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Mobilità scuola 2010-2011
9 maggio 2006 / Napoli
"MAI PIU' PRECARI!" - Prima giornata -
9:30

..... il precariato è la negazione della continuità e dei diritti, cioè dei tratti costitutivi della scuola, dell'università e della ricerca...

Il lavoro precario rappresenta una quota consistente del lavoro nella conoscenza. Precario è il 20% del personale della scuola statale, precario è il 50% del personale dell’università, della ricerca, dell’AFAM, della scuola non statale e il 70% della formazione professionale.

La precarizzazione della conoscenza non è accettabile per chi mette al centro della sua azione politica i diritti delle persone e la qualità dei sistemi che garantisce il benessere della nazione e la qualità della vita dei cittadini.

Un’iniziativa contro la precarietà del lavoro, con l’obiettivo di aprie una forte azione sindacale ed una chiara interlocuzione politica per invertire la spirale della precarietà.


9:45

Riccardo Rispoli della Segreteria regionale della FLC Campania presiede i lavori sottolineando la particolare rilevanza dell'iniziativa di oggi che si pone come momento di sintesi dentro l'opzione strategica assunta nel Congresso della FLC.

Presenta brevemente l'articolazione delle giornate, frutto del lavoro partecipato e condiviso che le ha precedute.


10:00

L'apertura dei lavori è di Franco Buccino, Segretario generale della FLC Campania.

"Ci sono iniziative che capitano al momento giusto ed altre meno, si sa. Ma mai iniziativa, come il convegno sul precariato che si apre qui questa mattina, è così tempestiva rispetto al dibattito politico in corso in questi ultimi giorni e settimane. Se il neopresidente del Senato, Marini, appena eletto, ha detto in modo accorato che occorre dare ai giovani chance e futuro: " I nostri giovani, le nostre conoscenze, la nostra capacità di ricerca e di evoluzione tecnologica sono i fattori strategici da valorizzare insieme alle capacità produttive del Centro-Nord e alle straordinarie potenzialità del Mezzogiorno", Fausto Bertinotti, insediandosi alla presidenza della Camera, ha sostenuto: “Per anni, non solo questi ultimi, si è vissuto un oscuramento nel mondo del lavoro: un lavoro che ha subito spesso una svalutazione sociale, alla fine della quale è spuntata drammaticamente la precarietà come il male più terribile del nostro tempo. Io penso che sia intollerabile. Perciò, dobbiamo riprendere il filo di un diverso discorso, per restituire il futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono in molti modi, ma che ce lo chiedono così intensamente”. E a Prodi, che dopo aver vinto le elezioni si appresta a formare il nuovo governo, a Prodi che ha inserito nel suo programma politiche per i giovani e il superamento del precariato - è venuto a dircelo a Rimini insieme con il deciso no alla politica dei due tempi -, a Prodi Guglielmo Epifani ha ricordato le priorità delle scelte programmatiche della CGIL nel suo ultimo Congresso, avanzando al futuro Presidente del Consiglio i temi che il prossimo Governo deve tenere al centro della sua azione: “Sviluppo, lotta alla precarietà, anziani, pensionati, scuola”.

Anche la FLC Cgil si rivolge al nuovo Governo. In un recented documento della segreteria nazionale si chiedono interventi di lungo periodo finalizzati a rivedere l’intera legislazione sul mercato del lavoro e interventi di breve periodo con un’operazione straordinaria di reclutamento e assunzione nei ruoli per tutti i comparti della conoscenza. Quest’ultima misura è urgente, visto che nei prossimi anni dalla sola scuola usciranno per raggiunti limiti di età circa 400mila tra docenti e Ata.

La FLC Cgil intende, dunque, dare centralità alla lotta contro la precarietà in coerenza con gli impegni assunti nel suo recente Congresso. Nella risoluzione sul precariato abbiamo scritto: “A partire dall’analisi sul lavoro precario del mondo della conoscenza, che ci consegna una vera emergenza sociale e istituzionale, il 1° congresso della FLC Cgilimpegna gli organismi dirigenti ad assumere la questione precarietà fra le priorità della sua azione politica, per contrastare questo stato di cose, favorendo politiche del lavoro fondate sui diritti e l’equità e ad implementare la sua azione politica e vertenziale in questo settore”.

E poiché mi trovo a citare il documento, ne sottolineo altri due punti importanti: “Il Congresso impegna la FLC Cgil a favorire la partecipazione di questi lavoratori e lavoratrici proseguendo nella ricerca di un accordo con le altre organizzazioni sindacali per estendere ai lavoratori precari della ricerca e dell’università, il diritto ad eleggere le rappresentanze sindacali unitarie.

Le strutture FLC Cgil si impegnano a garantire loro (= ai precari) la partecipazione alla vita sindacale, inserendoli nelle strutture organizzative del sindacato.”

La precarietà, che ha pervaso tutti gli ambiti del lavoro, dilaga nei settori della conoscenza assumendo fisionomie varie che vanno dalle mille forme dei lavori parasubordinati ai tempi determinati sempre meno garantiti; in questi settori danneggia la qualità dei sistemi, ne compromette la funzione sociale, crea forti ingiustizie e disparità fra i lavoratori. Precario è il 20% del personale della scuola statale, precario il 50% del personale dell’università, della ricerca, dell’Afam, della scuola non statale e il 70% della formazione professionale. Di tutte queste persone la FLC Cgil si fa carico, convinta com’è che una delle conseguenze della precarizzazione del rapporto di lavoro è lo sradicamento di questi lavoratori dalle naturali categorie di appartenenza che sole potranno garantire loro, oltre ai diritti primari e alle tutele, una prospettiva di superamento definitivo della precarietà.

