società civile.
In conclusione, Tripi richiama i valori fondanti della CGIL, la figura di Di Vittorio, un contadino del sud che la guidò nel dopoguerra, un uomo del Mezzogiorno perché dalla debolezza del Mezzogiorno si può trarre la forza per il riscatto solidale per l'intero Paese.
Vera Lamonica, Segretaria confederale CGIL. Verso la manifestazione del 4 aprile, e non casualmente, in coincidenza con lo sciopero nazionale della conoscenza, oggi, a Palermo, i giovani, in particolare quelli del Sud, sono al centro della iniziativa della CGIL, perché i giovani sono lo specchio della difficoltà e complessità del momento che attraversiamo, ma sono anche la cartina di tornasole su cui è possibile misurare l'efficacia delle politiche e la lungimiranza delle strategie con cui si affronta la crisi.
Per noi, prosegue Lamonica, il futuro comincia esattamente da qui. Per uscire dalla crisi è centrale la formazione, la sua qualità, la sua diffusione, dalla scuola dell'infanzia fino all'università, tanto più nel Mezzogiorno e nel momento in cui con molta probabilità si sta entrando nella fase più dura della crisi.
È tempo di comprendere e di agire: a chi ci dipinge come quelli del “no” a prescindere, continuiamo a ripetere che ci sono dei no che vanno detti perché hanno anche un alto valore di proposta e contengono un'altra idea di evoluzione sociale e di democrazia, a partire dal Mezzogiorno, che rimane ancora il grande sconosciuto ed ignorato del dibattito politico.
Non vogliamo altri localismi, sottolinea Lamonica. C'è bisogno di una nuova qualità del governo locale e regionale, di un nuovo impegno nella battaglia politica e delle idee.
Vanno aperti tavoli in tutte le regioni del Sud per concentrare e velocizzare tutta la spesa possibile, a partire da quella dei Fondi Strutturali. Bisogna coinvolgere gli Enti Locali.
In questa fase di crisi, corriamo anche il rischio che la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra inquinino ulteriormente non solo il Sud ma tutto il Paese. Per questo abbiamo espresso apprezzamento per le posizioni assunte dalla Confindustria siciliana. Sono qui presenti, tra gli altri, i ragazzi dei movimenti antimafia della Sicilia e delle cooperative di Libera che gestiscono beni confiscati alla mafia, che dimostrano, qui come altrove nel Sud, che è possibile attivare coscienza civile e impegno diffuso contro la realtà soffocante delle reti criminali. Vorremmo che un'idea di legalità e di liberazione del Mezzogiorno dalle mafie fosse essenziale e prioritaria azione politica per lo sviluppo e per il rilancio dell'Italia.
Per fare legalità, conclude Lamonica, occorrono molte cose, ma una è decisiva per il presente e soprattutto per il futuro: la scuola e l'università sono luoghi determinanti per creare un ambiente che faccia cultura della legalità, per inserire anticorpi, per espellere ogni forma di violenza, per rendere i giovani sempre più protagonisti della battaglia per il loro futuro, che vuol dire il futuro del Mezzogiorno e quindi dell'Italia.
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Valentina Fiore, dell'associazione Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie, porta la sua testimonianza maturata all'interno della Cooperativa Placido Rizzotto "Libera Terra" che ha sede a San Giuseppe Jato. La giovane denuncia la fuga dei giovani dalla Sicilia sottolineando che ciò produce un danno anche economico per l'intera isola. I giovani si formano in Sicilia, ma poi investono le loro conoscenze fuori dalla loro terra di origine. Parlando in termini economici, l'investimento da fare non è erigere il ponte per unire la Sicilia e la Calabria, ma guardare e investire sul valore aggiunto fornito dalle giovani generazioni. Le difficoltà riscontrate, tuttavia, sono da sommare alla cancrena con la quale deve fare i conti l'isola: la mafia.
Per rendere più incisivo il suo discorso, Valentina Fiore cita un passo del film "Placido Rizzotto" di Pasquale Scimeca: "Questo nemico contro cui dobbiamo lottare non sono i padroni, siamo noi stessi con le nostre paure che ammazzano la speranza, con i nostri piccoli interessi e i nostri egoismi". La scuola in ciò riveste un ruolo primordiale, ma da sola non basta: l'antimafia deve essere presente in ogni piccolo gesto quotidiano. Il contesto odierno non è più quello di 20 anni fa, ma bisogna innovarsi, creare le condizioni per far sì che ciò avvenga in modo concreto, serio e con sano ottimismo.
Conclude con un'altra citazione presa in prestito dallo stesso film: "Se vogliamo costruirci un futuro ce lo dobbiamo costruire con le nostre mani, questa terra che ci ha cresciuto può essere la nostra libertà, il nostro futuro, la nostra speranza".
Ornella Spina, R.S.A. Eduform Palermo. Tra le priorità della proposte per uscire dalla crisi è importante riflettere anche sulla Formazione Professionale in Sicilia, resa sempre più instabile dal sistema politico e clientelare. È deludente, da giovane lavoratrice, assistere alla superficialità di fronte alla possibilità di avviare un’offerta formativa di qualità, soprattutto in una regione in cui la percentuale di disoccupazione giovanile è altissima rispetto alle regioni del centro nord. Pur ritenendomi fortunata in un momento in cui vige una situazione di massimo precariato non posso non ritenere indispensabile un cambiamento nel sistema, al fine di realizzare alcuni obiettivi fondamentali. Nel mezzogiorno deve ancora instaurarsi una mentalità orientata alla qualità, all’innovazione, allo sviluppo del capitale umano, soprattutto di noi giovani, indirizzata alla produttività e alla competitività, capace di favorire il trasferimento tecnologico verso le imprese ed in grado di trasformare la situazione della formazione professionale nel Mezzogiorno d’Italia, da spreco/occasione perduta a strumento di politica attiva per il lavoro.
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Ibtissan Badri, che proviene dal Marocco e vive a Napoli, racconta la sua esperienza di immigrata iscritta all’università, dove ha dovuto affrontare tutte le difficoltà legate soprattutto alla non conoscenza della lingua italiana. Ha superato tale difficoltà frequentando un corso di educazione degli adulti e ha imparato l’italiano.
Nell'arco di pochi anni è riuscita in molte conquiste: si è tolta il burka che la faceva sentire spesso a disagio con gli altri studenti, è andata a lavorare in un centro commerciale, ha conquistato una sua autonomia anche rispetto alle rigide regole familiari.
Le sue battaglie nei confronti di rigide regole, patrimonio di antiche culture, sono state vinte, oggi l’unica battaglia che non riesce a vincere è quella contro questo governo. Dal palco del teatro Politeama di Palermo vuole dire il suo forte “NO” a tutto ciò che questo governo sta facendo contro gli stranieri in Italia. Chiede solo integrazione, uguaglianza e pari diritti. Vuole soltanto vivere in Italia e lavorare, ma il nostro governo considera tutti gli immigrati come nemici da combattere.
