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Riproporre ora le prove Invalsi significa perdere altro tempo scuola, serve invece profondo cambiamento del sistema nazionale di valutazione

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

10/02/2021
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Roma, 10 febbraio: In questo momento di grande incertezza, politica e sociale, c’è chi continua a pensare che il ritorno alla normalità sia riprendere le prove Invalsi in presenza e confermare i percorsi alternanza scuola-lavoro, avvenuti in maniera ovviamente precaria, come tassello degli esami di Stato.

L’organizzazione dei test Invalsi a marzo/aprile inciderebbe sull’organizzazione scolastica, infatti, a parte la scuola primaria che svolge i test con carta e penna, gli alunni della scuola secondaria di I e II grado svolgono i test in modalità computer based. Questo significa allestire laboratori, gestire con risorse specifiche la somministrazione delle prove, sanificare ripetutamente computer e aule che sarebbero utilizzati da più alunni nel corso della stessa giornata. Con le condizioni pandemiche ancora così aggressive e le difficoltà di organico che stiamo vivendo è un rischio che non possiamo correre e non dobbiamo permetterci. Di sicuro le scuole, che sono allo stremo, ne farebbero a meno. Inoltre, da un altro punto di vista, è psicologicamente dannoso consegnare come normalità a dei ragazzi che da mesi vivono la scuola a distanza o a singhiozzo, l’accanimento di un test valutativo che sarebbe vissuto come inutile orpello e non come tappa di un percorso.

La FLC CGIL ha sempre riconosciuto l’importanza della valutazione e della autovalutazione nelle scuole, a patto che sia sostenibile e utile: per questo da tempo riteniamo che sia determinante il passaggio ad un sistema campionario, definito scientificamente dall’Invalsi, ed aperto su base volontaria a tutte le scuole. A maggior ragione in questo momento di difficile gestione didattica e organizzativa. Né ha ragione di essere quella vulgata che spinge per le “prove Invalsi subito” per avere i risultati in tempo utile per organizzare eventuali corsi di recupero a settembre: intanto perché non è dagli esiti di queste prove che i docenti definiscono la valutazione complessiva del percorso degli alunni definendo corsi di recupero, ma anche perché storicamente per avere i risultati individuali ci vogliono ben più di un paio di mesi.  Del resto gli esiti delle prove Invalsi non sono da considerarsi come prove sommative, ma come strumento di miglioramento dell’intero sistema. A maggior ragione prevedere oggi le prove Invalsi per tutte le scuole secondo il modello consueto è inutile, anche perché i ragazzi hanno bisogno di tornare a vivere la scuola, non di fare un test.

Pensiamo a rinforzare la scuola con organici stabili che permettano di sdoppiare le classi, pensiamo ad estendere il tempo scuola per combattere l’abbandono scolastico e la povertà educativa e non come aggiunta di qualche giorno in più di calendario scolastico.

Non abbiamo bisogno di test per capire questi problemi, non è quella la normalità che chiediamo al prossimo governo: è indispensabile in questo momento straordinario prevedere e mettere in campo misure straordinarie per la stabilizzazione del personale precario e agire fin da subito con misure ed interventi strutturali ordinari finalizzati ad ampliare gli organici dei docenti, degli educatori e degli ATA, ad estendere il tempo scuola ed a mettere a disposizione della comunità educante degli edifici sicuri e idonei alle attività scolastiche. Su questi indicatori misureremo la qualità della nostra scuola e del governo che verrà.