Il convegno è l’occasione per approfondire i problemi, è l’occasione per aprire il confronto con i politici sulle iniziative da attivare per dare una risposta in tempi rapidi a questo drammatico problema, è soprattutto l’occasione per la FLC Cgil, nella prima iniziativa sul precariato nell’insieme del mondo della conoscenza, di mettere in campo le sue idee e le sue azioni contro la precarizzazione. La denominazione del nostro convegno convegno-manifestazione ne sottolinea la specificità, il titolo “Mai più precari!”ne esplicita l’obiettivo più profondo. Abbiamo la consapevolezza di dare oggi l’avvio a una grande stagione, di cui già abbiamo fatto esperienza nei nostri sindacati di origine negli anni settanta e ottanta quando ci conquistammo le leggi per le immissioni in ruolo, e insieme conquistammo alla democrazia le scuole e le università, facendo fare ai nostri sindacati l’esperienza più alta di confederalità, un equilibrio praticamente perfetto tra interessi categoriali e interessi generali.

Questa iniziativa parte da Napoli e dalla Campania. Da dove altro poteva partire! Da Napoli abbiamo voluto con forza questo convegno. Si direbbe che dove la precarietà è eretta a sistema il lavoro stesso non possa essere che precario. E certo il lavoro precario, così diffuso da noi, si confronta con il lavoro nero, con il lavoro minorile, con la disoccupazione. I nostri precari vivono a contatto con queste realtà, ma ne traggono forza e determinazione per ribaltare la loro situazione. Non accettano mezze misure nella lotta alla precarietà, sono sufficientemente smaliziati per cadere nella trappola di una flessibilità buona, hanno combattuto generosamente in prima linea contro le cosiddette riforme Moratti e hanno pagato il tributo più alto in termini di posti e in termini di condizioni di lavoro ancora più incerte. Nella ricostruzione del dopomoratti meritano, insieme con i altri precari, l’attenzione dell’intero paese. Sicuramente hanno l’attenzione e la solidarietà dei lavoratori della conoscenza a tempo indeterminato, che stamattina rappresentano al nostro convegno una buona fetta di partecipanti. E proprio l’unità dei lavoratori, nel nostro caso l’unificazione dei lavoratori della conoscenza a qualunque settore appartengano e in qualunque stato si trovino, ci porterà fino al pieno raggiungimento del nostro obiettivo: l’eliminazione del precariato."


10:15

La relazione introduttiva è affidata a Luisella De Filippi, Segretaria Nazionale FLC Cgil.

"Oggi il lavoro torna, dopo un secolo dalla rivoluzione industriale, ad interrogare drammaticamente la politica per la nuova condizione di oppressione e di alienazione che impone ad aree sempre più vaste di lavoratori.

Il paradigma della modernità è oggi il lavoro precario contrabbandato come necessità derivante dalla globalizzazione dei mercati o come ideologia della flessibilità. La stessa legge del profitto porta a scaricare sui lavoratori i costi che la competizione globale impone ai mercati.

Questo convegno/manifestazione vuole dare un contributo alla costruzione di un nostro autonomo punto di vista sul lavoro precario sempre più pervasivo nel mondo della conoscenza e soprattutto intende avanzare proposte al mondo della politica per invertire questa tendenza in atto e sanare al più presto la situazione.

L’azione politica del governo, di stampo fortemente liberista, ha avuto come obiettivo quello di ridisegnare l’assetto sociale e istituzionale del paese verso un’apertura sempre più ampia al mercato anche di settori destinati alla realizzazione di finalità sociali fondamentali per i diritti dei cittadini.

La conoscenza rappresenta un potente fattore di crescita individuale e collettiva, dobbiamo fare in modo che da essa tutti traggano il massimo vantaggio, è un obiettivo che ci consegna direttamente la Costituzione quando assegna alla Repubblica il compito di rimuovere tutti gli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono lo sviluppo della persona.

Il ministro Moratti si è posta, fin da subito, l’obiettivo di ridimensionare quantitativamente il personale della scuola pubblica. Il taglio degli organici, il blocco delle assunzioni, lo scempio imposto al funzionamento delle procedure amministrative, hanno inciso direttamente e profondamente nella qualità del lavoro delle persone e nella loro vita aumentando il precariato, devastando il campo delle regole che presiedono al turn over.

Ben più grave la situazione nelle università e nei centri di ricerca pubblici.

Qui la diminuzione dei finanziamenti pubblici di istituzioni che godono di un’autonomia di tipo finanziario, oltre che organizzativa e didattica, ha spinto tali istituzioni a far fronte alle necessità di personale ricorrendo a fonti di finanziamento esterne, che per la loro natura aleatoria, non possono che sostenere impegni temporanei.

Attraverso dunque una molteplicità di rapporti di lavoro, tutti temporanei e di natura parasubordinata, il funzionamento ordinario viene sostenuto dai precari: assegnasti di ricerca, dottorandi, borsisti, docenti a contratto, co.co.co, che per un compenso minimo, in assenza di tutele e garanzie e di qualsivoglia autonomia professionale, prestano la loro opera professionale.

Anche la legge 508, che ha riformato l’ordinamento di conservatori e accademie, ha elevato a sistema la precarietà. Con essa infatti vanno ad esaurimento tutti i ruoli in essere in tali istituzioni e vengono gradualmente sostituiti da contratti a tempo determinato.