Ha costituito un’associazione internazionale i cui primi obiettivi sono l’integrazione dei cittadini stranieri e il dialogo con gli italiani. Ibtissan conclude e ribadisce che per conoscere i diritti e i doveri e raggiungere l'integrazione è fondamentale la conoscenza della lingua.
Prende la parola Domenico Pantaleo, Segretario generale FLC Cgil. Abbiamo bisogno di investimenti e non di tagli nel mezzogiorno, e soprattutto nel sistema formativo, solo così il nostro più grande patrimonio, i giovani dotati di competenze, di creatività, e di voglia di fare potranno non emigrare per cercare un lavoro che risponda alle loro aspettative.
E’ necessario un impegno particolare sul versante dell’istruzione nel Mezzogiorno , dove è evidente un ritardo in termini di efficacia dell’azione educativa e non, come si prevede ulteriori massicci tagli di personale che colpiranno in modo trasversale tutti i settori della conoscenza.
Deve essere obiettivo irrinunciabile di un Governo che si occupa del futuro dei giovani e del futuro del Paese innalzare la qualità del sistema d’istruzione della formazione dell’università. Tutte le indagini nazionali ed internazionali convengono nel mostrare che gli studenti italiani, e in particolare quelli del sud, hanno un significativo ritardo nei livelli sia di conoscenza che di competenze nei confronti di giovani di altri paesi europei.
Molte responsabilità ricadono anche sugli enti locali che al sud spendono molto meno nei servizi per l’istruzione . Sappiamo bene che c’è uno stretto rapporto tra investimenti sull’istruzione e le ricadute sugli esiti formativi dei giovani, e sullo stesso sistema economico e produttivo.
Ci troviamo, invece, di fronte a tagli inaccettabili: nei prossimi anni solo nella scuola ci saranno sette milioni di euro in meno, con il taglio di oltre 130.000 unità di personale, e non andrà meglio nell’università, nella ricerca, e nell’afam, dove siamo in presenza di una moltitudine di precari a cui non sarà rinnovato il contratto.
La precarietà rappresenta la questione centrale ed è il filo che unisce tutti i comparti della conoscenza; è una condizione che deve essere superata . Abbiamo formulato precise proposte su cui incalzeremo il governo: innanzitutto ribadiamo la richiesta di rimuovere i pesanti tagli; chiediamo la proroga di tutti i contratti per coloro che abbiano avuto rapporti di lavoro per 180 giorni, l’estensione degli ammortizzatori sociali nei nostri settori, la ripresa dei processi di stabilizzazione e di reclutamento. Il sud ha bisogno di investimenti, non di tagli ma gli investimenti devono garantire sviluppo sociale ed economico. Si deve intervenire con un piano d'investimenti sulle strutture scolastiche, sulle biblioteche , sulle palestre sui laboratori e non su megalopoli ed infrastrutture. C’è bisogno d'interventi di bonifica sociale nelle grandi periferie urbane, per combattere la dispersione e l’evasione scolastica che specialmente del sud consegnano nella mani della criminalità tanti giovani. Anche per questi motivi siamo oggi qui e saremo il 4 aprile a Roma.
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Andrea Gattuso, dell'UDU di Palermo. Mentre tutti i paesi puntano su istruzione e formazione per reagire ed uscire dalla crisi il governo taglia proprio in questi settori: un governo che non investe in istruzione è miope, non vede lontano. Si crea così precarietà e blocco della mobilità sociale. E ciò soprattutto al sud, cui si è finora guardato come ad un problema e non come ad una risorsa.
La formazione libera e pubblica e la cultura sono i mezzi che un giovane ha per riuscire nelle proprie ambizioni e affermare se stesso nella società. Ci è negata nel nostro paese, prosegue Gattuso, la possibilità di affermarsi nella società, di diventare classe dirigente e così i cervelli scappano.
Va ripensato il sistema degli stage e dei tirocini, che spesso sono una perdita di tempo. C'è bisogno di svecchiare il sistema produttivo anche tramite la ricerca. Ma soprattutto va svecchiata la politica; occorre abbandonare le pratiche clientelari e si deve affermare il principio meritocratico.
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Maria Orlando, della rete dei precari, esordisce leggendo gli articoli 1 e 4 della Costituzione. Spesso i precari sono visti, quasi con fastidio, come postulanti. Invita a soffermarsi sui volti degli individui, sulle loro storie personali.
Racconta a titolo di esempio la sua. Studi, laurea, concorsi a cattedra, inizia ad insegnare mentre continua a studiare, insegna ad alunni provenienti da aree a rischio della città. La sua professionalità si arricchisce nell’esperienza quotidiana. Nel frattempo continua a studiare e a lavorare ma gli alunni non sono mai i suoi perché non arriva mai il contratto a tempo indeterminato. Insegna agli alunni che lo studio e la conoscenza rendono gli individui consapevoli e cittadini migliori. Per questo continua a studiare. Seconda laurea, master, aggiornamento senza costi per lo Stato. Nel frattempo comincia a sentire strani discorsi che parlano di bamboccioni. Sono trascorsi 18 anni da quando ha cominciato ad insegnare. In 18 anni un bambino diventa uomo. E lei cosa è diventata? Niente, perché da precaria non ha più lavoro: “è stata resettata”, rischia di divenire un fantasma, una non persona. Il lavoro rende le persone cittadini consapevoli e non ricattabili: emancipa dalla prostituzione intellettuale, “Per un pezzo di pane”.
Conclude l'intervento al grido "Non siete soli, non lasciateci soli"
A conclusione dell’intervento della rappresentante dei "fantasmi", i precari della scuola, tutto il teatro è scattato in piedi, a sottolineare che insieme, alla fine, vinceranno le ragioni dei lavoratori.
"Noi, la Cgil tutta siamo sempre da questa parte e non solo non siamo pentiti di questa chiara scelta di campo ma ne siamo orgogliosi" ha sostenuto Italo Tripi che, commosso, ha dichiarato che non fosse altro che per questi momenti, "vale la pena di fare sindacato".
E così tutto il teatro ha continuato in piedi in un applauso che ha inteso anche abbracciare quelle persone sul palco che per noi non sono fantasmi, ma persone, appunto, che intendiamo continuare a rappresentare con sempre maggiore forza e convincimento.
Fulvio Fammoni, Segretario confederale CGIL. Siamo di fronte a una manifestazione riuscita, la partecipazione è molto alta, è importante che molti giovani siano venuti a parlare con la Cgil. Questo dialogo deve continuare e diventare il nostro modo abituale di lavoro.
