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Indispensabile salvaguardare l'autonomia dell'Istat. Le nomine siano fondate sulla competenza e siano indipendenti dalla politica

Dichiarazione di Domenico Pantaleo, Segretario Generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

21/11/2013
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All’Istituto Nazionale di Statistica la dirigenza è vacante dal 28 aprile scorso, quando l’attuale ministro Enrico Giovannini ha lasciato la presidenza dell’Istituto. Il Consiglio dei ministri ha nominato il 13 giugno il professore Antonio Golini come presidente “facente funzione” mentre ad oggi non è ancora stato avviato l’iter per la nomina previsto dalla legge del nuovo presidente. In questo quadro, un emendamento del governo al DL 101/2013, entrato in vigore lo scorso 31 ottobre, ha introdotto un nuovo requisito di “esperienza internazionale”, che deve possedere il presidente dell’Istat. Questo provvedimento, confezionato completamente al di fuori dell’Istituto nazionale di statistica ed arrivato in parlamento senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali, benché sia mal scritto, porta due conseguenze immediate, entrambe allarmanti.

La prima è quella di restringere, intorno ad un parametro quantomeno discutibile e mal formulato nella legge, il campo dei possibili candidati impedendo una reale selezione tra i più idonei. Questo mutamento avviene poi cambiando le regole nel mezzo di una fase di nuova nomina e per giunta rimandando la fase applicativa ad uno “statuto” di cui come è noto l’Istat non è dotato. Per questa via, e siamo alla seconda conseguenza, si rafforza impropriamente il peso del governo, rispetto al Parlamento, nella scelta del presidente. Sia chiaro che qui non è in discussione la qualità indiscussa di Pier Carlo Padoan, il problema è che siamo di fronte ad una forzatura istituzionale, ideata per superare una impasse derivante da posizioni politiche divergenti interne alla maggioranza di governo. Per risolvere in modo del tutto improprio un problema contingente di gestione dei rapporti interni al governo si mette mano in modo dilettantesco ad un pilastro della configurazione istituzionale dell’ente di statistica, aprendo ad una modalità di operare che crea un precedente a dir poco pericoloso. 

Per questo la norma approvata in Parlamento, su proposta del Governo, ci trova nettamente contrari, andando a colpire i principi dell’indipendenza e dell’autonomia della funzione statistica in una fase particolarmente complessa per il nostro paese. A ciò si aggiunge che, è attualmente in fase di nomina anche il Direttore generale dell’Istat, che la legge prescrive sia nominato dal Presidente, sentito il Consiglio dell’ente. In questa fase delicata di transizione dell’Istituto, il governo e i Ministri vigilanti dovrebbero farsi garanti che la scelta finale sia operata senza pressioni e in totale autonomia dal vertice dell’Istituto, dunque lontano da qualsiasi logica di lottizzazione.

Riteniamo di particolare rilevanza, mostrare che la reale autonomia e indipendenza della funzione statistica non è venuta meno in questa fase di passaggio e che la governance dell’Istat benché di transizione, sia in grado di selezionare i candidati sull’unico criterio di esprimere i migliori requisiti in coerenza con quanto espresso della legge costitutiva del Sistema statistico nazionale (D. Lgs. 322/89). 

L’impressione è quella di essere dinnanzi alle prime macroscopiche conseguenze di un andamento sbagliato originato dall’approvazione del DPR 166/2010 con il quale l’Istat ha iniziato un cammino di allontanamento dalla sua naturale collocazione fra gli enti di ricerca, per ricadere sotto l’influenza crescente dei dicasteri vigilanti.