Il governo di centro destra e il ministro Moratti hanno sottratto spazio e autorevolezza alle istituzioni pubbliche per favorire scuole e università private che, collocandosi sul mercato, rispondono al dogma neoliberista del meno stato e più mercato. La deregolamentazione del mercato del lavoro introdotta dalla legge 30/03 ha peggiorato la condizione di docenti e personale dei servizi, agevolando gli enti nel trasformare i rapporti di lavoro di natura subordinata, in contratti di lavoro parasubordinato o atipico e cedendo alla gestione esterna pezzi interi di servizi.

La CGIL ha messo al centro del congresso e della sua politica rivendicativa la lotta alla precarietà e alla legge 30/03, subendo un attacco diretto da tutte quelle forze che vorrebbero emarginarla.

Dalla Francia ci arriva una bella lezione su come respingere gli attacchi più violenti di un pensiero neoliberista che si fa sempre più aggressivo.

Il governo francese ha tentato di introdurre la libertà di licenziamento per i giovani fino a 26 anni per i primi tre anni di lavoro e ha giustificato questa scelta legislativa con l’esigenza di ridurre il tasso di disoccupazione. Questo ha prodotto una ribellione dei giovani delle università che si sono sentiti direttamente chiamati in causa in un’ inaccettabile cancellazione dei diritti delle persone, la ribellione si è estesa alle forze sociali. La persistenza e la determinazione del movimento l’ha avuta vinta sull’arroganza della politica che ha tentato di imporre comunque i suoi diktat e la felice conclusione del ritiro del CPE ha segnato un punto importante nello scenario europeo.

La stessa matrice liberista caratterizza poi la direttiva Bolkestein che regolamenta i servizi nel mercato unico dell’Unione europea. Un movimento sociale di opposizione contro gli effetti di tale direttiva sta attraversando i paesi europei e unendo le forze sociali dei paesi della comunità europea grazie al quale, l’approvazione di tale direttiva, sta subendo modificazioni e rallentamenti sull’onda delle pressioni che il dissenso di ampi strati della popolazione organizzato dalle forze sociali ha esercitato in questi ultimi anni.

Ci sono dei beni comuni indisponibili al mercato e alle sue speculazioni economiche, perché toccano i diritti fondamentali delle persone.

Ripensare le politiche del welfare è necessario per evitare i danni più gravi derivanti dalle discontinuità lavorative, ma occorre ripensare anche le norme giuridiche che disciplinano il rapporto di lavoro per ricondurre tutto il lavoro dipendente ad un’unica figura giuridica ed evitare le speculazioni e le ambiguità fra lavoro subordinato e lavoro autonomo.

Non vanno incoraggiate spinte verso la decontrattualizzazione che sono la rinuncia a giocare un ruolo da protagonista in un rapporto di forza che non è mai paritario fra chi offre lavoro e chi lo cerca.

Per i precari noi pensiamo che il contratto rappresenti il mezzo attraverso il quale introdurre forme di disincentivo economico all’uso del precariato. Il nostro obiettivo non è quello di fissare, attraverso la contrattazione, una presenza organica di precariato, ma quello di renderlo meno conveniente.

La direzione che vogliamo indicare è quella dell’unificazione, del dare voce e parole comuni ad una battaglia che deve essere comune per superare le divisioni e le frammentarietà che la precarietà comporta. Vogliamo inoltre affermare ed avviare una pratica sindacale di rappresentanza diretta delle politiche sulla precarietà dove il protagonismo dei lavoratori che sono vittime di questa condizione, sia la forma attraverso cui il sindacato costruisce le sue piattaforme e le sue rivendicazioni." Scarica la relazione integrale


11:00

Francesco Sinopoli, del Centro nazionale FLC, ha introdotto la prima sessione dei lavori dal titolo "Una precarizzazione inarrestabile??" evidenziando come la precarietà nei settori della conoscenza sia stata determinata in alcuni casi da scelte politiche precise, come i provvedimenti moratti, in altri da riforme anche positive come l’autonomia, ma incomplete e senza gli adeguati finanziamenti. Tuttavia, dice Sinopoli, la precarietà dei nostri settori è inserita in un contesto più generale che vede tutto il mercato del lavoro italiano nelle stesse drammatiche condizioni. La legge 30, manifesto ideologico del governo Berlusconi, ha peggiorato una situazione che era già grave. Basti pensare alle collaborazioni coordinate e continuative, a cui la suddetta legge ha solo cambiato nome nel privato, che costano quasi le metà di un rapporto di lavoro dipendente. La mancanza di protezioni sociali sono un’altra grande emergenza, per i lavoratori precari. Pensioni adeguate, sostegno al reddito nei periodi di non lavoro, e formazione, sono le priorità. E’ quindi necessaria una nuova legislazione che riporti al centro il rapporto di lavoro dipendete a tempo indeterminato ma contestualmente estenda il welfare a tutti.

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11:20

Nel suo intervento Alessandro Arienzo, precario dell’Università di Napoli, si sofferma sull’analisi della precarietà dal punto di vista delle tipologie contrattuali e delle ricadute della precarietà sui sistemi e sull’autonomia professionale

Nel vasto mondo della conoscenza, alla precarietà che si è accompagnata al moltiplicarsi delle forme contrattuali e delle tipologie d’impiego, si è affiancata una condizione di precarizzazione dei sistemi dell’educazione, della formazione e dell’istruzione. Le forme che assume questa precarizzazione non investono solamente le dinamiche del rapporto di lavoro; esse coinvolgono l’insieme dei sistemi formativi, abbassandone la qualità e rendendoli rigidi e incapaci di rispondere alle richieste di una società plurale, aperta, solidale e civile.

