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Lazio: dimensionamento scolastico 2022/2023, su Viterbo ennesimo atto di arroganza politica

In un comunicato stampa le ragioni del dissenso dei sindacati regionali.

05/01/2022
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A cura delle Segreterie regionali del Lazio FLC CGIL, CISL Scuola, SNALS Confsal e GILDA UNAMS

È stata pubblicata la delibera della Giunta Regionale, relativa al Piano di dimensionamento scolastico del Lazio per l’anno scolastico 2022/2023.

Non è certo questa la prima occasione nella quale il piano di cui trattasi viene adottato dalla Giunta regionale con delle “varianti” che non hanno incontrato il preventivo consenso degli organismi rappresentativi della comunità scolastica, in sede di Conferenza regionale permanente per l’istruzione. È già successo in passato che la Giunta Regionale abbia deliberato singoli provvedimenti di redistribuzione dell’offerta formativa sul territorio regionale, anche contro il parere delle scuole e dell’utenza, ma con il favore di questo o quel politico locale, sensibile a interessi forti, anche se minoritari.

Questa volta è toccato al liceo scientifico di Tuscania (VT), tolto all’istituto liceale Cardarelli di Tarquinia (VT) ed accorpato d’autorità all’Istituto Tecnico economico Paolo Savi di Viterbo dal prossimo settembre 2022, nonostante l’unanime parere negativo espresso da tutte le sigle sindacali in sede di Conferenza Permanente per l’istruzione.

Un parere la cui negatività scaturiva prioritariamente dall’aver condiviso con la Regione, nel corso della lunga riunione, l’esigenza di attenersi alle precedenti indicazioni inviate dalla Regione stessa a tutte le Amministrazioni provinciali, di non procedere ad alcuna operazione di dimensionamento scolastico in considerazione delle persistenti difficoltà legate all’attuale situazione emergenziale.

Ciò benché, in sede di riunione, nel valutare la situazione delle altre province, che sono state vagliate tutte prima di quella di Viterbo, fossero state evidenziate alcune specifiche situazioni scolastiche che appaiono da anni non più giustificabili per il numero di alunni eccessivamente ridotto, nelle quali un intervento di razionalizzazione sarebbe stato opportuno. D’altronde, a seguito delle citate indicazioni emanate dall’Ente regionale, alcune altre province non hanno neanche preso in considerazione, in sede di tavolo provinciale, la valutazione di situazioni di scuole sottodimensionate.

Nello specifico, inoltre, il parere contrario era fondato sulle richieste degli operatori del Liceo di Tuscania, ma anche sull’obiettiva valutazione della scarsa utilità di questa manovra rispetto alla salvaguardia dello stesso Paolo Savi, storica istituzione scolastica del territorio viterbese, che merita qualcosa di più che la forzata attribuzione di un centinaio di riluttanti iscritti e un costituendo collegio docenti la cui scarsa omogeneità non promette nulla di buono quanto alle future prospettive dell’istituto.

Questo, però, è, purtroppo, il livello qualitativo della politica: quando manca (sempre più spesso) la capacità di elaborare un disegno di ampio respiro, la politica finisce per affidarsi fatalmente alle pezze a colori, ai pannicelli caldi, spostando, con estrema faciloneria, la dipendenza de plessi da questa a quell’altra istituzione scolastica.

Resterebbe infine da capire che cosa abbia indotto la Regione Lazio ad esprimersi prima in maniera negativa sull’operazione di accorpamento del Liceo Scientifico di Tuscania al Paolo Savi, con una nota ufficiale nella quale l’operazione stessa viene definita “in contrasto con i criteri per il dimensionamento del II ciclo d’istruzione ribaditi ormai da anni e riproposti anche per il 2022/2023”, e a pronunciarsi poi favorevolmente in sede di Giunta Regionale.

Le ragioni del nostro dissenso sono, quindi, profonde per un’operazione di vertice, vagamente autoritaria, condotta senza neanche acquisire il parere del Cardarelli, oltre che totalmente priva di visione culturale e didattica; con l’aggravante di rappresentare l’unica operazione di disaggregazione sul territorio regionale, in dispregio delle indicazioni generali pedissequamente e concordemente rispettate nelle altre province.