L'Europa ci richiama a non lasciare solo nessuno nella crisi e a realizzare la libera circolazione delle persone e delle conoscenze. Ma l'Italia è lontana dall’Europa. In Italia il livello medio di istruzione della popolazione è più basso, i tassi di abbandono sono più alti, la partecipazione degli adulti alla formazione è molto al di sotto della media europea, le disuguaglianze tra nord e sud pesantissime.
La Cgil è stata accusata di allarmismo e disfattismo perché ha diffuso previsioni sulla disoccupazione che raggiungerà il 10% entro il 2010 e colpirà soprattutto le donne, i giovani, il mezzogiorno. Occorre dire la verità sui problemi reali. Disoccupati e precari non sono fantasmi, sono persone reali, risorse importanti su cui il paese deve far leva per salvarsi.
L'ultima indagine AlmaLaurea mette in luce che i giovani laureati del sud lavorano più tardi e sono pagati meno. Se invece emigrano trovano lavoro e sono pagati meglio. È la dimostrazione che le competenze dei giovani del sud non sono più deboli, e che c’è uno spreco di risorse investite nel sud per la formazione dei giovani dei cui talenti beneficiano altri territori e altri stati.
È il risultato di un modello di sviluppo sbagliato, povero e dequalificato, che punta solo a ridurre costi e diritti senza investire nel futuro e che considera la formazione solo una spesa improduttiva da tagliare e un settore da privatizzare.
Il governo vuole utilizzare la crisi per imporre un nuovo modello sociale iniquo, dove le garanzie e le protezioni diminuiscono e i servizi le istituzioni pubbliche si dequalificano.
Lo sciopero di oggi della FLC Cgil è contro la politica della Gelmini, contro la proposta Aprea che vuole privatizzare le scuola pubbliche trasformandole in Fondazioni, contro il licenziamento dei precari della scuola, che oltre tutto sono privi di ammortizzatori sociali. Si devono fermare!
La crisi deve essere fronteggiata con risorse adeguate e in modo tempestivo. Gli 8 miliardi di cui si parla non sono in realtà spendibili, le regioni hanno solo 151 milioni da utilizzare e non bastano nemmeno a pagare chi è già in cassa integrazione.
Occorre programmare il futuro per uscire dalla crisi rilanciando il mezzogiorno, superando precarietà e lavoro nero.
Ci stiamo mobilitando contro provvedimenti sbagliati e per sostenere le nostre proposte per uscire dalla crisi; non abbiamo posizioni ideologiche precostituite né ci interessa sostituirci ai partiti. La verità si farà strada e già molte persone condividono le nostre posizioni.
Hanno capito i genitori che hanno detto no al maestro unico scegliendo il tempo pieno. Lo stesso governo è costretto a fare i conti con le nostre rivendicazioni e a cercare soluzioni per i precari della pubblica amministrazione, per superare il patto di stabilità per gli enti locali, per rivedere e ampliare la legge sugli ammortizzatori sociali.
Contro le tendenze autoritarie del Governo è fondamentale la nostra fermezza sui temi della democrazia e della legalità.
Con questa manifestazione la Cgil vuol lanciare un messaggio di fiducia al sud: le nostre ragioni prevarranno, cambiare è possibile, otterremo i risultati necessari per il futuro delle persone e del paese.
Sofia Sabatino, Rete degli Studenti, in apertura del suo intervento ringrazia gli studenti arrivati oggi a Palermo da tutte le parti della Sicilia per testimoniare il grande disagio del mondo giovanile.
Sottolinea l'importanza per tutti i giovani di una politica di investimenti sull'istruzione e sul lavoro ed esprime la netta contrarietà degli studenti nei confronti dell'opera di smantellamento della scuola pubblica avviata e portata avanti da questo governo.
Chiede interventi rivolti alla modernizzazione della didattica, sussidi e strumenti per la crescita dei giovani, ma soprattutto attenzione da parte del governo a tutte le problematiche dei giovani, studenti oggi e lavoratori domani.
Sottolinea, inoltre, la situazione di disagio degli studenti fuori sede penalizzati soprattutto al Sud. Esprime la paura e la frustrazione di tutti i giovani del sud per non poter progettare un futuro nella propria terra e per avere come unica prospettiva il trasferimento al nord.
Non a caso “Ci state togliendo il futuro” e “Non sulla nostra pelle” sono gli slogan adottati dalla rete degli studenti, che vogliono così rivendicare con forza il loro diritto a politiche che garantiscano dignitose opportunità professionali a tutti gli studenti d'Italia.
Andrea Micciché, assegnista di ricerca presso l'Università degli Studi di Catania, nel suo intervento evidenzia i problemi dell'Università ed in particolare quelli legati al precariato. Nella sua testimonianza parte dai numeri che parlano di 57.000 precari a cui si possono aggiungere 18.000 medici specializzandi. Ribadisce che il dibattito sulla riforma dell'Università non può essere affidato alla demagogia e alle battute del premier. Si usano, invece, la semplificazione e la demagogia per coprire i tagli effettuati dal governo.
Nell'università esistono delle figure essenziali per il buon funzionamento del dipartimento: dottorandi, borsisti, assegnisti , docenti a contratto che operano per supportare la didattica e si dedicano anche alla progettazione. Queste figure sono essenziali, ma sono l'anello debole del sistema universitario e sono quelli che pagheranno in prima persona questa crisi proprio perché i meno tutelati. Oggi, ci troviamo di fronte a politiche di contrazione della spesa e non esistono diritti e sicurezza nei posti di lavoro (vedi Catania dove dei colleghi sono morti di cancro).
Non si pretendono stabilizzazioni a pioggia, ma diritti per chi ha dei meriti. Diritti elementari per i lavoratori che ne sono privi. Il suo appello finale è stato: "C'è bisogno di un sindacato anche nell'università, che metta al centro della sua politica i diritti".
Mimmo Denaro interviene in sostituzione di Daniela Tarizzo, docente del IV circolo didattico di Crotone, assente per motivi di salute. L’intervento affronta il tema dei fondi strutturali e l’utilizzo di questi nelle scuole del Mezzogiorno. Attraverso i progetti PON Istruzione l’UE eroga fondi per progetti mirati soprattutto contro la dispersione scolastica e l’abbandono, fenomeni tipici delle regioni del sud.
Con questi finanziamenti si cerca di mettere in atto strategie di rafforzamento del sistema scolastico su territori estremamente deprivati. L’esperienza in un territorio quale la Calabria, porta a dire che se essi non hanno risolto i problemi della scuola calabrese ma hanno ridotto gli abbandoni, hanno innalzato il successo scolastico di alcuni studenti in gravi difficoltà socio culturali, hanno fornito un’opportunità per far riconoscere le proprie capacità, i propri talenti, le proprie inclinazioni conducendoli ad un buon livello di autostima.
I Pon hanno avuto una ricaduta positiva anche sui docenti, che hanno potuto ampliare le loro competenze e sperimentare metodologie innovative. In conclusione si può affermare che sono uno strumento importante.