In altri termini, la precarietà incide sia sull’unità e sull’identità dei lavoratori, minandone la solidarietà attraverso la frammentazione degli interessi, quanto sull’efficacia di sistemi che sono “sistemi relazionali” e la cui efficacia deriva dalla capacità di mettere positivamente in rapporto le parti che li compongono attraverso la condivisione dei fini e dell’impegno. Nell’intervento, si delineano per grandi linee gli effetti di questa precarizzazione dei sistemi della conoscenza: dalla scuola – statale e non statale – alle Università e agli enti di ricerca, dal variegato mondo della Alta Formazione Artistica e Musicale alla formazione professionale. Allo stesso modo, si segnalano gli aspetti più deleteri per i percorsi professionali e lavorativi delle diverse figure coinvolte: docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo.

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11:40

Daniela Di Giangirolomo, docente precaria di Bologna, nella sua comunicazione prova a rispondere alla difficile domanda : è vera flessibilità?

La precarietà ,come fenomeno che interessa il rapporto di lavoro ma anche il sistema sociale nel suocomplesso, nasce quando le organizzazioni rinunciano ad affrontare le sfide di un mondo che cambia sempre più velocemente, non puntando sul cambiamento e sull’innovazione. Quella di affrontare questa sfida guardando soltanto ai bilanci e in particolare alla voce “costo lavoro”, non solo è una strategia che comporta costi sociali incalcolabili, ma pure rappresenta l’atteggiamento di chi non sa guardare al futuro.

I danni che la precarizzazione porta nell’ambito della conoscenza, centrale per la crescita culturale e sociale di un Paese, sono incalcolabili a partire dalla scuola di base fino alla formazione professionale, all’Università, alla ricerca e all’alta formazione artistica musicale, ponendo costantemente ostacoli alla programmazione, alla continuità didattica e all’ordinario funzionamento degli Istituti, minando alla base la libertà d’insegnamento e di ricerca. L’innovazione e l’autonomia richiedono investimenti e stabilità, non tagli ai costi e precarietà.

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12:00

Casertano Margherita – A.T.A. precaria di Caserta - nella sua comunicazione tratta il tema delle “Esternalizzazioni dei Servizi” nella Scuola Pubblica, nell’Università, negli Enti di Ricerca, nell’A.F.A.M., nella Formazione Professionale e nella Scuola Privata.

Casertano mette in evidenza quanto gli assistenti amministrativi, gli assistenti tecnici, gli ausiliari, le figure professionali del Sistema Istruzione, concorrano, insieme al personale docente, a dare un servizio di qualità agli studenti, alle famiglie, alla società civile e quanto invece la politica neoliberista del governo di centro-destra le abbia considerate solo un costo tanto da portarle ad un ruolo sempre più esiguo con tagli indiscriminati agli organici e l’utilizzo invece di personale esterno attraverso appalti con imprese di pulizie, collaborazioni coordinate e continuative, prestatori d’opera.

“Scomposizione del ciclo produttivo a fini di risparmio”, “Rappresentanze e contratti diversi”, “Diritti e tutele negati”: questi alcuni dei punti che hanno caratterizzato il suo intervento.

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12:20

Al termine delle comunicazioni si apre il dibattito con l'intervento di Simonetta Fasoli, Vice Presidente Proteo Fare Sapere Nazionale, che sottolinea come precarietà e precarizzazione incidano sulla struttura del lavoro che "produce" saperi e conoscenza.

In particolare, su alcuni tratti essenziali che richiama: l'organizzazione del lavoro e il sistema delle relazioni (in nesso inscindibile); l'aleatorietà dell'"impresa formativa" che richiede, per essere praticabile, proprio la stabilità; l'attività della sperimentazione e della ricerca, che unificano come un filo rosso tutti i lavoratori della conoscenza e postulano perciò condizioni di piena autonomia (come libertà/responsabilità) e di cooperazione (come costruzione di comunità, di pratiche al di fuori di individualismi).

Infine, sottolinea come la precarietà sottragga alla dimensione del tempo (forse la più rilevante delle variabili nei processi formativi) proprio quel futuro su cui l'intera filiera della formazione deve investire.

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12:30

Gianni Righetti, responsabile nazionale personale ATA della FLC, ha sottolineato che l’esternalizzazione dei servizi nella scuola (appalti di pulizia) va presa ad esempio come un modello organizzativo negativo da respingere e combattere perché antitetico alla scuola dell’Autonomia che divide gli stessi lavoratori e sperpera denaro pubblico.

In questa situazione aggrovigliata sono coinvolti gli oltre 100.000 lavoratori precari della scuola ai quali occorre dare risposte immediate che pagano due volte: la riduzione del 25% per la presenza di appalti e il taglio drammatico dei posti che ha falcidiato gli organici.

Risposte che non siano in contrapposizione con la domanda degli altri lavoratori presenti, ex LSU, anch’essi precari e sottopagati che spingono analogamente per una stabilizzazione definitiva. L’esperienza delle esternalizzazioni nella scuola è, quindi, una vicenda emblematica rispetto al dibattito generale sul lavoro precario e sulla flessibilità nei pubblici servizi.

Una vicenda nella quale convivono esigenze contrapposte di stabilizzazione, modelli e forme organizzative alternative rispetto alle necessità di funzionamento della scuola pubblica. Da questo groviglio si può uscire. La richiesta della copertura di tutti i posti vacanti fatta dalla FLC Cgil è la premessa necessaria che deve avere una risposta certa nei primi atti da parte del Governo. Non è una soluzione impossibile quella dell’internalizzazione dei servizi e dell’assorbimento di tutte le forme di precariato esistenti senza creare “guerre tra poveri”.

