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Piano Gelmini: la scuola pubblica ridotta ai minimi termini

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil.

26/09/2008
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Con il via libera di Tremonti, la ministra Gelmini presenta il piano che ridurrà ai minimi termini la scuola pubblica e cancellerà un numero impressionante di posti di lavoro, oltre 130.000.

Non è più possibile nascondere dietro fumosità, spot propagandistici e tendenziosi, la realtà: nei prossimi tre anni verranno chiuse sedi scolastiche, cancellate classi soprattutto nei centri più piccoli e periferici, ci saranno classi più numerose e insegnanti che dovranno fare i salti mortali per affrontare le difficoltà con un orario di lavoro saturo e un orario scolastico ridotto, verranno cancellati modelli scolastici costruiti in vent'anni di ricerca didattica, avremo scuole più insicure per la drastica diminuzione del personale che garantisce la vigilanza e i servizi.
Una vera e propria destrutturazione dell'intero sistema d'istruzione che comporterà maggiori disuguaglianze, minore libertà d'insegnamento ed una scuola più confessionale e più autoritaria.

La ministra Gelmini ha affermato più volte che bisogna retribuire meglio gli insegnanti ma in realtà si stanziano risorse insufficienti per il rinnovo del contratto, si intende abolire la contrattazione e nello stesso tempo nel piano si fa un'operazione nella quale i tagli sono ben quantificabili e le risorse a disposizione, peraltro a partire dal 2012, sono del tutto incerte.

Non è accettabile che queste risorse siano reperite attraverso il licenziamento di migliaia di insegnanti e di personale Ata, penalizzando le famiglie e cancellando il diritto all'apprendimento per le ragazze e i ragazzi.
Non è così che si garantiscono i principi costituzionali che attribuiscono alla scuola statale un ruolo centrale per lo sviluppo del Paese e i diritti dei cittadini.

È la Costituzione che ha sancito con chiarezza il ruolo della scuola pubblica nei confronti di quella privata, libera di aprire scuole, ma senza oneri per lo Stato. Tutti sono tenuti a rispettarla, a cominciare dal Pontefice che in questi giorni reclama a gran voce parità fra scuola statale e scuola cattolica.
In questo modo si prepara solo la svendita della scuola pubblica e del patrimonio di civiltà che essa rappresenta.

Chiediamo al Governo di convocarci rapidamente affinché si apra il confronto sul piano programmatico, che finora è mancato, a dimostrazione del metodo autoritario con il quale s'intende procedere.

Noi chiameremo il mondo della scuola e i cittadini ad esprimere tutto il loro dissenso con una mobilitazione generale ed una manifestazione nazionale contro una politica che toglie ai cittadini e al Paese un loro diritto fondamentale che non è a disposizione di nessun Governo.

Roma, 26 settembre 2008