C’è ancora molto da fare per riuscire veramente ad avere risultati che possano essere quantitativamente visibili.
Angelo Gentile, bracciante agricolo, lavora nei campi sperimentali dell'università, dopo avere studiato da ragioniere. Il padre contadino con la terza elementare gli ha sempre suggerito di investire sullo studio come strumento di mobilità sociale.
Prima di arrivare alle prime esperienze di lavoro è stato fatto spesso oggetto del ricatto clientelare: puoi lavorare ma devi fare la campagna elettorale per il politico di turno. Memore della lezione del padre e del nonno, militanti della CGIL, ha sempre rifiutato il compromesso ed è arrivato ad avere un lavoro dignitoso con molto ritardo, e facendo ancora il bracciante, lo stesso lavoro del padre e del nonno. Certo le condizioni sono mutate dai loro tempi, ma ancora ci sono fenomeni diffusi di caporalato e da RSU della FLAI CGIL nella azienda dove lavora subisce ritorsioni e pressioni indebite dai "capi".
Nella CGIL, grazie all'esperienza di tre generazioni, che gli ha fatto conoscere i sacrifici e le lotte degli operai e dei contadini siciliani, grazie al nonno che lo portò per la prima volta a Portella delle Ginestre, ha imparato l'orgoglio di difendere i propri diritti, quelli del lavoro, e i diritti di tutti per una società più giusta. Per questo ha partecipato a più di 200 scioperi, e per questo dice alla Gelmini che sarà in piazza a difendere la scuola insieme alla CGIL, perché per fare studiare le sue figlie non si venderà le scarpe come fu costretto a fare Di Vittorio da bambino per acquistare il primo vocabolario.
Conclude Guglielmo Epifani, Segretario generale CGIL.
Il segretario generale della Cgil ha ricordato i motivi principali dell’appuntamento di oggi. In coerenza con quanto la Cgil pensa della crisi, siamo nel mezzogiorno, il grande dimenticato, che invece la Cgil ritiene centrale. Nei giorni scorsi eravamo a Brindisi, sulla crisi industriale e oggi a Palermo, per affrontare il tema dei giovani, del sud e il futuro del paese.È stata una scelta giusta: la crisi cambierà questo paese e, se in peggio, saranno i giovani e le donne ad avere le maggiori difficoltà.
Lo sciopero indetto dalla FLC in un settore complesso quale quello della conoscenza è stato un’iniziativa di grande importanza. E non solo perché è stato uno sciopero riuscito. Quando chiedono i dati sulle adesioni, io rispondo che, in questo momento di grave crisi, un minuto di sciopero ha un valore incommensurabile. Bisogna portare rispetto a questi lavoratori, perché stanno lottando per il paese, per i precari, per i giovani e gli anziani, per un’Italia migliore.
E non c’è dubbio, ha sostenuto Epifani, che con una scuola così tagliata non si va troppo in là. La scuola pubblica italiana non è da buttare, è una scuola seria, che forse non è all’altezza della situazione: va quindi riformata, non cancellata. Così come non si può cancellare chi in questa scuola lavora da 20 anni, perchè così si producono due danni: uno alla persone e uno alle istituzioni.
È stato abbondantemente detto della fuga dei cervelli.
Senza una scuola pubblica di qualità, noi perdiamo delle battaglie.La prima è quella della legalità: la scuola è maestra di legalità, anche quando altre istituzioni dello Stato sono assenti. Altro che fannulloni! Ci sono le maestre in strada a recuperare gli alunni che diversamente si perderebbero andando a ingrossare le fila della illegalità.
In Italia avviene una cosa strana: mentre in tutti gli altri paesi del mondo, governi di destra e di sinistra investono nella formazione, l’unico al mondo che taglia in questi settori è il Governo italiano. Perché? Non solo perché è più facile fare risparmio dove la spesa è alta e più concentrata. Ma anche perché la scuola è qualcosa di più: e se chi ci lavora non sente l’apprezzamento sociale del suo lavoro, si dequalifica l’esito di questo lavoro.
Il Governo deve riprendere a investire nella scuola pubblica, perché ora, come si evince dall’andamento delle iscrizioni, stanno aumentando quelle nelle scuole e nelle università private, dove la qualità è più bassa. E allora avremo una complessiva dequalificazione dell’offerta di istruzione del nostro paese.
Abbiamo iniziato la nostra battaglia da settembre, insieme ai giovani che ora sono in maggiore difficoltà.
Hanno cercato di confondere le acque, parlando di 5 in condotta e di grembiulino. Ma con la furbizia non si costruisce il paese.
E si taglia anche negli altri settori, mentre i soldi veri destinati alla crisi ammontano a soli 16 miliardi di euro. Il resto non c’entra. Sono sempre gli stessi soldi che cambiano solo di destinazione!
Fra le grandi dimenticanze, il segretario della Cgil denuncia l’assenza di una politica ambientale.
Si guardi al settore automobilistico: non è vero, come ha sostenuto la Lega, che la crisi riguarda solo le grandi aziende. Ci sono migliaia di aziende dell’indotto che senza il tardivo intervento del Governo, da noi da tempo sollecitato, avrebbero chiuso i battenti. Gli altri paesi hanno investito miliardi per le proprie aziende automobilistiche, l’Italia ha speso solo pochi milioni di euro. E comunque sempre dopo, in ritardo, mentre invece ci sarebbe bisogno di prevenire.
La crisi finirà prima o poi. Il problema è come ne uscirà questo paese; come ci arriveranno i giovani, gli anziani, i pensionati.Il Governo continua a negare la crisi perché diversamente dovrebbe dare risposte diverse dalla social card, dagli stanziamenti esigui.
Il messaggio al momento è “arrangiatevi, fate come potete!” Questa sì che è ideologia! Invece bisogna sostenere i più deboli. Abbiamo bisogno di riconoscere le diversità, di solidarietà. Da soli non si esce dalla crisi!
Anche per le tanto propagandate opere pubbliche non ci sono finanziamenti aggiuntivi e per giunta i tempi del loro avvio non servono per affrontare la situazione presente. Si parte, se tutto va bene, fra 16 mesi, ma sarà troppo tardi; noi non possiamo aspettare tanto! Occorre superare il patto di stabilità e i Comuni che possono devono spendere ora le risorse che hanno disponibili. Il presidente di Confindustria ieri l’altro ha detto le nostre stesse cose, ma ieri si è accontentata di pochi spiccioli aggiuntivi.
Che il Governo chiami il sindacato, chiami la Cgil: chiederemo altri soldi prospetteremo altre soluzioni, a partire dalla lotta all’evasione fiscale. Non si può chiedere al lavoro dipendente, già tanto tartassato, di sostenere chi è messo peggio. Bisogna chiedere a chi ha di più di aiutare chi ha meno! Non si può stare legati ai propri privilegi, alle proprie sedie. Diversamente non si danno segnali di giustizia, di coesione!