E’ possibile costruire una proposta unitaria che impegni le confederazioni a sostenere la Vertenza nazionale aperta dalla FLC Cgil per tutti i lavoratori precari interessati. Le quote dei posti occupati dalle diverse categorie possono rappresentare i bacini di assorbimento dai quali attingere in proporzione dell’incidenza del precariato esistente e delle quote dei posti autorizzati.


12:40

Al termine delle relazioni si apre il dibattito con gli interventi dei partecipanti.

Il primo intervento è del compagno Antonio Messina della FLC di Catania che ricorda come tra le priorità della FLC deve esserci la rivendicazione dell’allargamento delle RSU ai precari.

Continua sottolineando come la situazione della Sicilia è forse peggio della Campania,30.000 precari sono un record, anche se grazie all’iniziativa della CGIL il posto di lavoro viene difeso. Ricorda poi la vertenza dei 185 precari dell’Università di Catania in stato di agitazione tutto l’inverno con un presidio di fronte al dottorato, guadagnano 500 euro al mese… Impossibile vivere con un reddito simile. La FLC spera di riuscire a fare un accordo con il rettore, adesso che è parlamentare del centro sinistra…

Naturalmente si aspetta che la nostra categoria chieda con forza al nuovo governo l’abrogazione delle leggi Moratti.

Carlo Postiglione, precario ata è un tecnico di laboratorio informatico. Sottolinea come il precariato investa tutto il mondo del lavoro. Anche lui evidenzia la necessità che il sindacato sia attento e non abbassi la guardia di fronte al nuovo governo. Gli attuali livelli di precarietà non sono più sostenibili e bisogna ricordare come molti dei lavoratori precari nella scuola coprano posti vacanti. Quindi gli spazi per una stabilizzazione ci sono già adesso.

Chiude l’intervento parafrasando uno slogan “storico”: precari di tutta Italia, uniamoci.

Maria Andretta precaria CNR Avellino, attacca in particolare il piano triennale del CNR in cui si introducono meccanismo farraginosi nello sviluppo di questo processo che sembrano fare riferimento a un vecchio modello aziendalistico Il processo che porta alla realizzazione del piano triennale è una sorta di catena di s. antonimo che non valorizza i risultati scientifici

Toretti precario APAT Roma, racconta della situazione del suo ente emblematica di tutta la ricerca, dove il precariato ha raggiunto dimensioni tali da richiedere degli interventi strutturali immediati, al fine di evitare l’impolosione e il crollo di questo instabile “castello di carte”. Oggi in Apat, sono presenti 498 precari, ossia il 42 % del personale, che hanno contratti, per una durata non superiore a dodici mesi, di diversa natura. La situazione è resa ancora più grave dallo scarso interesse politico ai temi della ricerca e dell’ambiente, della cecità ostinata di una classe dirigente che non ne comprende il valore. I precari rivendicano la valorizzazione delle professionalità che esprimono e delle attività che svolgono, chiedono che la precarietà non sia più una condizione di vita ma un moment di passaggio.

Il punto di forza è l’unità di tutti i lavoratori e dei sindacati solo così, la precarietà potrà essere battuta.

Augusto Palombini, Segretario nazionale dell’ADI, associazione dottorandi e dottori di ricerca, Inizia raccontando che ieri un giovane studente gli ha chiesto perché le imprese investano più nell’open source che nelle persone, la risposta è stata difficile ma probabilmente il motivo è nell’incapacità di comprendere che le persone sono il valore aggiunte delle organizzazioni.

La situazione, delle università e degli enti di ricerca, non è molto diversa. Il disinvestimento degli ultimi anni da aver portato ad una degradazione dei sistemi tale che si rischia di smarrire il senso del proprio lavoro.

La necessità di un cambiamento radicale di questa ormai insostenibile situazione non è solo una lotta per migliorare la vita delle persone ma per salvare le stesse istituzioni formative.

Per il compagno Silvestrin della FLC di Trento, la nostra categoria deve fare una lotta dura contro la precarietà ma con posizioni chiare. Stando l’attuale sistema di reclutamento nelle università sarà difficile garantire il posto a tutti. La mancanza di un sistema di valutazione della ricerca è un altro ostacolo per i precari, perché i finanziamenti sono dati ad personam spesso senza alcun rapporto con la qualità dei lavori svolti. Ricorda inoltre come la situazione dei precari spesso non viene compresa dai garantiti e ribadisce l’esigenza di estendere la democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro a tutti.

Maria Grazia Orfei della FLC Regionale del Lazio porta la testimonianza delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che operano nelle scuole e nelle università non statali. Il fenomeno più grave in questi settori è quello delle esternalizzazioni. Il ricorso è diffuso soprattutto nelle scuole religiose dove si punta al risparmio sul costo del lavoro. Se non si riesce ad intervenire sindacalmente il personale subisce un peggioramento drammatico delle sue condizioni di lavoro perché solitamente il contratto di arrivo è peggiore di quello di provenienza.Naturalmente si frantuma anche il ciclo produttivo e si indebolisce anche il sindacato infatti l’obiettivo dei datori è anche quello di scendere sotto i 15 dipendenti.

Per Mimmo Rizzati del centro nazionale, la precarizzazione del lavoro è parte di una condizione di vita che la globalizzazione impone, il liberismo vuole una società nella quale tutte le relazioni tra persone siano governate dal mercato. La competitività è il suo credo ed è stato assunto dalla UE a Lisbona nel 2000 e riconfermato dalla commissione Barroso oggi. Per contrastare la precarietà bisogna rendere indisponibili al mercato i beni comuni come l’acqua e i diritti sociali e di cittadinanza, come la casa, la conoscenza. Naturalmente anchericonquistare e estendere i diritti. La nostra iniziativa sindacale sarà efficace solo se sapremo interpretarla fuori dalla logica della mercato globalizzato.


