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Alternanza scuola lavoro: accordo Unione industriale Torino e Ufficio Scolastico Regionale Piemonte

L'accordo quadro evidenzia una preoccupante subalternità culturale con l'indiscusso primato alle ragioni e alla cultura dell'impresa rispetto a tutta la tematica dell'alternanza scuola lavoro.

23/02/2016
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A cura della FLC CGIL Torino

Il 22 febbraio 2016 è stato presentato, in un comunicato congiunto, un accordo tra l'USR Piemonte e l'Unione industriale di Torino in cui si afferma in modo inequivocabile una visione aziendalistica in materia di alternanza scuola lavoro.

Il documento è stato discusso e definito in assenza di un confronto con le organizzazioni sindacali di categoria, confermando un orientamento che assegna alla rappresentanza sindacale un ruolo secondario. L'accordo quadro evidenzia inoltre una preoccupante subalternità culturale con l'indiscusso primato alle ragioni e alla cultura dell'impresa rispetto a tutta la tematica dell'alternanza scuola lavoro.

Nello specifico, il testo dell'accordo ripropone temi già presenti sin dai documenti governativi che anticiparono la legge 107/15, enfatizzando la centralità della diffusione della cultura di impresa negli interventi di valutazione e progettazione congiunta tra imprese e scuole coinvolte nei percorsi di alternanza.

I temi della giurisprudenza lavorista (che ancora permangono nel sistema giuridico del nostro paese) quali i diritti del lavoro, gli aspetti contrattuali, le criticità dell'organizzazione e dei rapporti di lavoro non paiono avere cittadinanza nella discussione su alternanza scuola lavoro.

È inaccettabile che l'USR, in quanto istituzione sociale pubblica, non abbia aperto una sede di confronto con le organizzazioni sindacali di categoria, quindi con tutti gli attori interessati a questa progettualità.

La FLC CGIL di Torino ritiene opportuno avviare nelle scuole – a salvaguardia della libertà di insegnamento e della necessità di una cultura del lavoro che comprenda diritti e tutele – un'iniziativa volta a contrastare la subalternità della “persona che lavora” agli imperativi dell'impresa; ancor più in un contesto di mercato del lavoro nel quale soprattutto i giovani sono esposti a forti rischi di sfruttamento e di incertezza sociale e professionale.

Auspichiamo che si avvii al più presto su questi temi un confronto con le organizzazioni sindacali a livello regionale.
La mobilitazione continua.