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Riapertura delle scuole: i segretari di Cgil, Cisl e Uil di Oristano chiedono un confronto con i sindaci della provincia

Le segreterie confederali e del settore scuola di Cgil, Cisl e Uil della provincia di Oristano chiamano i Comuni e propongono loro un nuovo modello di valorizzazione dei presidi locali dell’istruzione.

09/07/2020
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In vista della riapertura delle scuole, le segreterie confederali e del settore scuola di Cgil, Cisl e Uil della provincia di Oristano chiamano i Comuni e propongono loro un nuovo modello di valorizzazione dei presidi locali dell’istruzione. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Andrea Sanna, Alessandro Perdisci e Franco Mattana hanno richiesto ai nove presidenti delle Unioni dei Comuni della provincia ed al sindaco del Comune di Oristano, una serie di incontri urgenti per affrontare il tema della ripresa delle lezioni nel prossimo mese di settembre. Le richieste di incontro, che coinvolgono anche i vari dirigenti scolastici interessati, sono state decise e proposte alla luce della pubblicazione delle linee guida ministeriali che danno indicazioni sulla riapertura delle scuole in sicurezza nel prossimo anno scolastico.

“Si tratta di linee guida tardive che, al di là di alcune indicazioni di semplice buon senso, scaricano di fatto tutti gli elementi di criticità, responsabilità e complessità sulle Autonomie Scolastiche e sugli Enti Locali, ai quali si demanda la ricerca di soluzioni per garantire la ripresa delle lezioni in sicurezza”, sostengono i segretari Sanna, Perdisci e Mattana.

Le organizzazioni sindacali fanno notare come “l’enunciazione di principi condivisibili poi si scontri con la mancanza di risorse sia in termini di organico che di investimenti per creare le condizioni che dovrebbero “trasformare le difficoltà di un determinato momento storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione”.

“Il Ministero”, dicono i sindacati oristanesi, “si limita ad enunciare i principi a fine giugno e nel contempo, a Dirigenti Scolastici ed Enti locali, (senza risorse finanziarie e organico aggiuntivo) spetta il trovare le soluzioni concrete in due mesi”.

Secondo Cgil, Cisl, e Uil, altra considerazione che emerge immediatamente è che “il modello proposto di “conferenza dei servizi”, che ogni comune dovrebbe attivare coinvolgendo la comunità locale e la scuola di sua competenza, si scontra con un territorio in cui le scuole sono ben poche ed in queste convergono i ragazzi di svariati comuni già dalla scuola dell’infanzia”.

“Le linee guida, evidentemente, pensano al modello “un Comune una scuola o più scuole” che nella nostra realtà non esiste”, sostengono i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Andrea Sanna, Alessandro Perdisci e Franco Mattana. “Prendendo atto che queste linee guida mal si adattano ad una realtà complessa come quella oristanese e che impattano su una rete di Enti Locali piccolissimi e con organici risicatissimi per il loro funzionamento, si ritiene opportuno intervenire immediatamente”.

In quest’ottica i sindacati oristanesi propongono, conseguentemente, un diverso approccio di dimensione territoriale. Il modello ipotizzato dai sindacati tiene conto delle aggregazioni dei comuni esistenti e delle scuole incluse in quei territori, al fine di ipotizzare analisi concrete e strumenti più efficaci e vicini alla realtà territoriale dell’Oristanese.

“Soprattutto si vuole cogliere l’occasione in queste riunioni, in linea tra l’altro con la costituzione di “Patti educativi di comunità” o di “patti educativi di corresponsabilità” proposti dalle Linee guida ministeriali, di proporre una nuova visione del sistema d’istruzione territoriale, trasformando l’emergenza in opportunità per la costruzione di un nuovo modello”, affermano i segretari Sanna, Perdisci e Mattana. “Quello che viene proposto dal Ministero, come risposta emergenziale, col coinvolgimento di tutte le forze vive presenti nel territorio, ricalca un’ipotesi di sviluppo studiata dai sindacati oristanesi e che ha già avuto un risultato concreto con la sottoscrizione del protocollo per la sperimentazione dello “Student Town” firmato dai sindacati, dall’Unione dei Comuni del Terralbese e dal Dirigente Scolastico dell’Istituto Superiore di Terralba all’inizio di quest’anno”.

“In quel protocollo si mettono le basi di un tavolo partenariale in cui Enti Locali, autorità scolastiche, forze sociali ed associazioni varie mettono al centro dell’attenzione il tema dell’istruzione, all’interno di un delimitato ambito territoriale, costruendogli “un vestito” su misura. Non un superamento emergenziale come proposto dal Ministero, ma un modello strutturato e permanente di sviluppo e di governance che riguarda tutte le ragazze e i ragazzi del territorio, seguiti e curati dall’asilo nido fino all’università”.

“Una collaborazione estesa a tutti, in cui sono ben definiti i ruoli”, spiegano ancora i segretari di Cgil, Cisl e Uil, “nel rispetto dell’autonomia didattica del collegio dei docenti, finalizzata alla creazione di servizi utili al raggiungimento di obiettivi ottimali per gli studenti del territorio. Un investimento del territorio sul proprio futuro quindi, puntando sui giovani, lavorando per favorire la loro permanenza nel luogo, contrastando l’emigrazione. Questo investimento consiste in una dilatazione del tempo (passato a) scuola, nell’istituzione di un servizio mensa e di un servizio di “coaching” motivazionale sperimentale (che punta alla rimotivazione degli studenti) con varie attività libere e guidate, sino al supporto nello studio su indicazione del collegio dei docenti. Si ottiene, così, una scuola “aperta” realmente al territorio, che mette a disposizione spazi, laboratori e strutture facilmente utilizzabili e fruibili. Il territorio investe finanziando i servizi”.

“Il modello sperimentale”, concludono Andrea Sanna, Alessandro Perdisci e Franco Mattana, “potrebbe essere facilmente esportabile in altre realtà diventando un serio strumento contro la dispersione scolastica della quale la Sardegna detiene da anni il triste record italiano (23% contro una media italiana del 14,3%).

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