15:00

Presiede ed introduce i lavori del pomeriggio Enza Sanseverino della Segreteria regionale FLC Campania che evidenzia come la condizione di precarietà sempre più diffusa nei settori della conoscenza, pregiudica i diritti dei lavoratori e le tutele contrattuali e sottolinea che occorre recuperare condizioni migliorative per i lavoratori attraverso la contrattazione e la vertenzialità.


15:15

Corrado Colangelo, del centro nazionale FLC, introduce i lavori della seconda sessione dal titolo "I diritti di tutti tra contrattazione e vertenzialità".

Nel suo intervento , ha introdotto i temi che saranno trattati nelle comunicazioni della seconda sessione. Ha sottolineato in particolari gli aspetti deleteri della precarietà sulla vita dei lavoratori e la necessità di introdurre meccanismi di tutela contrattuale per tutto il personale precario.

Ha inoltre rilanciato il tema della democrazia e della partecipazione nei luoghi di lavoro, oltre all’impegno della FLC per una politica contrattuale inclusiva di tutti i lavoratori e di tutte le forme contrattuali e per una effettiva partecipazione dei precari all’attività sindacale attraverso spazi di agibilità e strumenti di partecipazione. Ha anche rimarcato l’importanza delle decisioni del primo congresso della FLC per quanto riguarda la presenza dei precari negli organismi dirigenti del sindacato e l’impegno a rappresentare tutte le forme di precarietà sia del pubblico che del privato nei comparti della conoscenza.

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15:30

Nella sua comunicazione Amalia Perfetti si sofferma sui problemi connessi al reclutamento, all’assunzione e alla formazione iniziale in tutti i settori della conoscenza. Il quadro delineato è quello di realtà in cui la precarietà ha inciso sui meccanismi d'accesso alle professioni,profondamente modificati dalla diffusione quantitativa del lavoro precario al quale si ricorre, sempre più frequentemente, per sopperire alle necessità di funzionamento ordinario dei sistemi. Un precariato che quindi tende a diventare di fatto “strutturale”, fenomeno questo accentuato da recenti interventi legislativi, tra i quali le riforme Moratti e la legge 30, che hanno ulteriormente reso incerti i diritti dei lavoratori precari, allontanando o addirittura eliminando la prospettiva della stabilizzazione. Da qui l'urgenza di metter mano in modo risolutivo al problema con interventi legislativi e contrattuali che eliminino le storture introdotte e riportino il precariato a livelli fisiologici e transitori e a condizioni di lavoro sempre più tutelate.

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15:45

Ilaria Lani della FLc di Firenze, nella sua comunicazione sulle “tutele contrattuali” parte dalla lunga storia del movimento dei lavoratori per sottolineare come l’esercizio della contrattazione collettiva ci ha consentito di far progressivamente avanzare l’affermazione dei diritti e quindi il processo di emancipazione del lavoro.

In virtù di questo è necessario, proprio per andare nella direzione di cancellare queste forme di lavoro, inserire nella contrattazione limiti al loro utilizzo, estensione dei diritti, percorsi di stabilizzazione. Tutto ciò ha una triplice valenza:

1.Ci dota di un corpus di norme che estendono per quanto possibile i diritti, mettono un freno agli abusi, migliorano le condizioni di lavoro dei precari avvicinandole a quelle degli stabili e rallentando così il drammatico fenomeno di dumping.

2.Si riconosce la presenza dei lavoratori precari, se ne unificano le condizioni, si rafforza l’unità nei luoghi di lavoro.

3.Si mette in evidenza tutte le contraddizioni insite nelle forme di lavoro precarie e atipiche, rivendicando così un riconoscimento legislativo che faccia pulizia di questa giungla e riconosca come centrale il rapporto di lavorodipendente a tempo indeterminato.

Questo vale sia per il rapporto di lavoro a tempo determinato che per tutti quei rapporti non-dipendenti, cosiddetti parasubordinati, quali le collaborazioni, le prestazioni d’opera, gli assegni di ricerca.

Al fine di intervenire su questa giungla di rapporti di lavoro esclusi dai contratti nazionali nei prossimi rinnovi chiederemo al governo un atto politico che riporti tutti i lavori e i lavoratori nel contratto collettivo trasformandoli in lavoro dipendente.

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16:00

Nel suo intervento, Claudia Tagliavia ricercatrice precaria dell’ISFOL, ha affrontato il tema della democrazia nei luoghi di lavoro.

Il problema della partecipazione e della rappresentanza dei precari assume carattere peculiari derivanti dalla specifica condizione di lavoro di questi lavoratori e dall’assenza di riferimenti normativi e di prassi che ne consentano la piena realizzazione. Effetti di tale lacuna si osservano soprattutto nella difficoltà di costruire azioni collettive e di allacciare rapporti di collaborazione e alleanza con i lavoratori standard e con le organizzazioni di rappresentanza. L’urgenza di avviare tali rapporti e favorire, anche per questa via, processi di stabilizzazione e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei precari appare tuttavia del tutto evidente anche alla luce della crescita progressiva dell’esercito di precari nell’ambito delle organizzazioni che producono e trasmettono conoscenza. Ha presentato in particolare l’esperienza dell’Isfol – istituto pubblico di ricerca con l’85% di personale in condizione di precarietà occupazionale – che rappresenta, assieme ad altre iniziative di partecipazione e rappresentanza, una prima esperienza che può fornire utili spunti di riflessione.

