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Precariato universitario nella ricerca e nella didattica: un’emergenza

Il prossimo 4 febbraio un seminario a Roma per discutere del fallimento delle politiche di reclutamento e di precarizzazione e delle proposte dei sindacati.

10/01/2017
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Sono ormai sei anni che la legge 240/2010, cosiddetta “Gelmini” è in vigore e il nuovo anno prende avvio con poco meno di 5.000 studiosi a tempo determinato (con e senza tenure) nei nostri atenei. L’Ufficio statistica del MIUR, per il 2015, certifica anche la presenza di oltre 20.000 assegnisti di ricerca, di circa 6.800 borsisti, e di 10.500 collaboratori impegnati in attività di ricerca. In formazione ci sono poco più di 9.000 dottorandi. Nello stesso tempo, l’ANVUR ha censito poco meno di 15.000 docenti a contratto.

Questi sono i numeri che certificano il fallimento delle politiche di reclutamento e l’assoluta frammentazione del “pre-ruolo” universitario.

In tutti questi anni le organizzazioni sindacali e di categoria aderenti all’intersindacale universitaria hanno continuamente rimarcato come, oltre ad essere tra i principali indicatori del malessere del nostro sistema universitario, il crescente precariato debba essere tra le priorità politiche dei governi italiani.

Il prossimo 4 febbraio, a Roma, si terrà un seminario di approfondimento per presentare e discutere le proposte delle diverse organizzazioni in tema di precariato universitario della ricerca e della didattica e di riordino del pre-ruolo. Che, non dobbiamo dimenticare, si affianca a quello altrettanto ampio dei lavoratori tecnici, amministrativi e bibliotecari nonché dei servizi cui la FLC CGIL dedicherà un momento di confronto specifico.

Un seminario tecnico, quello del prossimo 4 febbraio, dall’altissimo valore politico di cui la FLC CGIL è tra i promotori, e che rappresenta bene una delle priorità della nostra organizzazione. A seguire il comunicato unitario.

_________________________

ADI, AIPAC, ANDU, ARTeD, CISL Università,
CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, Federazione UGL Università,
FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS Docenti Università, UDU, UIL RUA

BASTA CON IL TRITACARNE DEL PRECARIATO

Sabato 4 febbraio 2017 a Roma
Hotel Mediterraneo
Via Cavour 15
Sala Lago Maggiore - dalle ore 10 alle ore 17

INCONTRO NAZIONALE
SUL DRAMMA DEL PRECARIATO UNIVERSITARIO

UN APPELLO

Le Organizzazioni universitarie rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, lettori/CEL, tecnico-amministrativi, precari, dottorandi, studenti) in tutti questi anni hanno denunciato come il Sistema universitario statale sia continuamente e progressivamente sottoposto a pesantissimi attacchi che lo stanno fortemente ridimensionando per arrivare all'emarginazione o alla scomparsa della maggioranza degli Atenei, soprattutto al Sud.

Si è già denunciato come i progressivi e ingenti tagli alle già scarse risorse, il blocco del turn over, la messa a esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e la crescita a dismisura del precariato senza alcuna speranza di stabilizzazione, la valutazione usata come clava per limitare la libertà di ricerca e di insegnamento dei docenti, l’accentramento esasperato dei poteri a livello nazionale e negli Atenei, lo svuotamento del diritto allo studio che dovrebbe invece essere garantito anche a chi è privo di mezzi appaiano ingiustificabili e autolesionisti, se non fossero operati deliberatamente per cancellare l’idea stessa di un’Università di qualità, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

In questo contesto prevale il dramma degli attuali oltre 40.000 ricercatori destinati, come coloro che li hanno preceduti, all’espulsione dall’Università, senza che si sia dato loro alcuna seria possibilità di concorrere a posti di docenza a tempo indeterminato. 

Il precariato non è un incidente, ma il frutto di una lucida e cinica scelta di chi vuole una docenza universitaria con pochi docenti 'veri' (gli ordinari), un po' più di docenti subalterni (gli associati) e decine di miglia di precari “usa e getta”, sparpagliati in una giungla di figure (dottorandi, borsisti, assegnisti, ricercatori a tempo determinato, ecc). Precari senza i quali non sarebbe possibile assicurare i già ridotti livelli di ricerca e di didattica.

Per raggiungere questo obiettivo, dal 2008 i docenti di ruolo sono diminuiti di oltre 11.000 unità, che diventeranno circa 20.000 nei prossimi anni, mentre è cresciuto a dismisura il precariato, con tempi di permanenza sempre crescenti.

Tutto ciò sta comportando – e comporterà sempre più - l'abbassamento della quantità e della qualità dell'offerta formativa e dell'attività di ricerca.

COSA È NECESSARIO E URGENTE

Per assicurare all'Università l'indispensabile ricambio generazionale, pena la sua completa desertificazione, e per dare risposte adeguate e immediate alle migliaia di ricercatori precari, si ribadisce che è necessario un reclutamento straordinario attraverso il bando di 20.000 posti di ruolo (4000 all’anno per cinque anni), così da riportare il numero dei docenti universitari a quello del 2008, riavvicinando l’Italia alla media europea nel rapporto tra numero dei docenti/ricercatori e numero degli abitanti.

UN APPELLO

La questione del precariato nell'Università è – con tutta evidenza – un problema che riguarda non solo i diretti interessati, costretti ad anni e anni di incertezza, di scarsa retribuzione e di subalternità, ma riguarda l'intera Università, ovvero anche i docenti di ruolo e gli studenti.

Riguarda, in particolare, gli Organi accademici che, in assenza di una netta distinzione tra reclutamento (attraverso prove comparative) e progressioni di carriera (attraverso valutazioni individuali) e in presenza di insufficienti risorse, troppo spesso finiscono per 'investire' principalmente nell'avanzamento di chi è già in ruolo.

Non c'è più tempo da perdere. E per questo invitiamo tutte le Componenti universitarie a farsi carico del problema del precariato, discutendone in tutte le sedi possibili.

In questa direzione sabato 4 febbraio 2017 a Roma si svolgerà un Incontro nazionale per approfondire la questione del precariato e le sue implicazioni per l'intera Università e anche per avviare un pubblico confronto su quale debba essere la fascia della docenza da individuare per lo sbocco in ruolo degli attuali precari e con quali modalità realizzarlo.

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