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Senza ricerca non si esce dalla crisi. Servono investimenti e un piano straordinario di assunzioni

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

16/02/2012
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La Commissione europea afferma in un rapporto che per uscire dalla crisi si deve investire nella ricerca e in particolare nell'assunzione di un milione di ricercatori entro il 2020. Non possiamo reggere con i numeri attuali la competizione con giganti come Cina e India che aumentano in maniera esponenziale gli investimento e fanno crescere anche la qualità della loro ricerca impegnandosi molto ormai anche in quella di base.

Questa notizia conferma ciò che come abbiamo sempre sostenuto, abbiamo ribadito nei nostri  dossier e che oggi chiediamo al  Governo Monti.

È indispensabile, non solo eliminare il blocco del turn over, ma soprattutto un piano straordinario di assunzioni perchè la ricerca non cresce sugli alberi. Servono almeno 50.000 ricercatori nei prossimi anni.

L’Italia, per giunta, è il fanalino di coda d'Europa anche in questo settore; nel 2011 ha investito circa lo 0,6% del Pil contro una media europea del 1,84%, peraltro lontana dall'obiettivo del 3% previsto dalla strategia di Lisbona.
Ma soprattutto abbiamo la più bassa percentuale di ricercatori dell’Unione Europea con la porzione di 3,8 (ogni 1.000 lavoratori) contro la media europea di 6,4. Quindi quel rapporto parla al nostro Paese.

La politica di tagli alle spese in ricerca e istruzione rappresenta il suicidio dell'UE. Domani all'incontro con il Ministro Profumo sull'Università ribadiremo le nostre richieste. È fondamentale poi che le spese in ricerca vengano escluse dai patti di stabilità perchè anche su quello si gioca la possibilità di raggiungere l'obiettivo ambizioso di Europa 2020.