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16:15

Al termine delle comunicazioni si avvia il dibattito tra i partecipanti ai lavori.

Interviene Alicia D’Ercole dell’Unione degli Universitari (UDU) ha affermato che parlare di precarietà oggi significa non soltanto indicare le instabili condizioni contrattuali lavorative ma, sempre più, rappresentare l’impossibilità di certezza nel complesso universo della vita di una persona.

E’ un termine che ha acquisito nel tempo un’accezione negativa, per rappresentare, appunto il “cattivo” lavoro, l’incertezza e l’instabilità che permea la vita, soprattutto dei giovani.

Gli studenti francesi in questi ultimi mesi sono statti promotori di un grande movimento, una lotta, una denuncia di queste precarie condizioni di vita. Ed hanno chiesto un’inversione di rotta nelle politiche, diritti e tutele. Questo marzo francese è legato da un sottile filo rosso all’ottobre italiano, quando centinaia di migliaia di studenti sono scesi nelle piazze per chiedere il ritiro del DDL Moratti, che precarizza la ricerca, ma anche e soprattutto per chiedere un futuro, il diritto a programmare la propria vita nel presente, nello studio, e nel futuro, nel lavoro.

E’ una grande questione sociale che pervade l’Europa e che si configura sempre più come la condizione di un’intera generazione. Una generazione condannata alla precarietà e che rischia di rimanervi intrappolata, nonostante i maggiori livelli di formazione che raggiunge.

Gli studenti francesi hanno occupato le università e colorato le piazze per l’idea di equità sul lavoro perché l’età non può essere il discrimine sul quale scaricare i costi, perché coloro che sono più deboli, perché fuori dal mondo del lavoro o intermittenti nello stesso, devono essere parimenti portatori di diritti.

Ma la precarietà delle condizioni di vita per gli studenti pervade anche e soprattutto le condizioni di studio: il mancato riconoscimento dell’autonomia sociale degli studenti, il bassissimo numero di borse di studio erogate (60%) costringono molti ad abbandonare il sogno della laurea, altri ad iscriversi nei sempre più numerosi “Atenei sottocasa” dove la qualità della formazione non è elevata a causa dell’assenza dell’attività di ricerca. Molti altri studenti sono costretti a lavorare per mantenersi gli studi, e vivono sotto il ricatto di un lavoro precario o in nero.

Conciliare i tempi di lavoro con quelli di studio risulta sempre molto difficile. Soprattutto quando i tempi che l’università impone sono frenetici, incentrati sulla figura, ormai sempre più rara, dello studente a tempo pieno. Un sistema universitario che parcellizza il percorso di studi in microesami, spesso con obbligo di frequenza.

Questi studenti, questi lavoratori, questi studenti-lavoratori e lavoratori-studenti fanno emergere nuovi bisogni, da interpretare, per dare diritti e tutele alla loro identità complessa: quella legata al mondo del lavoro, quella legata al mondo della formazione e quella legata alla dimensione complessa che tiene insieme queste due condizio


16:25

Nella sessione pomeridiana dopo le comunicazioni e il saluto di Alicia D’ercole dell’UDU si sono susseguiti 9 interventi che hanno approfondito e sottolineato diverse specificità e problemi. Claudio Franchi della rete nazionale ricercatori precari racconta l’esperienza della costruzione della rete nelle varie province ed in particolare a Napoli. Ha sottolineato in particolare la specificità della precarietà nella ricerca e nell’Università in assenza di diritti e tutele. La rete nazionale naturalmente nasce per scomparire: il primo obiettivo è proprio quello di superare il precariato. Giuseppe La Fratta, docente precario di Campobasso ha sottolineato come in questi 5 anni di legislatura abbiamo assistito assistito allibiti a una congerie di interventi legislativi che hanno di fatto aggravato la situazione del personale precario della scuola rendendo ingestibile il sistema delle graduatorie permanenti. Questi interventi hanno finito per dividere le varie componenti del personale precario. E’ opportuno ritrovare unità di azione, cercando di superare inutili divisioni, in modo da portare all’interno della FLC il proprio contributo in termini di proposte, idee e azioni.