La Cgil non ha pregiudizi; vorrebbe poter essere contenta delle decisioni del Governo, che però non ci sono.
Il nostro paese sta cambiando anche nei suoi valori. In una fase di grave crisi, il paese può diventare più cattivo, ha paura e allora tende a respingere l’altro, lo straniero. Dobbiamo invece recuperare un valore antico, passato un po’ nel dimenticatoio, la fraternità. Non possiamo vivere di egoismi!
E infine, il ricordo di Di Vittorio e del suo esempio. Non c’è solo la storia del vocabolario comprato al posto del cappotto, in un rigido inverno pugliese. Di Vittorio ha sostenuto con convinzione che la scuola pubblica ha un ruolo insostituibile per il riscatto dei deboli, di chi si sente subalterno, per formare e far crescere le persone e il paese. La scuola pubblica è il simbolo della civiltà di un paese, perché un paese che include ha una scuola che include, che parla a tutti, è uno strumento di uguaglianza che non ha pari.
Se fossimo più saggi la proteggeremmo; è l’investimento sulla scuola che garantisce il futuro. Formare le coscienze non ha prezzo, perché rende le persone più libere, più responsabili, più uguali. Lo sciopero di oggi è importante e altrettanto importante sarà la giornata del 4 aprile. Ci sarà poi il 25 aprile, festa della liberazione. Diremo che indietro non si torna sulla Costituzione, sui diritti, sulla scuola e sulla sanità pubblica.
Contiamo sulla partecipazione della Sicilia, dove torneremo il 1° maggio, con Cisl e Uil, per tenere uniti i lavoratori del Nord e del Sud, italiani e non, pubblici e privati. A chi vuole dividere il lavoro contrapporremo la nostra unità. Ci vogliono dividere per farci contare meno e invece noi vogliamo continuare a contare.
Dal valore del lavoro il paese può ripartire.
Roma. Investire in conoscenza per uscire dalla crisi
In piazza SS. Apostoli a Roma già di prima mattina sventolavano le bandiere della FLC e decine dei palloni giganti più famosi d'Italia, quei palloni colorati che sono diventati il simbolo distintivo delle nostre manifestazioni. L'appuntamento per i lavoratori della conoscenza del Lazio era alle 9.30, ma già dalle 8 la piazza ha cominciato ad animarsi di quanti sono arrivati con i treni dalle varie province. Sul palco si alterneranno lavoratori di tutti i nostri comparti così duramente colpiti dai provvedimenti del governo, a partire dai precari, i più colpiti. Tra gli altri interverranno i segretari generali regionali della Cgil del Lazio e della FLC. L'iniziativa sarà conclusa da Marco Broccati della segreteria nazionale della FLC Cgil. Sono presenti molte le delegazioni di lavoratori delle altre categorie, di studenti, associazioni professionali e di genitori.
In piazza, insieme ai lavoratori, molti parlamentari e rappresentanti di tutti i partiti che hanno inviato la loro adesione allo sciopero generale della FLC.
Da Milano. Investire in conoscenza per uscire dalla crisi
Un corteo affollatissimo e colorato partito dai Bastioni di Porta Venezia. I lavoratori precari aprono il corteo con lo striscione "Mai piu precari". Ci sono famiglie, comitati, studenti. Un successo straordinario.
La manifestazione si concluderà a piazza del Duomo con l'intervento di lavoratori precari e di dirigenti sindacali.
Cominciano ad affluire i primi dati sulle astensioni dal lavoro. Sono ancora pochi, ma non per questo meno significativi.
All’università di Bologna è chiusa per sciopero la facoltà di scienza della formazione. Chiusa anche la biblioteca Bigiavi della facoltà di economia.
Restando in Emilia Romagna, risulta altissima l’adesione nelle scuole di Modena e provincia, alcune delle quali completamente chiuse. Straordinaria l’adesione di amministrativi, tecnici e ausiliari, tra il 50 e il 60%.
Anche in Provincia di Ravenna l’adesione del personale Ata sfiora il 60%.
Nella scuola primaria nelle province di Forlì e Cesena siamo al 30%.
Notizie anche dal Piemonte.
Nella Direzione didattica di S. Mauro Torinese astensioni del 55%; a Fontana di Torino siamo addirittura quasi al 94%.
A Trecate in provincia di Novara la scuola media “Cassano” è chiusa per sciopero.
Notizie dalle piazze d’Italia
Nelle province della Calabria sono in corso i presidi degli uffici scolastici provinciali con una presenza numerosa di lavoratori genitori e studenti.
A Verbania è in corso un presidio davanti all’ufficio scolastico provinciale. Molta partecipazione anche degli studenti.
A Padova 7.000 persone affollano il corteo partito da Piazza Garibaldi che, dopo avere percorso il centro cittadino, si è fermato per un presidio davanti all’Ufficio scolastico provinciale.
A Napoli un grande corteo è partito da Piazza Mancini diretto a Piazza del Gesù, dove si terrà il comizio. Il corteo dell'"Onda", quello degli studenti medi e universitari sta per ricongiungersi al corteo sindacale.
Da Bologna dove sono in corso i presidi davanti alla Prefettura e all'ufficio scolastico regionale ci segnalano che numerose scuole e facoltà universitarie sono completamente chiuse per la totale adesione allo sciopero dei dipendenti.
Roma. La piazza si anima
Molti gli striscioni e le magliette colorati. Spiccano quelli dei precari della ricerca con su scritto: + tagli, - precari, - ricerca = 0 futuro!
Gli insegnanti del Circolo didattico 103 della Pisana reggono uno striscione che dice: Così pregò la Gelmini: eterno riposo alla scuola di Stato, splenderà la luce del futuro per chi ha soldi, riposeranno in pace cultura, precari e bambini.
Nella piazza è stato montato un gazebo dove si raccolgono le firme per il referendum promosso dalla FLC e dalla CGIL sui contratti di università e ricerca e sulla riforma della contrattazione che la CGIL non ha firmato per non svendere diritti e salari.
Uno studente dell'università di Roma Tre, intervenendo dal palco, riferisce dell'aggressione subita da un gruppo di studenti da parte di squadre fasciste inneggianti ad Hitler. Ha ricordato come le norme del governo e del ministro riducano le università a servitù dell'attuale governo e del mercato.
Per la scuola hanno preso la parola insegnanti, precari e di ruolo, che hanno ripercorso la devastazione che si sta abbattendo sull'intero sistema di istruzione e della quale la scuola primaria e secondaria di primo grado stanno pagando il prezzo più alto insieme al personale Ata e agli alunni.
