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Le bugie del Governo sulla manovra economica denunciano una concezione distorta del lavoro e dei diritti

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

01/06/2010
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>> Approfondimenti <<
>> Dossier sulla manovra <<

La manovra economica è ormai legge. Il sito del Governo, che invitiamo a visitare, è un ennesimo esempio di come le forze al potere nel nostro Paese continuino deliberatamente ad offuscare la verità. L'obiettivo è quello di far credere ciò che non è, ovvero che le misure economiche sono improntate al principio di equità.

Un esempio è quello che si sostiene rispetto ai dipendenti pubblici. Nel sito del Governo è scritto testualmente:

<<Ai dipendenti pubblici, con questa manovra, viene chiesto un maggiore atto di responsabilità "in primo luogo perché negli scorsi anni i loro redditi sono aumentati più di quelli dei dipendenti" (42,5 per cento in dieci anni le retribuzioni pubbliche, rispetto al 24,8 per cento dei privati), in secondo luogo perché "godono del vantaggio della garanzia del posto di lavoro, non possono essere licenziati per chiusura dell'attività e non rischiano di andare in cassa integrazione né di vedersi ridurre lo stipendio come i privati" a causa della crisi>>.

Di quale maggiore atto di responsabilità parla il nostro Governo? I dipendenti pubblici sono considerati degli irresponsabili? E poi davvero sono i meno colpiti dalla crisi? Vogliamo ricordare ad esempio che solo nell'anno scolastico 2009.. 18.000 docenti e 7.000 Ata (i dati sono dello stesso Governo) hanno perso il posto di lavoro, tanto che sono state necessarie misure di emergenza (decreto salvaprecari, ecc.), che la stessa cosa accadrà a settembre del 2010 e del 2011, che questo personale non gode della cassa integrazione, che lo stipendio medio di un dipendente pubblico è di 1200 euro, che un dipendente statale paga alla fonte tutte le tasse che si aggirano a circa il 30%, che dietro al dipendente statale ci sono di regola intere famiglie, che i dati Aran smentiscono le affermazioni del governo dimostrando che i dipendenti pubblici contrattualizzati sono quelli che hanno guadagnato meno di tutti.

Le affermazioni del Governo non sono vere, ma sono utili per capire quale distorta concezione hanno i nostri governanti del lavoro: un lavoro senza garanzie, da colpire di più se è garantito. Difatti si parla senza pudore di " vantaggio" della garanzia del posto di lavoro". Non dovrebbe essere un diritto e non un vantaggio avere la certezza di un posto di lavoro? Non dovrebbe essere lo stesso Governo ad auspicare un mondo che garantisce, accanto ai doveri, i diritti ai suoi cittadini? Non dovrebbe un Governo volere il bene dei governati? Non dovrebbe un Governo evitare di svalorizzare e svilire il lavoro dei suoi dipendenti?

Ma è chiaro che il governo auspica un mondo senza diritti, un'eguaglianza a ribasso tra i lavoratori, con un esercito di disoccupati e di precari sempre ricattabili.

Chiediamo al governo di assumersi la responsabilità del suo operato rispondendo a queste domande. Qui sono in gioco i diritti universali (istruzione, salute e formazione) dei contribuenti e l'accesso al welfare.

Temiamo però che a queste domande il governo non sappia rispondere. Siamo certi invece che in occasione della manifestazione indetta dalla Cgil il 12 giugno a Roma risponderanno in maniera chiara ed eloquente cittadini e lavoratori.

Roma, 1 giugno 2010
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Rapporto trimestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti

Anno 11, n. 2

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