Davide Lognoli precario del CNR di Firenze afferma che per la ricerca tutto dipende dai fondi. I precari sono messi in conto spesa dopo il pagamento della bolletta elettrica. E’ grave l’esclusione dalla contrattazione del personale precario dal punto di vista economico: se aumentano i compensi si riducono i posti. I precari sono ultimi in una scala gerarchica. L’art. 5 del contratto ricerca rischia di escludere una parte dei precari (quelli non contrattualizzati). Il documento dei ricercatori precari inviato a tutte le organizzazioni sindacali ha ricevuto risposta solo dalla FLC Cgil e anche per questo siamo qui. Massimo Mari, responsabile nazionale della scuola non statale della FLC, sottolinea l’importanza del lavoro dipendente a tempo indeterminato. Analizza la Legge 30 che ha portato alla riduzione di tutele e diritti ed all’abbassamento del costo del lavoro. Approfondisce anche la precarietà nella scuola non statale, che non è solo lavoro a temine, ma anche lavoro a bassi orari con part-time obbligati. Afferma che, individuato il tipo di società che vogliamo, dobbiamo fare in modo di costruire le nostre proposte come ad esempio la centralità del contratto nazionale, la difesa del rapporto di lavoro dipendente, i diritti universali e gli ammortizzatori sociali e l’estensione delle RSU anche nel privato. Altro argomento al centro delle nostre proposte è la campagna contro il lavoro nero. Fabio Cadetta del comitato precari della FLC di Pavia si pone il problema del raccordo tra i comitati territoriali e quello nazionale. Espone l’esperienza di Pavia sottolineando le attività svolte ed il ruolo avuto all’interno della FLC; in particolare evidenzia la trasversalità dell’esperienza. Pone l’accento sul tema degli spezzoni fino a 6 ore e delle supplenze brevi nella scuola elementare e materna. Paola Poggi, responsabile nazionale AFAM della FLC, ricorda il processo di cambiamento che riguarda anche la FLC nell’affrontare il tema del precariato rispetto alle rivendicazioni di leggi per il reclutamento che hanno caratterizzato i decenni passati. Oggi il cambiamento riguarda anche il grado di consapevolezza che la FLC ha maturato rispetto ai vari aspetti negativi che la precarietà comporta e che riguardano i sistemi e i diritti della persona nei suoi tanti aspetti. Affronta il problema delle fondazioni, sorte già con i governi di centro-sinistra e delle criticità che queste possono rappresentare per i processi di precarietà che rischiano di innescare. Chiara La Muraglia, precaria dell’Università di Bari, illustra l’esperienza di Bari e sottolinea che insieme ai diritti individuali ci sono i gravi problemi del sistema per quanto riguarda ruoli, funzioni e criteri di reclutamento. Manuela Flores, docente precaria di Avellino, sottolinea le iniquità della legge 143/04 per quanto riguarda le tabelle delle graduatorie permanenti in particolare il punteggio di montagna e il mercato dei titoli. Chiede alla politica di intervenire prima delle prossime nomine. Gabriele Giannini coordinatore nazionale ISTAT,afferma che il governo di centro destra ha accentuato un processo di precarizzazione del mercato del lavoro già avviato e reso drammatico dai continui tagli ai bilanci e alle risorse e dal blocco del turn over. Abbiamo oggi il compito di perseguire l’obiettivo della piena attuazione delle nostre proposte, emerse dal nostro congresso e da quello della CGIL: lotta alla precarietà, abolizione della legge 30, riduzione delle tipologie contrattuali sulla base delle effettive necessità. Ma, soprattutto, bisogna estendere le tutele e i diritti anche a tutti i lavoratori precari, spesso privati anche delle loro forme più elementari.

Al nuovo governo dobbiamo chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con le parti sociali per arrivare ad una politica generale di riduzione del precariato, prima ancora che si avvii la discussione del prossimo DPEF e della legge finanziaria per il 2007.


18:00

Conclude i lavori della giornata Fulvio Fammoni, segretario nazionale della Cgil, responsabile delle politiche del lavoro e formative della Confederazione, che si complimentaper l’iniziativa, che dà seguito e concretezza all’impegno assunto dalla FLC Cgil al suo primo Congresso.

Nel condividere i contenuti dei molti ed articolati interventi della giornata, Fammoni ha denunciatol’aumento esponenziale delle assunzioni “precarie” negli ultimi anni, che hanno superatoper numero quelle a tempo indeterminato, la vera novità nel mercato del lavoro del nostro paese. Così come, per responsabilità delle regole del mercato del lavoro approvate dal centrodestra, si è indotta nella popolazione la convinzione che flessibilità (intervenire su regime orario, organizzazione del lavoro, qualifiche professionali, con la contrattazione) coincida con precarietà (meno diritti, meno salari, meno tutele, senzaconfronto con le parti sociali). Per superare e correggere questo convincimento ci vorrà un grande impegno, a partire dalla revisione delle norme sul lavoro.

L’Italia è campione del vento che corre per l’Europa sul lavoro, contrario agli impegni di Lisbona: le scelte di molti governi europei hanno avuto come riferimento la libertà di licenziamento di ispirazione americana, contro cui in Europa ed in America hanno manifestato milioni di persone, anche se poco o nulla a proposito è stato detto.

In un modello di sviluppo povero, scuola, ricerca e formazione costituiscono un lusso insopportabile. Di certo queste grandi questioni non si risolvono solo modificando le regole del lavoro, ma certo ne costituiscono un passaggio ineludibile.

Anche chi fino a ieri ci ha accusato di essere ideologici, ora comincia a dire che avevamo ragione sull’assunto che quelle regole vanno riviste: è vero, noi vogliamo togliere norme ma abbiamo anche detto che va costruita una nuova legislazione del lavoro ed abbiamo fatto proposte precise, alternative sui punti da cancellare.

Contrattazione, non reiterazione dei contratti a tempo determinato (si veda l’accordo spagnolo), lotta al lavoro nero, appalti: su ciascuno di questi temi abbiamo fatto una proposta di merito su cui chiediamo che il nuovo Governo intervenga, a partire dall’applicazione del Programma dell’Unione che in molti punti condividiamo.

Nel 2005 è cresciuto sia il lavoro nero che quello precario, con buona pace di chi sosteneva che con il precariato avremmo combattuto il lavoro nero!

Perché mai solo noi che chiediamo di cancellare la legge 30 faremmo politica, e non Montezemolo che invece chiede di mantenerla?

I giovani il 9 e 10 aprile hanno votato in maggioranza centro sinistra: meritodelle tante battaglie che la FLC ha sostenuto in questi anni contro le politiche scolastiche e formative del governo di centro destra.

Ora chiediamo risposte concrete al nuovo Governo che auspichiamo si insedi al più presto: ci vuole una legge di sistema sul lavoro e non interventi a “pezzi”. Per poter cominciare ad impostarla occorrono atti concreti per il 2006 che consentano l’avvio di quella discussione.