Si susseguono gli interventi che raccontano una realtà fatta di tagli, licenziamenti e impoverimento dell'offerta formativa. Una situazione purtroppo comune a tutti comparti della conoscenza che si è determinata in nome di risparmi selvaggi.
E mentre si sollevano striscioni con la scritta: Giù le mani dalla scuola pubblica, sul palco un rappresentante dei genitori della scuola Iqbal Mahish di Roma a nome del consiglio di circolo chiede di continuare la mobilitazione e informa che sabato prossimo (appuntamento a piazza Bocca della Verità a Roma) tutti i Coordinamenti d'Italia consegneranno le richieste di tempo scuola avanzate dai genitori con le iscrizioni e confermeranno al ministro la richiesta di una scuola pubblica e di qualità per tutti.
Notizie dalle piazze d’Italia
Peppino da Piazza del Ferrarese a Bari ci aggiorna sulla splendida giornata di sole che sta accogliendo la gioiosa manifestazione regionale che sarà conclusa con gli interventi, tra gli altri, di Maurizio Lembo, Segretario nazionale FLC Cgil e Giovanni Forte, Segretario generale Cgil Puglia. Le lavoratrici e i lavoratori di Lecce, Taranto, Brindisi e Foggia sono arrivati in pullman. Tanti i ragazzi dell'UDU e dell'UDS, così come i precari. Sono in piazza con noi e sono intervenuti rappresentanti del consiglio provinciale e regionale e due assessori regionali (Losappio e Barbieri). Alti i palloni della FLC, alto il morale! Peppino ci saluta e ci da appuntamento a Roma per il 4 aprile.
Torino. È partito da Piazza Arbarello il corteo bello e colorato con 20.000 persone e ora sta affollando piazza Castello. Sul palco si susseguono gli interventi di lavoratori precari, studenti, genitori e di rappresentanti di Associazioni professionali. Per il sindacato parleranno Rudi Aschiero, segretario della FLC Piemonte e Vincenzo Scudiere, segretario generale della Cgil della regione. Poco distante dalla piazza i sindaci del Piemonte si sono incatenati sotto la Prefettura per protestare contro il governo a causa della grave situazione dei loro bilanci, ormai ingestibili.
A Firenze piazza Santa Croce è gremita. Sono presenti anche molti studenti, delegazioni da tutte le province della Toscana, lavoratori anche di altre categorie. Una manifestazione molto riuscita.
A Napoli si è unita alla manifestazione anche una delegazione di operai di Pomigliano D'Arco.
A Roma in piazza sono presenti diversi parlamentari del PD e i componenti della Commissione Cultura della Camera Maria Coscia e Manuela Ghizzoni.
Sono arrivati messaggi di adesione da Paolo Nerozzi, deputato PD ed ex segretario confederale e dal segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, entrambi presenti in piazza.
Tafferugli all’università
Intanto si è diffusa la notizia di scontri tra studenti e polizia all’Università La Sapienza.
Pare che tutto sia cominciato quando un corteo di studenti interno alla città universitaria si sia diretto verso l’esterno per raggiungere piazza S. Apostoli. La polizia ha impedito ai giovani di lasciare la città universitaria. Da qui i tafferugli, sui quali cercheremo di informarvi in modo più preciso.
Ci giungono aggiornamenti dalla Sapienza, dove la polizia sta presidiando piazzale Aldo Moro a seguito di momenti di tensione con alcuni spintoni e cariche tra alcuni studenti che stavano manifestando e le forze dell'ordine. Gli studenti sono ora rientrati nella cittadella universitaria. La situazione sta tornando alla normalità anche se la polizia rimane a presidio della piazza.
Alle 12.30, intanto, si è conclusa a Padova la manifestazione regionale della FLC e Gilda del Veneto dei Comitati dei Precari. Circa 7.000 lavoratori ata, docenti e precari della scuola, università, ricerca, alta formazione artistica musicale e della formazione professionale alle 9.30 si erano concentrati in piazza Garibaldi. Un corteo colorato con le bandiere e gli striscioni di province e scuole, con in testa i rappresentanti di numerose amministrazioni comunali, in una bella giornata primaverile, si è snodato per tutto il centro città fino ad arrivare nella piazza antistante l'USP di Padova dove era allestito il palco. Dal palco sono intervenuti i rappresentanti, oltre che delle Organizzazioni sindacali, dei genitori, studenti, precari e delle amministrazioni locali. La manifestazione si è chiusa con l'intervento del Segretario Generale della CGIL Veneto Emilio Viafora.
Continuano ad affluire i dati sull’adesione allo sciopero. Ne riportiamo alcuni in attesa di avere un quadro nazionale più definito.
L’Università e il Politecnico di Torino registrano un’adesione del personale tecnico e amministrativo superiore al 50%. Altissima la partecipazione dei precari dei due Atenei alla manifestazione sindacale nella quale sono confluiti con due cortei partiti dalle rispettive università.
All’Università di Genova ha scioperato il 41% dei tecnici e amministrativi.
All’Università di Firenze l’adesione è stata tra il 55 e il 60%.
Restando in Toscana, il dato provvisorio di adesione allo sciopero nelle scuole della regione è stato intorno al 32%, con punte elevatissime a Grosseto, dove ha scioperato l’89% del personale Ata.
In Lombardia segnaliamo l’adesione nelle scuole a Brescia del 72%, a Lecco del 41%, a Cremona del 66%.
Sembra che le adesioni maggiori nelle scuole riguardino la primaria. Questo sembra confermato da due Circoli didattici di Roma: il Circolo 126 con l’80% e il Circolo 82 con il 85%.
Roma. Conclusa la manifestazione a Piazza SS. Apostoli
Di Berardino, Segretario Generale della CGIL del Lazio, ha salutato la piazza gremita di lavoratori ricordando che la giornata di oggi è una tappa del lungo percorso di lotte che la CGIL ha avviato.Ha ricordato che la situazione è gravissima poiché il Governo sta negando l’evidenza della crisi, segno che non ha nessuna intenzione di dare risposte ai lavoratori. Le scelte che sta compiendo sulla scuola e la formazione rendono evidente che sta perseguendo una politica di competizione sul costo del lavoro e di soppressione dei diritti, e non solo di quelli, sulla formazione la ricerca e l’innovazione. Ha concluso ricordando a tutti l’appuntamento al 4 aprile.
Domenico Rossi, segretario generale della FLC di Roma e del Lazio, comincia il suo intervento manifestando la solidarietà della FLC Cgil di Roma e del Lazio agli studenti dell’Università “La Sapienza” bloccati dalla polizia all’interno della città universitaria. È evidente, continua Rossi, che il governo si sta avviando su una strada che porta allo smantellamento dello stato di diritto con un attacco senza precedenti alla qualità del sapere e della formazione .
