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Quando la scuola non paga i propri dipendenti

L’assurda odissea di un insegnante modenese vittima di cavilli e burocrazia insensata.

02/04/2019
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A cura della FLC CGIL Modena

Una situazione al limite dell’assurdo è quella capitata ad un insegnante di Vignola, che in quasi 3 anni non è riuscito a vedersi riconosciuta una modesta cifra spettante come compenso per la funzione di commissario esterno agli esami di Stato.
È quanto denuncia il sindacato scuola FLC CGIL di Modena che ha tutelato in questi anni il lavoratore, nominato dal 20 giugno al 7 luglio 2016 commissario esterno per gli esami di Stato.

Come commissario esterno, l’insegnante ha diritto a una retribuzione che secondo tabella ministeriale (Decreto interministeriale 14 maggio 2007, articolo 6, tabella 1, quadro A, B) si compone in parte di un compenso sottoposto a tassazione, e in parte di una voce di trasferta senza tassazione. Complessivamente per i 17 giorni di lavoro svolto, spettava all’insegnante un compenso di 1.479 euro, di cui 911 euro come compenso lordo da tassare e 568 euro come trasferta senza tassazione. Quest’ultima voce è prevista per il personale nominato fuori dal proprio comune di servizio, raggiungibile in un tempo compreso tra i 31 e 60 minuti con i mezzi di linea extra-urbana più veloci.

Nel cedolino del mese di settembre 2016, l’insegnante riceve però un’unica voce di 1.479 euro lordi tutta sottoposta a tassazione, mentre invece solo 911 euro dovevano essere tassati e 568 euro gli spettavano per intero. In questo modo, l’insegnante ci ha rimesso circa 240 euro.

L’insegnante ha fatto diverse rimostranze alla scuola nei mesi successivi per ottenere il giusto compenso. Nel novembre 2016, la dirigente scolastica ha ammesso l’errore materiale e ha assicurato che la scuola avrebbe provveduto al rimborso della trattenuta di 240 euro.

Invece da fine 2016 a oggi non è successo nulla. Il lavoratore si è rivolto al sindacato FLC CGIL di Modena che ha più volte risollecitato la scuola, arrivando a maggio 2018 a fare un atto di diffida e messa in mora, ma anche qui nessuna risposta.
Ad ottobre 2018 l’avvocato della FLC CGIL torna a scrivere alla scuola, ma di nuovo nessuna risposta, anche dopo aver parlato di persona con la vice-preside.

Ultima mossa della FLC CGIL è stata quella nel febbraio 2019 di esperire il tentativo di conciliazione con la Direzione territoriale del lavoro, la quale ha convocato la scuola e l’ufficio scolastico territoriale di Modena. Ultima beffa, il 27 marzo di quest’anno l’ufficio scolastico territoriale risponde di non aderire alla conciliazione perché non autorizzato a conciliare sulla parte economica.

A questo punto se il docente rivuole la sua cifra è costretto a rivolgersi al giudice del Lavoro del Tribunale di Modena e conseguentemente sostenere i costi di una causa legale con tempi lunghi, presumibilmente non meno di 3 anni.

Una vicenda a dir poco surreale, che dimostra l’inutile ottusità della burocrazia che costringe un lavoratore pubblico, dipendente dello Stato, ad un’assurda odissea per poter ottenere quanto gli spetta di diritto. Un pessimo messaggio verso tutta la classe docente, già abbondantemente vessata e costretta quotidianamente a “regalare” tante ore di lavoro gratuito per attività, progetti e incombenze amministrative.