I tagli al sistema nazionale di istruzione, il licenziamento dei precari, l’affossamento della ricerca, la campagna diffamatoria contro i dipendenti pubblici ne sono la prova evidente. Ma le risposte dei cittadini a questo disegno non si sono fatte attendere e le richieste di tempo pieno dei genitori della scuola primaria ne sono un esempio. Nel Lazio chiederemo presto un incontro alla Direzione Regionale per dire che ora va data una risposta a quelle famiglie che hanno scelto il tempo pieno e il modello a 30 ore. Va data risposta anche all’esigenza di integrazione dei ragazzi immigrati, ai percorsi di educazione degli adulti e a tutti i lavoratori precari di tutti i settori della conoscenza pubblici e privati che stanno pagando sulla loro pelle le scelte di questo governo .
Solo nel Lazio sono previsti 3.500 posti in meno per il personale docente e 1.700 posti in meno per il personale ATA: questi ultimi tagli rendono difficile persino la semplice vigilanza nelle scuole per la quale, a questo punto, devono essere informati anche i prefetti .
Confermando l’impegno della FLC di Roma e del Lazio per la stabilizzazione del precariato, Rossi ha dato appuntamento ai numerosi presenti al 4 Aprile.
Con l’intervento di Marco Broccati, segretario nazionale della FLC Cgil, si è conclusa la bella manifestazione di Roma in piazza S. Apostoli. Broccati ha ringraziato i lavoratori per essere accorsi così numerosi alla manifestazioni di tutta Italia. La vostra presenza nelle piazze, ha detto, dimostra quanta distanza ci sia tra il paese reale e la politica del governo. Questa presenza è un forte NO alle politiche distruttive nei settori della conoscenza, ma è anche un SI alle tante cose giuste da fare. Una presenza che carica di significato la protesta contro un progetto di società iniqua in cui a pagare la crisi sono proprio quei cittadini che pagano le tasse e che rispettano le leggi. In particolare i settori della conoscenza sono colpiti, perché è lì che si formano le teste pensanti, perché una scuola, una università, una ricerca di qualità formano cittadini consapevoli in grado di capire e di scegliere mentre il Governo, per il suo disegno, ha bisogno di sudditi. Ed è per questo che il diritto all’istruzione diventa condizione di cittadinanza reale. Come condizione di cittadinanza è il diritto al lavoro ed è per questo, aggiunge Broccati, che rivendichiamo un piano straordinario di assunzione per i giovani a partire dalla tutela degli attuali precari. La nostra battaglia è contro un modello sociale egoista, pavido, senza solidarietà che porta verso la distruzione dello stato di diritto. Per questo abbiamo detto NO al nuovo modello contrattuale che non solo condanna i salari ad una riduzione programmata ma muta l’identità stessa del sindacato. Noi non accetteremo di subire quella mutazione genetica che qualcuno vorrebbe per noi, trasformandoci in un ente parastatale che eroga servizi a pagamento. Né accetteremo di essere scippati del diritto di sciopero come Brunetta e Sacconi stanno tentando di fare.
Il prossimo appuntamento è il 4 Aprile, quando ancora una volta il paese reale dirà con chiarezza chi è e cosa vuole.
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Molto partecipato e colorato il presidio organizzato in concomitanza dello sciopero davanti alla Prefettura di Ancona. Più di duecento lavoratori di tutti i comparti della conoscenza, hanno manifestato con bandiere e striscioni, assieme agli studenti dell'associazione Gulliver dell'Università Politecnica delle Marche, ai comitati docenti-genitori e alla CGIL di Ancona e delle Marche. Anche il comune di Senigallia ha aderito formalmente alla manifestazione ed era presente con il Vice Sindaco per testimoniare il proprio sostegno all'iniziativa e la propria contrarietà ai tagli previsti dalla L. 133/08. |
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Una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto per illustrare le motivazioni dello sciopero. L'incontro è iniziato con una breve esecuzione di un brano dell'Aida, in una versione per solo flauto, da parte di tre allievi del conservatorio Pareggiato "Pergolesi" di Ancona per testimoniare concretamente le opportunità che il nostro sistema di istruzione offre e, dunque, la gravità della perdita a cui potremmo andare incontro con i tagli previsti per tutti i settori della conoscenza.
La Segretaria Generale della FLC Cgil di Ancona Manuela Carloni ha consegnato un documento che sintetizza le ragioni dello sciopero, ma il Prefetto ha anche voluto ascoltare tutti i componenti della delegazione che hanno rappresentato le criticità conseguenti ai tagli, ma anche all'attacco ai servizi pubblici e ai lavoratori. In particolare, poiché è in uscita il decreto sugli organici della scuola, la delegazione ha chiesto di rispettare le scelte dei genitori che nella provincia, come nel resto d'Italia, hanno optato per il tempo lungo di 30 o 40 ore (tra cui l'istituzione di diverse nuove classi a tempo pieno a Filottrano, Corinaldo, Senigallia, Jesi, Ancona), rigettato il maestro unico e richiesto con forza la conferma del modello di scuola che in questo momento i loro figli stanno frequentando.
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Ad Ascoli Piceno nella manifestazione con presidio dinnanzi alla Prefettura della città, organizzata dalla FLC Cgil, al fianco di insegnanti e Ata anche un nutrito gruppo di lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione. Lavoratori della KISS, storica azienda tessile in profonda crisi che non rinunciano a scendere in piazza per rivendicare una scuola pubblica di qualità. Nel corso della mattinata, il Segretario provinciale Giuseppe Vaglieco, ha poi incontrato il Prefetto di Ascoli Piceno al quale ha consegnato un documento sulle ragioni dello sciopero e sulla situazione dei comparti della conoscenza nelle Marche. |
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Riuscita e partecipata iniziativa della FLC Cgil di Pesaro e Urbino che ha organizzato il presidio territoriale davanti al palazzo del Governo. Hanno aderito all'iniziativa il coordinamento dei precari, il comitato dei genitori a difesa della buona scuola, gli studenti medi. Ha registrato la partecipazione del Sindaco di Pesaro, che a preso la parola a sostegno dell'iniziativa, dei capigruppo di maggioranza, degli assessori alla pubblica istruzione del comune di Pesaro e della provincia di Pesaro. L'iniziativa si è conclusa nell'ufficio del Prefetto, a cui la delegazione composta da operatori del settore, dal segretario generale confederale e della segretaria generale di categoria, hanno consegnato un documento da inoltrare al Ministro Gelmini, contro i tagli della legge 133, per contrastare il provvedimento Aprea e a sostegno di interventi al reddito nei confronti del personale docente e ata precario. |
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A Firenze hanno sfilato in 10.000 per le vie del centro: docenti, personale tecnico e amministrativo, ricercatori, studenti, genitori. Il mondo della scuola università e ricerca ha scioperato per la terza volta negli ultimi 6 mesi per richiedere al Governo di far marcia indietro rispetto ai disastrosi tagli alla conoscenza. Lo sciopero ha ottenuto un'adesione, secondo i primi dati, del 40%, con punte più elevate in alcuni Istituti. |
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Il corteo di Firenze si è concluso con un'assemblea in piazza S. Croce dove hanno preso la parola lavoratori, genitori, rappresentanti del movimento studentesco e precari che, secondo il piano Gelmini, dal prossimo anno perderanno il posto di lavoro.
L'assemblea si è conclusa con i versi più significativi della nostra cultura nazionale, declamati, in un luogo tanto simbolico, da un docente precario: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza".
Proseguiamo nella raccolta delle testimonianze dalle piazze. A Cagliari c'è stata una bella e imponente manifestazione regionale. Cinque mila lavoratori, studenti e cittadini hanno percorso le vie della città per sostenere le buone ragioni che stanno alla base delle nostre rivendicazioni.
Questa bella, colorata e ricca manifestazione che apre al 4 aprile dimostra l'interesse e la condivisione per i valori che la FLC persegue in ordine alla tutela di un sistema scolastico e formativo di qualità, a garanzia del diritto all'istruzione e alla formazione.
L'Ufficio Scolastico Provinciale di La Spezia è stato occupato questa mattina da circa trecento lavoratori della scuola che hanno partecipato alla manifestazione indetta dalla FLC Cgil. Dapprima si sono riuniti in Viale Italia sotto la sede dell’USR, poi hanno deciso di entrare ed occuparlo simbolicamente e pacificamente per una mezz’ora. Lara Ghiglioni, Segretaria FLC Cgil ha dichiarato: "oggi siamo qui perché vogliamo organici docenti ed ATA stabili e funzionali al tempo scuola ed all’offerta formativa, per un piano triennale di assunzioni su tutti i posti liberi, per il ripristino dei finanziamenti alle scuole, per difendere il contratto nazionale ed i diritti dei lavoratori, per proteggere la libertà di insegnamento dalle incursioni dei governi di turno. Questa iniziativa di oggi è solo il primo passo di una mobilitazione nazionale ed invitiamo tutti a Roma il 4 aprile!".
Prima, dell'ultimo aggiornamento, un veloce saluto e ringraziamento, in ordine sparso. A chi ha raccontato con il freddo ticchettio della tastiera, con la forza delle parole o con il colore delle immagini questa giornata e a chi ci ha assistito nel suo svolgimento: Giusto, Gaetano, Calogero, Melania, Giuliana, Giovanni, Maria, Camilla, Ivo, Anna, Corrado, Paola, Claudia, Corrado, Bianca e ovviamente le compagne e i compagni della CGIL e della FLC della Sicilia e di Palermo in particolare.
La giornata è stata faticosa. Il tempo di riprendere le forze e prepararci per il 4 aprile!
La redazione di flcgil.it
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Concludiamo la web cronaca della giornata con l'ampio resoconto, ricevuto da Antonio, della manifestazione regionale che si è svolta nel pomeriggio a Udine.
Enrico Panini, segretario nazionale della CGIL, dinanzi ad una gran folla, giunta in corteo in Piazza San Giacomo - la più bella piazza di Udine - ha concluso con un applaudito discorso la manifestazione regionale di protesta contro le politiche economiche e sociali del governo. In piazza anche tantissimi giovani e pensionati e tanti lavoratori provenienti dalle fabbriche della regione, dagli uffici, dalle scuole e dall'università.
Il primo intervento è stato quello del segretario della Camera del Lavoro di Udine, che ha ricordato i dati della crisi in provincia: centinaia di licenziamenti, 4500 contratti a termine già scaduti e che non saranno rinnovati. E' intervenuto anche sindaco di Udine, che in un brevissimo ed applaudito discorso ha portato la solidarietà dell'amministrazione per coloro che sono colpiti dalla crisi e per la lotta della CGIL.
I dati regionali riportati dal segretario regionale della CGIL: in regione ci sono già 21 mila cassintegrati, 2.500 licenziamenti, 19 mila precari che rischiano il posto, mentre la cassa integrazione è aumentata del 665%. La Giunta regionale di fronte a queste emergenze ha dato risposte tardive, parziali, insufficienti.
Teresa Sarli, segreteria regionale della FLC Cgil, ha sottolineato come il nostro sia l'unico governo che taglia la spesa per l'istruzione mentre tutti gli altri investono nella conoscenza e sulla cultura.
Abdul Faye, in rappresentanza degli immigrati ha ricordato che dopo le donne sono gli immigrati i primi a pagare la crisi. Ha parlato del clima xenofobo e razzista che è alimentato dalle destre e che si respira ormai anche nelle fabbriche.
Si sono succeduti molti interventi di studentesse e studenti universitari che hanno ricordato che fra poco tanti di loro non potranno più studiare perché genitori non potranno mantenerli agli studi.
L'intervento conclusivo è affidato ad Enrico Panini, che ha esordito dicendo: "Non ci rassegnano alla crisi e protestiamo e lottiamo contro i tagli e la politica economica e sociale del governo".
Ha condannato la politica che non investe sugli ammortizzatori sociali. Ha ricordato che alcuni mesi fa Confindustria, Cisl e Uil plaudivano alla finanziaria che stanziava solo 600 mila euro per gli ammortizzatori, mentre la CGIL chiedeva otto milioni di euro e per questo obiettivo ha proclamato scioperi e fatto manifestazioni. Ora i soldi sono aumentati. Per merito di chi, si è chiesto Panini.
Ha ribadito che la CGIL si rifiuta di partecipare, in via di principio, a qualsiasi discussione che abbia per oggetto l'elevamento dell'età pensionabile; meglio parlare - ha detto - di cosa fare per i 350 mila lavoratori che hanno perso il lavoro in questi ultimi mesi e dei probabili 3 milioni di disoccupati che ci saranno il prossimo anno. Noi chiediamo che si aumentino le risorse per gli ammortizzatori sociali e si allarghino le tutele ai precari. Si affronti l'emergenza evasione fiscale che sta aumentando in questi ultimi mesi invece di pensare di limitare il diritto di sciopero.
Per affrontare i problemi della sicurezza, ha detto Panini, la CGIL dice un NO forte alle ronde, magari armate di manganello, poiché questa non è considerata un'arma.
Di fronte alla crisi della siderurgia in regione, dei licenziamenti annunciati alla "Caffaro", alla "Seleco", all'Elettrolux", ha affermato che i lavoratori possono contare sulla solidarietà della CGIL. Panini ha avuto parole dure riguardo alla proposta di legge del governo che intende equiparare i partigiani con i morti della cosiddetta repubblica di Salò. Vittime e carnefici non sono uguali, neppure da morti. La nostra repubblica è antifascista e tale deve rimanere.
Ha concluso - tra forti applausi - con queste parole "noi vogliamo e lottiamo per il nostro futuro. Non vogliamo tornare indietro".